Coesione, una sfida importante per l’Europa post-Covid

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Gli effetti che la crisi del Covid-19 ha avuto sulla coesione nell’Ue e le lezioni che si possono trarre sul tema sono state affrontate dall’European Policy Centre, think tank con sede a Bruxelles, a un anno dall’inizio della pandemia.

In una conferenza online con l’European Centre for Foreign Relations (Ecfr) e Connecting Europe, l’European Policy Centre (Epc) ha dettagliato i punti di forza e di debolezza della coesione nell’Ue rivelati dalla crisi, le sfide che derivano dalle future transizioni e le possibili soluzioni per affrontarle.

Secondo il direttore dell’Epc, Janis Emmanouilidis, l’Ue ha affrontato la pandemia “meglio delle crisi precedenti e molto meglio di quello che la gente si aspettava”. Ha spiegato che “ci siamo accorti molto presto delle possibili conseguenze”, sottolineando che proprio questo aspetto ha aiutato perché “aspettarsi il peggio è il modo migliore per evitarlo”.

“La reazione è stata rapida e solida, che è importante e dimostra che ci sono coesione e determinazione nell’Ue”, ha dichiarato Rui Vinhas, direttore generale degli Affari europei al ministero degli Esteri portoghese.

Jana Puglierin, direttrice dell’ufficio di Berlino dell’Ecfr, ha sottolineato che la coesione in Ue è stata “maggiore nel 2019 che in qualunque momento dal 2007 in poi”.

La volontà di cambiamento degli europei

La crisi ha anche evidenziato visioni differenti in Europa. Secondo Mathieu Lefèvre, co-fondatore e Ceo dell’organizzazione francese Destin Commun che si occupa di analizzare le spaccature nelle società democratiche e risolverle, esistono europeisti ed euroscettici, ma principalmente ci sono i cosiddetti europei ‘invisibili’ e ‘dimenticati’.

Fino a quattro persone su dieci si sentono abbandonate dalle istituzioni europee o dai loro Paesi, secondo un rapporto pubblicato da Destin Commun. Secondo Lefèvre, questo indica una volontà di cambiamento dovuta alla crisi, ma senza che i cittadini credano veramente nella possibilità di farcela dei loro Stati.

Jana Puglierin ha aggiunto che la crisi ha esacerbato le sfide per la coesione che già esistevano a livello europeo. Così, mentre la pandemia ha acuito le vulnerabilità economiche del Sud Europa, come Italia, Spagna e Grecia, i Paesi del Nord (Svezia, Olanda, Austria) sono quelli con la visione più pessimistica delle prospettive future.

Il rischio di alienazione esiste perciò in ogni regione, compresi i Paesi dell’Europa centro-orientale, che già prima della crisi erano meno coinvolti.

Per affrontare queste sfide, secondo Lefèvre, la coesione non deve essere vista solo come un termine tecnico a livello istituzionale, ma come un vero e proprio sentimento di appartenenza, mentre Emmanouilidis ha sottolineato che il post-pandemia non potrà essere il mondo che c’era prima e si dovrà recuperare una ‘dimensione sociale’.

Infine Rui Vinhas ha detto che “la presidenza portoghese mira ad accelerare la ratifica dei regolamenti di bilancio e l’approvazione dei piani di recupero da parte degli stati membri”, con lo scopo di erogare i primi fondi già entro la fine di giugno.

Una grande occasione per modernizzarsi

Ospite di una conferenza organizzata da EURACTIV Bulgaria, la commissaria europea alla coesione Elisa Ferreira ha dichiarato che questo momento è “un’occasione d’oro” per modernizzare i Paesi, attuando riforme che superino i colli di bottiglia che rallentano la crescita e ostacolano la coesione in Europa.

Nei Paesi in cui la maggior parte delle attività economiche è concentrata nelle città, come è il caso della Bulgaria, la politica di coesione deve limare le distanze tra le zone urbane e rurali. Allo stesso modo, il discorso vale anche per le zone più povere o svantaggiate e quelle più sviluppate, come il Nord e il Sud in Italia.