Coronavirus, in arrivo 117 milioni per 8 progetti di ricerca europei

Una ricercatrice lavora allo sviluppo di un nuovo test per il coronavirus. [EPA-EFE/FERNANDO VILLAR]

Vedono coinvolti i ricercatori di 94 organizzazioni in tutta Europa, tra cui università, istituti di ricerca, aziende ed enti pubblici. L’Italia è partner di due iniziative.

La Commissione europea ha annunciato un investimento di 117 milioni di euro, tra finanziamenti pubblici e privati, per otto progetti di sviluppo di terapie e diagnosi per il coronavirus. I progetti di ricerca sono stati selezionati tramite un bando, emanato a marzo dall’Iniziativa sui medicinali innovativi (Imi).

Per finanziare un maggior numero di proposte la Commissione ha aumentato il contributo di Horizon 2020, il programma di ricerca e innovazione dell’Ue, portandolo da 45 a 72 milioni di euro. I restanti 45 milioni saranno finanziati dall’industria farmaceutica, dai partner associati all’Imi e da altre organizzazioni coinvolte nei progetti.

Degli otto progetti selezionati sui 144 che avevano partecipato al bando, 5 si concentrano sulla diagnosi e tre sulle terapie per combattere il Covid-19, con tempistiche molte diverse l’uno dall’altro. Queste iniziative vedono coinvolti i ricercatori di 94 organizzazioni in tutta Europa, tra cui università, istituti di ricerca, aziende ed enti pubblici. Le piccole e medie imprese (PMI) contribuiscono significativamente, rappresentando infatti oltre il 20 % dei partecipanti.

Gli studi per trovare una cura mirano a individuare tra i farmaci esistesti quelli più adatti per il trattamento del Covid-19 e a studiare nuovi farmaci specifici per questo virus. Ad esempio la società Exvastat, con sede nel Regno Unito, sta sviluppando una formulazione endovenosa del farmaco Imatinib, usato per il trattamento della leucemia. Il farmaco dovrebbe essere utilizzato per curare la sindrome da distress respiratorio acuto causata dal coronavirus.

Sul fronte della diagnostica le ricerche vedono impegnata anche l’Italia, che è partner di due progetti. Il primo è il progetto Dragon, guidato dalla società belga OncoRadiomics in collaborazione con 21 partner di 6 diversi Paesi, tra cui l’Università di Firenze. Dragon utilizzerà l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico per fornire un sistema di supporto alle decisioni dei medici per una diagnosi più precisa e più rapida.

L’Italia partecipa anche al progetto Krono, capitanato dalla britannica BG Research, che mira a fornire un test diagnostico che sia in grado di dare il risultato in 40 minuti, da effettuare sia presso una studio medico che direttamente a casa del paziente.

Presentando l’iniziativa, la commissaria europea per l’Innovazione e la ricerca Mariya Gabriel ha rivendicato l’importanza di questo finanziamento: “Per sconfiggere questa pandemia ed essere pronti a eventuali focolai futuri dobbiamo unire le competenze e le risorse del settore pubblico e di quello privato. Grazie al finanziamento di Horizon 2020 e dei nostri partner industriali e non stiamo accelerando lo sviluppo delle terapie e della diagnostica per il coronavirus”.