Bond, Eu-Bills e risorse proprie: ecco come sarà finanziato il Recovery Plan

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La prima emissione è prevista per giugno, ma solo se tutti gli Stati membri avranno completato il processo di ratifica delle risorse proprie.

La Commissione europea prevede di prendere in prestito sui mercati dei capitali circa 150 miliardi di euro all’anno fino al 2026 per finanziare il Next Generation Eu. Tutti i prestiti saranno rimborsati entro il 2058. Per reperire gli 807 miliardi di euro del piano (750 miliardi a prezzi del 2018), l’esecutivo Ue adotterà una strategia di finanziamento diversificata. Ogni anno Bruxelles deciderà i volumi dei prestiti e ogni sei mesi comunicherà i parametri chiave del piano di finanziamento, per offrire trasparenza e prevedibilità agli investitori e agli altri portatori di interessi.

Bond e Eu-Bills

Gli strumenti di finanziamento saranno molteplici e comprenderanno: obbligazioni a medio e lungo termine (da 3 a 30 anni) e “buoni dell’Ue”.

“Con Sure la Commissione ha già emesso obbligazioni di riferimento con diverse scadenze (da 5 a 30 anni). Il programma di emissione Next Generation Eu darà alla Commissione l’opportunità di consolidare una presenza regolare su tutte le parti della curva dei rendimenti con Eu-Bond il più possibile liquidi. Piuttosto che emettere nuove obbligazioni con nuove scadenze, la Commissione aumenterà, ove possibile, l’importo delle obbligazioni già emesse”, spiega l’esecutivo in una nota. Il 30% delle risorse necessarie, ha ricordato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sarà raccolto tramite l’emissione di green bond.

La Commissione inizierà anche a emettere titoli con una scadenza inferiore a un anno – che saranno conosciuti come Eu-Bills (“buoni dell’Ue”). Questo offrirà all’Ue la flessibilità di determinare la dimensione di ogni transazione in base alle reali esigenze di liquidità. L’esecutivo Ue opterà per “un mix di aste e sindacazioni per garantire un accesso ai finanziamenti necessari efficiente sotto il profilo dei costi e a condizioni vantaggiose”.

Una strategia ad hoc

Next Generation Eu segna una svolta per i mercati europei dei capitali. La strategia di finanziamento renderà operativo il meccanismo di prestiti del piano – ha dichiarato Johannes Hahn, commissario per il Bilancio e l’amministrazione – . Avremo così tutti gli strumenti necessari per rilanciare la ripresa sociale ed economica e promuovere la nostra crescita verde, digitale e resiliente. Il messaggio è chiaro: non appena la Commissione sarà stata giuridicamente autorizzata a contrarre prestiti, noi saremo pronti a partire”

Utilizzando un’ampia gamma di scadenze e strumenti e conferendo maggiore prevedibilità alle operazioni di finanziamento, la Commissione garantirà una maggiore capacità di assorbimento del mercato. Inoltre una certa flessibilità nel decidere quando eseguire le operazioni di finanziamento e secondo quali tecniche o strumenti di finanziamento consentirà alla Commissione di ottenere il basso costo e il basso rischio di esecuzione auspicati, nell’interesse di tutti gli Stati membri e dei cittadini europei.

Le tempistiche

La prima emissione è prevista per giugno. “La Commissione sarà pronta per andare sui mercati non appena gli Stati membri avranno completato il processo di ratifica”, ha sottolineato Hahn

Il calendario effettivo dipenderà quindi dall’approvazione da parte di tutti e 27 gli Stati membri della decisione sulle risorse proprie del bilancio Ue, che conferirà alla Commissione il potere di contrarre prestiti per il Next Generation Eu. I Paesi che hanno già completato l’iter sono 17. Mancano Germania, Estonia, Polonia, Ungheria, Austria, Finlandia, Romania, Paesi Bassi, Irlanda e Lituania.

In Germania la ratifica ha subito una battuta d’arresto, dopo che la Corte federale ha deciso di sospenderla a seguito di un ricorso d’urgenza sulla legittimità costituzione presentato dall’economista Bernd Lucke, fondatore ed ex leader del partito di estrema destra Alternative für Deutschland.

“Faccio appello ai Paesi che non hanno ancora approvato la decisione sulle risorse proprie” al bilancio dell’Unione “a velocizzare il processo. Rispettiamo ogni regola costituzionale”, come quella della Corte costituzionale tedesca, ha dichiarato in proposito Hahn, “rimanendo sicuri che ogni procedura necessaria sarà finalizzata a tempo debito in modo tale da avviare il programma di prestito così come previsto, all’inizio del secondo semestre. Le aziende, le Regioni, i cittadini non hanno tempo da perdere”.

Le risorse proprie

La Commissione europea sta lavorando a tre modi per raccogliere dai 13 ai 15 miliardi di euro all’anno di risorse proprie, ovvero nuove entrate per il bilancio dell’Ue, per coprire i costi del debito che emetterà per finanziare il Recovery plan. La prima ipotesi è quella di espandere il sistema Ue di scambio di quote di emissioni (ETS), che rappresenterebbe circa la metà delle entrate, la seconda è un nuovo meccanismo di adeguamento delle emissioni di CO2 alle frontiere, e la terza è un tassa sul digitale.

Il 25 marzo il Parlamento europeo ha approvato tre regolamenti sull’istituzione del sistema delle risorse proprie dell’Unione europea, aprendo quindi la via alla riforma e all’introduzione di nuove fonti di entrate per l’Unione.

I regolamenti indicano le disposizioni per il calcolo e la semplificazione delle entrate dell’Unione. E poi quelle per la gestione del flusso di cassa e per i diritti di monitoraggio e ispezione.  Il pacchetto comprende inoltre l’introduzione di una nuova imposta sulla plastica, prima di un serie di nuove fonti d’entrate che saranno definite da qui al 2026. Una volta ratificata la decisione sulle risorse proprie da parte degli Stati, il pacchetto approvato dal Parlamento si applicherà retroattivamente dal 1 gennaio 2021 e permetterà alla Commissione di andare sui mercati per finanziare il Next Generation Eu.

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