Coesione, il Recovery Plan ha rallentato la programmazione dei fondi strutturali

La commissaria alla coesione Elisa Ferreira (a sinistra) e il ministro sloveno per lo sviluppo Zvonko Černač (al centro). [Copyright: European Union]

La capacità amministrativa in molti Stati membri si è concentrata tutta sui fondi provenienti dal Recovery Plan, a scapito del programma di investimenti strutturali dell’Ue, che rischia di subire ritardi.

“La politica di coesione è tra le politiche più importanti ed efficienti dell’Unione europea”, ha detto il ministro dello sviluppo sloveno Zvonko Černač. “Quando è scoppiata la pandemia di Covid-19, si è rivelato un meccanismo efficace per rispondere alla crisi e assicurare una ripresa equilibrata, specialmente in sinergia con il Recovery Plan.  Stiamo parlando di fondi forniti dai cittadini al bilancio europeo, perciò devono essere restituiti attraverso diversi programmi e progetti”, ha aggiunto.

Durante il Consiglio affari generali dedicato alla coesione si è discusso dei 56 miliardi previsti dal programma React-Eu, i cui primi pagamenti sono già stati effettuati. “In cinque mesi la Commissione ha già approvato 36 miliardi di euro di investimenti, il 90% dei fondi previsti per quest’anno”, ha detto la commissaria Ue alla coesione Elisa Ferreira.

“La crisi aumenta le disparità, colpendo alcune regioni e gruppi di persone più duramente di altri. Dobbiamo evitare una ripresa diseguale: in futuro aumenteranno le sfide, perché andiamo verso un’economia digitale, verde e a basse emissioni, ma non tutte le regioni sono equipaggiate allo stesso modo”, ha detto Ferreira. “Dobbiamo fare in modo che nessuno venga lasciato indietro”, ha aggiunto.

La Slovenia spinge per un rafforzamento della politica di coesione

La politica di coesione ha un ruolo importante da svolgere per affrontare la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze, e la presidenza slovena dell’UE intende mantenerla forte, ha affermato durante una conferenza a Porto, in Portogallo, Zvonko Černač, il ministro …

Difficoltà di assorbimento

Gli stakeholder avevano avvertito fin da subito che implementare i 672,5 miliardi di euro del Recovery and Resilience Facility, oltre ai 299 miliardi di fondi strutturali, sarebbe stato complesso e queste preoccupazioni stanno diventando realtà.

“Ho chiesto a tutti i presenti di mettere in atto ogni sforzo possibile per accelerare il processo di programmazione e permettere un rapido sviluppo dei progetti sul campo”, ha detto la commissaria Ue alla coesione Elisa Ferreira dopo la riunione dei ministri.

Alcuni Stati membri, come la Spagna, hanno reso l’implementazione dei fondi del Recovery come priorità assoluta, posticipando l’invio del loro documento principale sulla coesione a metà del 2022, dimostrando così che “non può gestire due cose contemporaneamente”, ha commentato il responsabile del dipartimento coesione della Commissione Ue Marc Lemaître.

Non esiste una scadenza per inviare gli accordi di partenariato, i documenti di base degli Stati membri per la spesa sulla coesione. Finora, soltanto Grecia, Germania e Austria li hanno inviati per quanto riguarda il prossimo periodo di investimenti strutturali.

Lemaître ha dichiarato che l’esecutivo Ue non si aspetta di ricevere piani da più di un quinto degli Stati membri entro la fine dell’anno. Inoltre, finora non sono stati erogati pagamenti di coesione nel nuovo periodo di bilancio 2021-2027, nonostante fosse possibile farlo a partire dal 1° gennaio di quest’anno.

L’intera tabella di marcia è in ritardo, anche per il precedente periodo di esercizio 2014-2020. Solo attraverso le regole speciali dovute alla pandemia il processo ha accelerato nell’ultimo periodo.

Secondo le regole Ue, gli Stati membri hanno tre anni per spendere i fondi erogati per i progetti di anno in anno, eccetto che nell’ultimo anno di bilancio per cui ne hanno solo due. Nessun piano di spesa dettagliato è previsto per quest’anno, perciò il sostegno europeo previsto per il 2021 sarà trasportato su un piano quadriennale, fino al 2025. Questo è un incentivo a non essere troppo rapidi per gli Stati membri, ha detto Lemaître.

Gli stessi Stati membri non intendono affrettare il processo di assorbimento dei fondi di coesione perché gli oneri amministrativi causati dalla pandemia di Covid-19 hanno complicato la situazione burocratica dell’Ue. Il ministro Černač ha dichiarato che “dobbiamo utilizzare circa il 40% dei fondi disponibili entro il 2023 ed essere molto intelligenti nel modo in cui investiamo”.

“Secondo la mia valutazione, non c’è bisogno di affrettarsi, ma nemmeno di aspettare troppo con i nostri programmi e decisioni”, ha aggiunto. Černač ha detto che i paesi dell’Ue prevedono di finalizzare i loro programmi l’anno prossimo, il che permetterà loro di utilizzare i fondi 2021-27 “a partire dal 2023”.

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San Marino nella Strategia sull’Adriatico

All’interno della riunione del Consiglio affari generali dedicato alla coesione è avvenuta anche l’approvazione dell’inclusione di San Marino all’interno della Strategia europea sulla regione adriatica e ionica (Eusair), in atto dal 2014.

San Marino diventa così il decimo Stato a far parte di questa strategia. Degli altri nove, solo quattro sono membri Ue (Italia, Grecia, Croazia e Slovenia) mentre i restanti cinque fanno parte del progetto di allargamento ai Balcani (Serbia, Macedonia del Nord, Albania, Bosnia-Erzegovina e Montenegro).

“Sono molto contento di dare il benvenuto a San Marino all’interno dell’Eusair”, ha detto il ministro Zvonko Černač. “Solo con maggiore inclusione e cooperazione i prospetti e gli interessi della regione possono essere realizzati. Il fatto che ci siano dieci Paesi in questa strategia dimostra l’attrattività della cooperazione regionale”.

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