Bioetanolo, nuovi dati indicano che è lo strumento più economico per decarbonizzare il settore dei trasporti dell’UE

I critici suggeriscono che nei suoi sforzi di decarbonizzazione dei trasporti, la Commissione europea si basa su dati obsoleti. [Shutterstock/J.J. Gouin]

Dopo anni di investimenti, un nuovo rapporto afferma che il bioetanolo ricavato dalle colture dovrebbe essere considerato una misura “economicamente efficace” per ridurre le emissioni di CO2 dei trasporti stradali entro il 2030.

Il documento, commissionato dall’industria dell’etanolo e condotto dalla società di consulenza E3, ha aggiornato il modello PRIMES, regolarmente utilizzato dalla Commissione europea per le sue valutazioni di impatto.

Il recente rapporto presenta i risultati di un esercizio identico alla modellazione Primes – utilizzando gli stessi esperti, scenari e modello – ma con dati di input di mercato e tecnologia aggiornati e che riflettono il sistema energetico odierno.

Gli autori hanno notato che diversi atti legislativi dell’UE, tra cui la direttiva sulle energie rinnovabili (RED II), pongono ostacoli all’introduzione del bioetanolo e invitano i responsabili politici dell’UE a trovare soluzioni a questi problemi, soprattutto per quanto riguarda i costi.

I critici suggeriscono che la Commissione europea stia facendo affidamento su dati obsoleti nei suoi sforzi di decarbonizzazione dei trasporti.

I rappresentanti dell’industria dell’etanolo hanno commentato che l’esecutivo dell’UE si rifiuta di vedere la realtà, non tenendo conto del ruolo multidimensionale del bioetanolo di origine vegetale per ridurre le emissioni di gas serra, sostenere il settore agricolo fornire contemporaneamente una soluzione economica.

EURACTIV ha contattato l’esecutivo dell’UE per chiedere un commento al rapporto, ma al momento della pubblicazione non è arrivata alcuna risposta.

“La nostra analisi tecnica mostra che il bioetanolo ricavato dalle colture può essere una misura conveniente per ridurre le emissioni di CO2 dei trasporti stradali entro il 2030. Il bioetanolo ricavato dalle colture ha costi di abbattimento negativi determinati dal suo prezzo più basso rispetto a quello della benzina al lordo delle imposte”, dice il rapporto.

Grafico tratto dal rapporto dell’azienda di consulenza E3.

Il rapporto suggerisce che, considerando i crediti di co-produzone, a trainare verso il basso il prezzo del bioetanolo è principalmente il maggiore assorbimento di etanolo a base di amido.

“Si prevede che il bioetanolo a base di amido avrà i costi di produzione più bassi tra tutti i biocarburanti prodotti nel 2030 […] Il modello conferma che l’eliminazione del limite sui combustibili derivati dalle colture avrà un effetto positivo sulla penetrazione del bioetanolo entro il 2030”, aggiunge il rapporto.

Grafico tratto dal rapporto dell’azienda di consulenza E3.

Come mostra la tabella qui sopra, sia la produzione di biocarburanti avanzati che di veicoli elettrici, entrambe promosse dalla Commissione, comportano costi elevati.

Proteine ​​”Made in Europe”

Joao Pacheco, Senior Fellow di Farm Europe, un think tank specializzato in questioni agricole, ha affermato che il nuovo rapporto prende in considerazione le condizioni attuali della produzione di biocarburanti, che sono molto diverse da quelle di 10 o 20 anni fa.

“Questa valutazione aggiornata mostra chiaramente che i biocarburanti di prima generazione di oggi non hanno nulla a che fare con quelli di ieri. Sono stati fatti investimenti e nuove misure per renderli più efficaci e più sostenibili”, ha detto Pacheco.

Per l’esperto portoghese, la crescente domanda di proteine ​​per raggiungere la sovranità alimentare nell’UE, che attualmente dipende dai semi di soia importati dall’America Latina – fonte di deforestazione – rende i biocarburanti di prima generazione prodotti in Europa una leva importante per la produzione di “proteine ​​Made in Europe”.

Inoltre, Pacheco dice che il rapporto evidenzia come, nel contesto dell’economia circolare, il concetto di biocarburanti a base alimentare è “infondato” poiché i biocarburanti possono essere parte della catena di approvvigionamento che rafforza la sicurezza alimentare – proteine, oli o fibre, valutate sul mercato – e una fonte di stabilità e di investimento per gli agricoltori.

Un’opzione verde più economica

Pacheco sottolinea che, date le sfide del Green Deal, i biocarburanti provenienti dall’Europa non sono solo un’opzione per produrre proteine ​​non geneticamente modificate, ma rappresentano anche una “leva accessibile, credibile e disponibile per raggiungere le ambizioni climatiche dell’UE”.

“Il modello PRIMES aggiornato dallo studio di E3 mostra che le rinnovabili da biomasse europee sono la soluzione più allettante per decarbonizzare il settore dei trasporti, anche entro il 2030, dal punto di vista dei prezzi. Una tonnellata di CO2 non emessa usando i biocarburanti rimarrà 2-3 volte più economica, rispetto a una non emessa utilizzando veicoli elettrici. Si tratta di una risorsa importante per raggiungere un Green Deal che funzioni per tutti, e non solo per un’élite”, ha aggiunto.

Eric Sievers, Direttore Investimenti e Regolamentazione della bioraffineria ungherese Pannonia Bio, ha commentato che il costo è il driver numero uno dei modelli di domanda di energia. Quindi, la politica climatica è prima di tutto una questione di costi.

“Eppure nessuno a Bruxelles ne discute davvero in relazione al piano ‘Fit for 55’ e alla decarbonizzazione dei trasporti. Anche la valutazione d’impatto sottostante non si pone il problema dei costi”, ha affermato, aggiungendo che i dati e la metodologia aggiornati presentati nel documento di E3 fanno “aprire gli occhi”.

“Contrariamente a quanto suggerito dalla Commissione europea”, ha concluso, “il modello utilizzato da E3 mostra che le soluzioni più convenienti per decarbonizzare il trasporto su strada sono e saranno i biocarburanti delle colture e il biometano avanzato”.