Cashback, la Bce scrive a Gualtieri: “Misura sproporzionata. Dovevate consultarci”

La sede della Banca Centrale Europea (BCE) a Francoforte sul Meno. [EPA-EFE/ARMANDO BABANI]

Il responsabile della vigilanza della Banca centrale europea Yves Mersch ha scritto una lettera al ministro Gualtieri in cui Francoforte sottolinea che andrebbe dimostrata anche l’efficacia dello strumento nel contrastare l’evasione.

“La Bce ritiene che l’introduzione di un programma cashback per strumenti di pagamento elettronici sia sproporzionata alla luce del potenziale effetto negativo che tale meccanismo potrebbe avere sul sistema di pagamento in contanti e in quanto compromette l’obiettivo di un approccio neutrale nei confronti dei vari mezzi di pagamento disponibili”, si legge in una lettera che il responsabile della vigilanza della Banca centrale europea Yves Mersch ha mandato al ministro dell’Economia e delle Finanze Roberto Gualtieri il 14 dicembre.

Nella lettera Mersch ricorda che “in conformità agli articoli 127, paragrafo 4, e 282, paragrafo 5, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, al considerando 19 del regolamento (CE) n. 974/98 e all’articolo 2, paragrafo 1, secondo trattino, della decisione del Consiglio 98/415/CE28, le autorità nazionali sono tenute a consultare la Bce su progetti di disposizioni legislative che rientrino nelle sue competenze, comprese, in particolare, quelle relative a mezzi di pagamento”. In sostanza Francoforte rimprovera il governo italiano per non aver consultato la Banca centrale europea.

Cos’è il cashback

Il “cashback di Stato” è un rimborso del 10% sulla spesa fatta con carte di credito o debito, bancomat, bonifici bancari, ma anche app installate sul proprio telefonino (come Apple Pay, Samsung Pay o Satispay). iIl governo italiano ha deciso di lanciare questo programma con la legge del 13 ottobre 2020 per incentivare l’uso della moneta elettronica al posto dei contanti e contrastare l’evasione fiscale. Su questo punto la lettera del responsabile della Vigilanza della Bce sembra sollevare dei dubbi. “Sarebbe necessario dimostrare che le limitazioni che incidono sul corso legale delle banconote in euro siano efficaci per conseguire le finalità pubbliche (lotta all’evasione ndr) che legittimamente si intende raggiungere attraverso tali limitazioni – si legge nella missiva -. Dovrebbe quindi sussistere una chiara prova che il meccanismo di cashback consenta, di fatto, di conseguire la finalità pubblica della lotta all’evasione fiscale”.

La replica del ministero dell’Economia

“Le posizioni del dottor Mersch in materia sono note ed esprimono una corrente d’opinione tradizionale, sempre meno rilevante all’interno della Bce e nel contesto europeo, dove invece è molto forte e incisivo l’impegno per modernizzare il sistema finanziario e per una maggiore diffusione dei pagamenti digitali”, fa sapere il ministero dell’Economia. “I rilievi formali espressi da Mersh – prosegue la nota di via XX settembre – non appaiono peraltro fondati, in quanto come è noto il cashback italiano non limita minimamente l’utilizzo del contante né penalizza chi lo usa, ma tende unicamente a incentivare gli strumenti di pagamento elettronici. Gli obiettivi della misura, che ha incontrato fin dal primo momento un grande favore presso i consumatori, sono quelli di favorire la digitalizzazione del paese, aumentare il livello di sicurezza negli esercizi pubblici e favorire il rispetto delle norme fiscali”.