Catene di distribuzione: verso il passaggio dall’efficienza alla resilienza

Le aziende potrebbero iniziare ad operare con scorte più elevate per aumentare la propria resilienza rispetto agli stravolgimenti all'interno delle catene di distribuzione. [EPA-EFE/Friedemann Vogel]

Questo articolo fa parte dello special report di EURACTIV: Le sfide dell’industria metallurgica, meccanica e tecnologica europea.

La pandemia e l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia hanno provocato un’onda d’urto nelle catene di distribuzione globali, inducendo le aziende e i responsabili politici ad un ripensamento delle priorità, dall’efficienza alla resilienza.

Fino a poco tempo fa, il “just in time” era la regola nella gestione delle catene di distribuzione. L’accumulo di risorse, di prodotti intermedi e finiti era considerato costoso e inefficiente.

Le aziende cercavano pertanto di acquistare solo le quantità necessarie, vale a dire quelle che sapevano di dover produrre e cercavano di produrre solo ciò che sapevano di poter vendere.

Catene di distribuzione ben integrate, spedizioni abbondanti e a basso costo e dati sul comportamento dei clienti hanno permesso alle aziende di operare tranquillamente sui mercati, almeno per un po’.

Poi, la pandemia e la guerra hanno portato ad una forte volatilità dei prezzi delle risorse, ad un’impennata dei costi di spedizione, allo stravolgimento delle catene di distribuzione e a forti oscillazioni nel comportamento dei clienti. Improvvisamente, iniziare ad avere risorse e prodotti in magazzino non sembrava più una cattiva idea.

Verso la resilienza

“Le catene di distribuzione originarie sono state stravolte”, ha dichiarato Nancy Pallares, direttore dello sviluppo commerciale internazionale di Teledyne Flir (azienda operante nel settore della difesa) ad una tavola rotonda tenutasi mercoledì 1° giugno a Bruxelles per celebrare il 60° anniversario dell’organizzazione dei datori di lavoro del settore tecnologico e industriale Ceemet.

“Le aziende stanno passando dal ‘just in time’ al ‘just in case'”, ha affermato Pallares, aggiungendo che la resilienza e la reattività ai cambiamenti inattesi stanno diventando risorse essenziali.

La sua argomentazione è sostenuta da uno studio della società di consulenza Boston Consulting Group, secondo cui le aziende con catene di fornitura resilienti hanno avuto migliori prestazioni rispetto ai competitor, soprattutto durante le crisi.

Secondo Pallares, molte aziende stanno cercando di trovare fornitori geograficamente più vicini di accumulare scorte per ridurre l’esposizione alle interruzioni delle catena di distribuzione. Secondo l’autrice, tale cambiamento diverrà la regola.

“Ammettiamolo, nei prossimi anni dovremo affrontare un numero sempre maggiore di questi rischi”, ha detto Pallares, che ricopre la carica di vicepresidente di Ceemet.

Anche i responsabili politici dell’Ue stanno reagendo a questo cambiamento.

Ad esempio, stanno cercando di garantire che in futuro parti strategicamente importanti delle catene di distribuzione, come i semiconduttori, vengano prodotte all’interno dell’Ue. Per tale motivo la Commissione europea ha proposto l’Eu Chips Act, attualmente in discussione negli Stati membri e al Parlamento europeo.

Diversificare le catene di distribuzione

Un altro modo per rendere più resilienti le catene di approvvigionamento è ridurre la loro dipendenza da un unico partner commerciale.

“Dobbiamo diversificare le nostre catene di distribuzione”, ha dichiarato Christiane Canenbley, vice capo di gabinetto della vicepresidente esecutiva della Commissione Margrethe Vestager, parlando con i rappresentanti dell’industria europea durante lo stesso evento di mercoledì.

Quest’anno potrebbero essere conclusi nuovi accordi commerciali con il Cile e la Nuova Zelanda, mentre l’Ue è pronta ad avviare questo mese i negoziati per un ambizioso accordo di libero scambio con l’India.

Tali accordi commerciali rappresenterebbero un modo per diversificarsi dall’unico partner commerciale da cui l’Ue è fortemente dipendente: la Cina.

Tuttavia, mentre si parla molto di “near-shoring” e “re-shoring” della produzione, negli scambi con la Cina i modelli commerciali non sembrano per ora essere particolarmente orientati al reshoring.

Il commercio di beni è aumentato fortemente nel 2021 nonostante la pandemia, ma anche nonostante le ripercussioni tra l’Ue e la Cina sulle questioni relative ai diritti umani e le crescenti tensioni geopolitiche.

Naturalmente, le cifre del commercio aggregato non mostrano ancora se i prodotti scambiati siano o meno di importanza strategica. Tuttavia, resta da vedere se l’Ue e la sua industria siano seriamente intenzionate a diversificare il proprio approvvigionamento e a ridurre la dipendenza da partner commerciali geopoliticamente instabili.