Bruxelles è pronta al piano B: Recovery Plan a 25, senza Ungheria e Polonia

Viktor Orban e Mateusz Morawiecki. [EPA-EFE/Zoltan Fischer/ Hungarian PM' Press Office HANDOUT HUNGARY OUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES]

La Commissione europea e la presidenza tedesca stanno valutando tutte le soluzioni possibili per aggirare il veto di Ungheria e Polonia sul pacchetto di bilancio, compresa l’ipotesi di trasformare il Recovery in un accordo a 25.

Se nel vertice del 10 e 11 dicembre non si dovesse trovare un’intesa, si potrebbe prendere in considerazione l’ipotesi più estrema, quella di far partire il bilancio a 25, escludendo Polonia e Ungheria. Almeno per il 2021.

Le ipotesi sul tavolo sono due: una “cooperazione rafforzata” sul Next Generation Eu, senza Budapest e Varsavia, oppure un accordo fra i 25 paesi partecipanti per mettere a disposizione le garanzie necessarie a consentire alla Commissione di emettere titoli di debito sui mercati per finanziare il piano per la ripresa. Le garanzie degli Stati partecipanti (sotto forma di impegni finanziari sottoscritti ma non versati) sostituirebbero il “margine” del bilancio Ue, che è costituito dalla differenza fra il “tetto delle risorse proprie” e il tetto di spesa previsto dallo stesso bilancio pluriennale.

A Bruxelles si continua comunque a sperare che Ungheria e Polonia cedano e che si possa arrivare a una soluzione entro la prossima settimana. “Non c’è un piano B, c’è solo un piano A. Il prossimo consiglio europeo dovrà adottare i meccanismi necessari affinché il primo di gennaio l’Ue sia pronta, altrimenti paralizzeremo tutte le attività, dalla politica di coesione alle altre”, ha ribadito il premier portoghese Antonio Costa, durante una conferenza stampa congiunta con il presidente del Parlamento europeo David Sassoli.

“È necessario che tutte le parti scendano ad un compromesso – ha sottolineato la cancelliera tedesca Angela Merkel alla videoconferenza delle commissioni per gli affari Ue dei Parlamenti nazionali europei – .Dovremo lavorare fino all’ultimo giorno per arrivare a un accordo”. Se così fosse, la Commissione potrebbe proporre formalmente una seconda bozza di bilancio per il 2021, affinché il Parlamento possa votarlo nella sessione del 14-17 dicembre.

Però a Palazzo Berlaymont si stanno valutando tutte le ipotesi. Secondo quanto riferiscono fonti europee, l’esecutivo Ue si sta preparando al cosiddetto ‘esercizio provvisorio’ di bilancio, cioè la gestione delle spesa europea anno per anno. In questo scenario non ci sarebbe spazio per i nuovi programmi del Next Generation EU, ma solo per un rifinanziamento di quelli esistenti. Rimarrebbero bloccati i programma per la ricerca “Horizon Europe”, il programma per la salute “EU4Health”, il Fondo per la gestione delle frontiere esterne, il programma di scambi di studenti “Erasmus+”, il programma per la cultura “Creative Europe”, il “Just Transition Fund” per la transizione energetica delle aree più dipendenti dalle energie fossili, i progetti ambientali finanziati da “Life+”, e i progetti di sviluppo rurale. Con l’esercizio provvisorio andranno persi circa 25-30 miliardi di euro di fondi, dato che il bilancio 2014-2020 ha massimali più bassi rispetto al prossimo bilancio settennale.

Per cercare di far partire comunque il Recovery Plan, a gennaio la Commissione potrebbe presentare una soluzione “ponte” con l’obiettivo di replicare gli effetti del ‘pacchetto’ di bilancio originario tra i 25 Stati che vogliono andare avanti con il piano per la ripresa. In questo modo, i piani per il 2021 potrebbero comunque consentire l’avvio del Recovery fund, permettendo alla Commissione di andare sui mercati a emettere titoli per finanziarlo.