Consiglio europeo inconcludente: nessuna svolta sul Recovery Plan

La videoconferenza dei leader, come peraltro era previsto, non ha sbloccato il veto di Polonia e Ungheria sul pacchetto di bilancio a cui è collegato anche il piano per la ripresa. Il negoziato riprenderà già oggi sotto la regia della presidenza tedesca.

I leader dell’Ue giovedì 19 novembre hanno dichiarato che avrebbero intensificato gli sforzi per convincere i primi ministri di Polonia e Ungheria a ritirare il veto sul pacchetto di bilancio, che ha fatto sprofondare il blocco in una nuova crisi che minaccia gli sforzi congiunti per combattere l’epidemia.

I 27 capi di Stato e di governo hanno dedicato meno di 15 minuti alla questione all’inizio del vertice. Il veto di Ungheria e Polonia “è un problema molto serio, che dobbiamo risolvere”, ha dichiarato la cancelliera tedesca Angela Merkel ai giornalisti dopo l’incontro. “Vogliamo sondare tutte le opzioni possibili e siamo ancora all’inizio”.

Varsavia e Budapest, con il sostegno della Slovenia, hanno aperto una crisi politica in seno all’Ue, usando il loro potere veto per bloccare il quadro finanziario pluriennale e il Recovery Plan. La loro decisione ha suscitano forte irritazione tra i partner europei, molti dei quali attendono con ansia le risorse del Recovery Plan per far ripartire le proprie economie messe in ginocchio dalla pandemia.

Il presidente del Consiglio dell’Ue Charles Michel, rispondendo a un giornalista che gli chiedeva se questa situazione rappresenta un fallimento per l’Unione europea o quantomeno un tradimento da parte di Polonia, Ungheria e Slovenia, ha dichiarato che non avrebbe detto nulla che avrebbe reso la situazione ancora più difficile: “Stiamo lavorando e continueremo a lavorare per trovare una soluzione”.

Un funzionario dell’Ue ha spiegato a Euractiv che Michel si è assicurato in anticipo che la conversazione tra i leader sul Recovery fosse breve e “sotto controllo” per consentire una successiva mediazione. “I tre oppositori hanno ribadito le ragioni della loro opposizione, senza alcuna nuova sfumatura”, ha detto un’altra fonte Ue di alto livello ai giornalisti.

La questione dello stato di diritto

La Polonia di Mateusz Morawiecki e l’Ungheria di Viktor Orbán sono da tempo una spina nel fianco per Bruxelles. La retorica anti-Ue è molto diffusa in entrambi i loro governi, malgrado i loro Paesi siano tra i maggiori destinatari delle risorse europee. “L’Ungheria e la Polonia hanno dichiarato quello che non volevano, non quello che hanno fatto – fedeli al loro stile di uomini di guai, non di soluzioni”, ha detto un diplomatico europeo irritato.

La proposta di legare i fondi europei al rispetto dello stato di diritto, fortemente difesa dal Parlamento europeo e dalla maggior parte degli Stati membri, ha i voti per essere approvato a maggioranza qualificata dagli Stati membri. Ma l’Ungheria e la Polonia, che  rifiutano questa condizionalità, hanno deciso di utilizzare il loro potere di veto per bloccare la decisione sulle risorse proprie, necessarie per finanziare il Recovery Fund, che deve essere approvata all’unanimità.

La questione dello stato di diritto è estremamente delicata per entrambi i Paesi. La Polonia è già stata sottoposta a una procedura d’inchiesta dell’Ue per i suoi tentativi di ridurre l’indipendenza del potere giudiziario. L’Ungheria invece è andata incontro ad analoghe sanzioni per l’erosione dei diritti democratici, come la libertà di stampa. A differenza di questi due Paesi, la Bulgaria, finita a sua volta nel mirino di Bruxelles per la corruzione e la scarsa libertà del sistema dei media, ha accettato la condizionalità dello stato di diritto.

Le ipotesi sul tavolo

Il resto del blocco aveva sperato che la questione fosse stata risolta a luglio, dopo che un vertice di quattro giorni e una notte aveva definito un apparente compromesso di bilancio.

“Bloccare l’adozione di una decisione sul piano di ripresa incide negativamente su tutta l’Unione europea, compresi i cittadini ungheresi e polacchi”, ha dichiarato all’AFP il primo ministro rumeno Ludovic Orban.

La Germania, che detiene la presidenza dell’Ue fino al 31 dicembre, lavorerà incessantemente dietro le quinte per superare lo stallo che si è creato, e alcuni diplomatici ritengono che potrebbe riuscire a convincere Orbán e Morawiecki ad accettare delle garanzie di un trattamento equo.

“Non c’era nulla da discutere a questo livello politico, è troppo presto. Vogliono che le discussioni avvengano a un livello più basso”, sostiene l’analista Eric Maurice, della fondazione Schuman. La Francia e i Paesi Bassi hanno invocato la possibilità, considerata da molti poco plausibile, di aggirare l’impasse creando un “fondo intergovernativo” a 25.

“La magia dell’Unione Europea è riuscire a trovare soluzioni, anche quando si pensa che sarà impossibile”, ha dichiarato Michel dopo i colloqui.

La gestione della pandemia

Ufficialmente il tema principale del summit online è stato la gestione della pandemia di coronavirus. L’Unione europea deve eliminare le restrizioni lentamente e gradualmente per evitare un’altra ondata di infezioni, ha dichiarato la presidente della Commissione europea alla stampa.

Ursula von der Leyen è intervenuta dopo che i 27 leader nazionali hanno discusso degli sforzi congiunti per i test, la distribuzione di vaccini e il coordinamento dell’allentamento delle restrizioni. “Abbiamo tutti imparato dall’esperienza dell’estate che uscire da un’ondata è molto difficile e che l’abolizione delle misure troppo affrettata ha avuto un impatto molto negativo sulla situazione epidemiologica in estate e in autunno”, ha sottolineato. “Pertanto faremo una proposta per un approccio graduale e coordinato. Questo sarà molto importante per evitare il rischio di un’ennesima ondata”.

L’Europa ha avuto circa 11,3 milioni di casi confermati di Covid-19 e quasi 280.000 persone sono morte, secondo i dati del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. La pandemia ha anche spinto l’Ue verso una grave recessione. “Dobbiamo imparare le lezioni del passato ed essere prudenti quando eliminiamo le restrizioni. Tutti noi vogliamo festeggiare le vacanze di fine anno, ma in modo sicuro”, ha aggiunto Michel. Il primo ministro belga Alexander de Croo ha dichiarato che il blocco ha bisogno di una strategia congiunta per i viaggi invernali per evitare “una terza ondata di Natale”.

I vaccini

Von der Leyen ha ricordato che la Commissione sta ampliando la ricerca di un vaccino attraverso colloqui con Moderna e Novavax  e ha aggiunto che l’Agenzia europea per i medicinali potrebbe concedere “un’autorizzazione all’immissione in commercio condizionata  del vaccino già nella seconda metà di dicembre, se tutto procede senza problemi”.

Lavorando insieme, il gigante americano Pfizer e la tedesca BioNTech hanno sviluppato un vaccino che ha avuto successo negli studi clinici e hanno già inviato i dati all’Ema. L’azienda biotecnologica statunitense Moderna ha dichiarato che il suo vaccino sperimentale è efficace al 95%. L’Ema ora dovrà studiare i risultati dei test prima di dare il via libera all’approvazione, ma Von der Leyen si è mostrata cautamente ottimista.

L’Unione Europea ha contratti per riservare centinaia di milioni di dosi di potenziali vaccini con BioNTech, Purevac, AstraZeneca e Sanofi. “Continuiamo le trattative con Moderna e siamo in contatto anche con Novavax”, ha spiegato von der Leyen alla stampa, aggiungendo che tutti i 27 leader dell’Ue hanno espresso il loro sostegno al programma di acquisto dell’Ue.

“Stiamo lavorando a una campagna di vaccinazione per sostenere gli Stati membri nella comunicazione sull’importanza dei vaccini”, ha continuato la presidente della Commissione- Michel ha ricordato che il numero di persone scettiche nei confronti delle vaccinazioni è in crescita nell’Ue e che il blocco lancerà una campagna per convincerli a cambiare idea.