Chip, per superare la crisi servono investimenti e aiuti di Stato ma su questo Bruxelles è divisa

L’Ue può ancora recuperare il ritardo, ma deve mettere mano al portafoglio. Per Breton servono regole che favoriscano l’autonomia strategica. Vestager invece mette in guardia dall’allentare troppo le norme in materia di aiuti di Stato.

“Il nostro obiettivo è raddoppiare la sua quota di mercato nei chip entro il 2030, anche nei chip più innovativi. Ciò significa raggiungere il 20% della quota di mercato globale. Oggi siamo al 10%. E l’Europa ha le carte in regola per arrivarci. Asml lo dimostra”, ha dichiarato la presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen visitando, con i commissari Margrethe Vestager e Thierry Breton e il premier Mark Rutte, l’azienda Advanced Semiconductor Materials Lithography (Asml) a Eindhoven.

“L’azienda è un gigante del settore in Europa” e “avrà un ruolo importante nei nostri sforzi per rendere l’Europa più competitiva e più sovrana nel settore tecnologico. È l’obiettivo dell’European Chips Act, che proporremo nella prima parte del prossimo anno”, ha detto von der Leyen.

Sulla questione dell’autonomia europea è intervenuto anche il commissario al Mercato interno, Thierry Breton, durante una visita nella Silicon Saxony: la regione della Sassonia dove vengono prodotti chip e microchip. Venerdì 12 novembre Breton ha incontrato i rappresentanti dell’industria tedesca dei semiconduttori per discutere proprio del Chips Act.

“La Sassonia è una delle regioni che senza dubbio diventerà uno dei principali e più avanzati centri industriali e tecnologici europei di semiconduttori”, ha detto Breton, aggiungendo che ciò che sarà fatto nella regione è “estremamente importante per il ruolo che l’Europa avrà sulla scena mondiale”.

Su quale ruolo debba ritagliarsi l’Unione nella produzioni di chip e microchip e soprattutto su quanto gli aiuti di Stato statali possano e debbano contribuire allo sviluppo del settore la Commissione europea si divide. La titolare dell’Antitrust Ue Margrethe Vestager ha messo in guardia dal rischio che i produttori siano “tentati di provare a mettere i governi l’uno contro l’altro, esaminando il panorama per vedere chi sarebbe disposto a pagare di più”. A pagare alla fine sarebbero i contribuenti, ha avvertito Vestager, dicendo che “l’autosufficienza è un’illusione”.

Per Breton invece l’autonomia produttiva è l’obiettivo da raggiungere. “Credere che l’Europa debba dipendere dagli altri per i chip è un’illusione. Credere di poterci accontentare del controllo parziale di questa filiera strategica è ingenuo”, ha detto durante la visita in Sassonia replicando a distanza alle osservazioni della collega danese.

Quel che è certo è che le quote europee nella produzione globale di chip sono diminuite in modo significativo negli ultimi anni. Secondo uno studio della società di consulenza Kearney, la quota europea è scesa dal 25% nel 2000 all’8% di oggi. Quando si tratta di tecnologia all’avanguardia dei semiconduttori, i numeri sono ancora più preoccupanti. Mentre l’Europa deteneva una quota di mercato del 19% nel 2000, oggi è a zero.

Secondo Johan Aurik, uno degli autori del rapporto Kearney, per l’Europa è ancora possibile recuperare il ritardo. Ma deve farlo da adesso “Non possiamo permetterci altri 10 anni di dibattito”, ha sottolineato mercoledì 10 novembre, presentando il rapporto.

Secondo il rapporto, gli investimenti in chip all’avanguardia avrebbero un grande potenziale economico per l’Ue. La domanda europea dovrebbe crescere dall’attuale 19% a circa il 43% entro il 2030. Inoltre, le fabbriche di chip all’avanguardia hanno un impatto economico superiore al doppio dell’investimento iniziale.

Secondo Vestager, l’Ue dovrebbe investire tra i 240 e i 330 miliardi di euro per coprire tutta la domanda interna con una catena di approvvigionamento autosufficiente. Secondo il rapporto di Kearney, un nuovo impianto di fabbricazione all’avanguardia nell’Ue ha un costo del 30% superiore a quello di un impianto in Corea del Sud, e del 40% rispetto a una fabbrica di Taiwan, entrambi leader mondiali nella produzione di chip. Per superare questi ostacoli il rapporto suggerisce di incentivare lo sviluppo e la produzione di chip tecnologicamente avanzati e allo stesso tempo collaborare con le più grandi aziende presenti sul mercato.