Coesione, troppo lenta la spesa dei fondi strutturali alle regioni

Alla fine del 2020, gli Stati membri avevano speso il 56% dei fondi di coesione allocati nel 2014. [Shutterstock/wutzkohphoto]

Negli ultimi sette anni, i fondi strutturali di coesione dedicati alle regioni europee sono stati spesi molto più lentamente rispetto al settennio precedente, secondo i dati della Commissione europea pubblicati il 28 aprile.

Alla fine del 2020, gli Stati membri avevano speso il 56% dei circa 640 miliardi di euro allocati nel 2014 per il supporto alle regioni. Lo evidenziano i dati pubblicati dalla Commissione mercoledì 28 aprile.

Questi numeri sono stati accolti con grande soddisfazione dall’esecutivo Ue, con la commissaria alla coesione Elisa Ferreira che ha dichiarato che la spesa è raddoppiata dal 2018. “Le cifre parlano da sole: l’aumento della spesa dimostra la solidarietà dell’Ue”, ha aggiunto.

Tuttavia, se confrontato con il settennio precedente, l’andamento della spesa degli ultimi anni è stato più lento. Nel 2013, ultimo anno del ciclo precedente avviato nel 2007, gli Stati membri avevano già speso il 64% del budget disponibile.

Inoltre, la differenza di spesa tra il periodo 2014-2020 e il precedente sta aumentando. Nel sesto anno dell’ultimo settennio, gli stati membri hanno speso il 6% in meno rispetto allo stesso periodo del ciclo precedente. Al settimo anno, la velocità di spesa è scesa dell’8%.

È possibile che le cifre mostrate in questa tabella possano nascondere la vera lentezza dell’implementazione del fondo, dato che giustappone le percentuali pagate ad ogni stato membro nel precedente periodo di bilancio 2007-2013 con le percentuali effettivamente spese negli stati membri nell’ultimo periodo.

Leggermente in ritardo è comunque troppo tardi

Secondo quanto raccolto da EURACTIV, una delle spiegazioni per la lentezza della spesa può essere l’adozione ritardata delle regole di coesione, il regolamento sulle disposizioni comuni (Cpr), che è arrivato sei mesi in ritardo durante il periodo di bilancio 2014-2020 rispetto a quello precedente.

Tuttavia, questo potrebbe significare ulteriori problemi per il prossimo periodo finanziario. La nuova iterazione del Cpr, sebbene già approvata dai legislatori europei, non è pronta e la Commissione sta ancora lavorando per consolidare il testo, ha confermato un portavoce a EURACTIV.

Questo significa già un ritardo minimo di cinque mesi rispetto alla legislazione del 2013, o un ritardo di 11 mesi rispetto al 2006.

Un’altra differenza che può spiegare il ritardo delle capitali europee nello spendere i fondi di coesione è il cambiamento della politica dell’Ue. Mentre all’inizio del precedente periodo di bilancio, gli stati membri avevano una scadenza di due anni per spendere i soldi messi in bilancio per i progetti, sulla scia della crisi dell’euro questo periodo è stato esteso a tre anni.

Poiché questa regola, nota come regola “n+3”, è stata mantenuta anche per l’attuale periodo di bilancio, la spesa potrebbe rimanere lenta anche nel prossimo ciclo.