Boom di depositi per le imprese italiane

Depositi postali e bancari (1.1.-30.6.2020)

La narrazione dominante ci consegna un aumento dei depositi delle famiglie italiane nel corso del 2020 ed una parallela sofferenza delle imprese. Nella costruzione di questa narrazione non troviamo solo, comprensibilmente, Confindustria; ma anche esponenti del governo e (soprattutto) dell’opposizione. Tanto che qualcuno vorrebbe cancellare scadenze fiscali e condonare debiti pregressi, mentre la maggioranza si è prodigata per far affluire bonus di varia natura (alle famiglie ma soprattutto) alle imprese.

I dati di BankItalia, resi noti nei giorni scorsi (ed elaborati dall’Agenzia Mediacom43), certificano una situazione ben diversa: nei primi sei mesi dell’anno, ossia prima della ripresa massiccia di ricavi estivi, erano già aumentati del 11,2% i depositi bancari e postali delle imprese (non finanziarie) italiane, per un importo pari a 40,8 miliardi di euro. Quasi il 2,5% del Pil stimato per il 2020 (per un totale di depositi di oltre il 25% del Pil). Oltretutto, senza particolari differenze regionali (l’aumento percentuale maggiore si è registrato nelle isole, 14,1%).

Si tratta naturalmente di un effetto derivante, principalmente, da una generalizzata crisi di fiducia sull’andamento futuro del mercato, da investimenti sospesi, da attendismo; magari pure da prestiti ricevuti e congelati sui conti, in attesa di prospettive migliori. Una situazione potenzialmente rischiosa, perché gl’imprenditori potrebbero approfittare di questa enorme massa di denaro accumulato per operazioni speculative, piuttosto che per investimenti produttivi. Il che non consentirebbe la ripresa dell’economia italiana ed accrescerebbe instabilità e volatilità sul mercato finanziario.

A maggior ragione, il Recovery Plan deve diventare l’orizzonte strategico che riporta la fiducia delle imprese nelle loro produzioni, nel sistema-paese, nei consumi interni e nella capacità competitiva sui mercati internazionali. La capacità d’investimento delle imprese italiane è insomma solida, nonostante le evidenze sofferenze. Adesso servono aspettative positive, più che bonus vari e paternalismo.