Bce: “Se sarà utilizzato bene, il Recovery darà un sostegno pari al 5% del Pil dell’Eurozona”

La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte sul Meno. [EPA-EFE/ARMANDO BABANI]

È quanto emerge dal rapporto annuale 2020 della Bce presentato alla commissione Affari economici del Parlamento europeo.

Se pienamente utilizzato, il Next Generation Eu può fornire un significativo sostegno macroeconomico, pari a quasi il 5% del Pil dell’area dell’euro. Si prevede che circa due terzi dei trasferimenti erogati nell’ambito dell’NGEU ai paesi dell’area dell’euro siano destinati a sei Paesi con un rapporto debito/Pil superiore al 100%”. A dirlo è il rapporto annuale Bce 2020.

Il ruolo delle misure fiscali

Le reti di sicurezza europee e in particolare il piano di ripresa Next Generation Eu, insieme alle misure di sostegno della politica monetaria, hanno contribuito ad attenuare le turbolenze nei mercati finanziari e a mantenere condizioni di prestito molto favorevoli per i governi nonostante l’impennata del debito pubblico, sottolinea il rapporto. “Le risorse di bilancio messe a disposizione dall’UE potrebbero coprire circa un terzo del fabbisogno di finanziamento degli emittenti sovrani derivante dalla crisi, per i paesi dell’area dell’euro con debito elevato, e ridurre in media tale debito di circa il 6 per cento del Pil entro il 2026”.

Prepararsi a uno scenario più grave

Le misure di bilancio a sostegno dell’economia reale, nel 2020, hanno protetto le banche da buona parte delle perdite sui loro prestiti e sarà “cruciale” continuare ad assicurare l’efficacia di questi aiuti, spiega Francoforte. Tuttavia, se da una parte il settore bancario europeo appare sufficientemente capitalizzato per fronteggiare lo stress indotto dalla pandemia, dall’altra “le autorità devono tenersi pronte a ulteriori misure se uno scenario molto grave dovesse materializzarsi”.

Campagna vaccinale decisiva per la ripresa

Nel 2020 il PIL dell’area dell’euro è diminuito complessivamente del 6,6%. L’inflazione annua complessiva è scesa allo 0,3% dall’1,2 del 2019, soprattutto a causa del calo dei prezzi dell’energia, ma anche per via di fattori connessi alla pandemia. I settori più colpiti dalla crisi, come trasporti e attività ricettive, hanno concorso alla flessione dell’inflazione nella seconda metà dell’anno.

L’economia dell’area euro dovrebbe vedere una forte ripresa nella seconda metà del 2021, tuttavia “l’incertezza resta alta e la ripresa sarà fragile, con il Pil che raggiungerà i suoi livelli pre-crisi nel secondo trimestre del 2022”, ha spiegato il vicepresidente della Bce Luis de Gundos, presentando il rapporto alla commissione Affari economici dell’Europarlamento presieduta dall’italiana Irene Tinagli. “Il successo della campagna di vaccinazione nell’intera area euro – ha aggiunto de Guindos – è cruciale per evitare che si materializzino rischi al ribasso”.