Bilancio Ue, il mondo della ricerca contro i tagli: “Per competere con Cina e Usa servono maggiori risorse”

Government lab carries out avian flu tests [EPA/CARMEN JASPERSEN]

In vista di un nuovo round di negoziati tra il Parlamento europeo e il Consiglio per arrivare a un accordo sul bilancio Ue, il mondo della ricerca torna a mobilitarsi contro i tagli a Horizon Europe e ad altri programmi europei strategici.

Il 21 luglio 2020 il Consiglio ha raggiunto un accordo sul bilancio a lungo termine che ha ridotto i fondi europei per la ricerca, l’innovazione, la salute e la lotta ai cambiamenti climatici. “Ciò significa solo che l’Europa continuerà a rimanere indietro rispetto ai suoi concorrenti, in particolare gli Stati Uniti e la Cina”, afferma l’eurodeputato Christian Ehler, uno dei correlatori di Horizon Europe.

Le richieste

Rispetto alla proposta iniziale della Commissione europea, che prevedeva uno stanziamento di 94,4 miliardi, l’accordo del Consiglio, che prevede uno stanziamento pari a 80,9 miliardi (75,9 dal Qfp e 5 dal Recovery Plan), sottrae 13,5 miliardi al programma. “Questo significa un crollo dell’Ue quando si tratta di ricerca fondamentale e applicata, sviluppo e innovazione, soprattutto quando i Paesi più forti dell’Unione hanno già iniziato ad aumentare il loro budget per la ricerca e lo sviluppo oltre il 3% del Pil”, spiega Ehler in una nota sottoscritta dalla Leru- League of European Research Universities.

Ad esprimere preoccupazione per i tagli alla ricerca e all’innovazione è anche il Giuri (Gruppo informale degli uffici di rappresentanza italiani per la ricerca e innovazione a Bruxelles), che nei giorni scorsi ha lanciato un appello al Parlamento europeo e alla Presidenza tedesca. Nel documento inviato ai legislatori europei impegnati nella negoziazione del Quadro finanziario pluriennale si sottolinea come non solo Horizon Europe, ma più in generale il settore della ricerca e dell’innovazione sia stato penalizzato “con consistenti riduzioni di budget anche per i programmi InvestEu, Digital Europe e EU4Health”.

I rappresentanti del mondo della ricerca chiedono quindi al Parlamento europeo di portare avanti la battaglia intrapresa in sede negoziale per fare in modo che questi programmi ricevano finanziamenti adeguati.

La proposta del Parlamento Ue

L’ultima proposta dell’Eurocamera, bocciata dalla Presidenza tedesca, chiedeva di rafforzare di 39 miliardi di euro le dotazioni dedicate a quelli che gli eurodeputati hanno definito “programmi faro” del bilancio a lungo termine. “Il Parlamento chiede un bilancio con risorse più significative di quelle attuali non per capriccio ma perché è convinto che il bilancio debba riflettere le priorità di cittadini e imprese e che quindi mettere altri 39 miliardi su programmi relativi al digitale, Erasmus, transizione energetica, sicurezza, immigrazione e innovazione sia nel loro interesse”, ha spiegato Carlo Corazza, direttore dell’Ufficio per l’Italia del Parlamento europeo, in occasione del webinar Recovery Fund: una grande opportunità per l’Europa e per l’Italia, organizzato da Euractiv Italia. “Se abbiamo messo in campo 750 miliardi aggiuntivi per la ripresa questo non ci esime dal rafforzare il bilancio ordinario che sarà quello che poi servirà per gli anni successivi alla Recovery”, ha sottolineato l’eurodeputata Irene Tinagli, presidente della commissione Econ.

I ritardi nel negoziato

Nei prossimi giorni ci saranno ulteriori incontri tra il gruppo negoziale dell’Eurocamera, la Presidenza tedesca e la Commissione per cercare di arrivare rapidamente a un’intesa. Il rischio è che le trattative si prolunghino fino a novembre. In ogni caso, se anche si riuscisse a concludere entro fine ottobre, non sarà possibile avere il Recovery Plan in funzione dal primo gennaio. È molto improbabile, infatti, che i Parlamenti nazionali riescano a ratificare il piano di ripresa entro dicembre. Il che significa che il piano, se tutto va bene, partirà a febbraio o a marzo. Con conseguenti ritardi nell’erogazione delle risorse.