Bce: no a strette premature. Ma sull’ampliamento del Quantitative easing i falchi frenano

La presidente della Banca Centrale Europea (BCE) Christine Lagarde (R) e il vice presidente Luis De Guindos. [EPA-EFE/ARMANDO BABANI]

Per Lagarde e Panetta la situazione economica richiede ancora una politica monetaria accomodante. Ma sulla possibilità di aumentare i regolari acquisti di titoli di Stato i membri del board di Francoforte si dividono e i più rigoristi ricordano che “non è automatico”.

La reazione all’aumento dei prezzi non deve essere esagerata, la presidente della Bce Christine Lagarde e Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo, lo hanno ribadito nel corso del Forum annuale della Banca centrale europea.

“La sfida chiave è assicurarci di non reagire in maniera eccessiva ai problemi legati all’offerta che non avranno ricadute nel medio termine, e di curare allo stesso tempo le forze positive della domanda che potrebbero portare l’inflazione verso il nostro obiettivo del 2% in maniera durevole”, ha spiegato Lagarde. “Reagiremo solamente a miglioramenti dell’inflazione riflessi nelle dinamiche dell’inflazione di fondo”, ha aggiunto. “Non vediamo segnali di un’espansione dell’incremento dell’inflazione a tutti i settori dell’economia”

Secondo Panetta la Bce dovrebbe “sostenere efficacemente la domanda aggregata, evitando azioni premature che potrebbero far aumentare i fallimenti”.

L’inflazione potrebbe salire fino al 4% entro la fine di quest’anno, ma ha Lagarde ha spiegato che una volta che saranno passati gli effetti della pandemia, ci si attende che l’inflazione scenda”. E “guardando oltre la pandemia, ci aspettiamo che l’inflazione si avvicini lentamente” all’obiettivo del 2%, ha continuato la presidente.

“Il fatto che l’inflazione possa muoversi moderatamente al di sopra dell’obiettivo per un periodo transitorio ci permette di essere pazienti nell’inasprire la politica finché non siamo certi che tale miglioramento sia sostenuto”, ha sottolineato. “Abbiamo ancora bisogno di una posizione di politica monetaria accomodante per uscire dalla pandemia in modo sicuro e riportare l’inflazione in modo sostenibile al 2%”.

“Dopo la pandemia la nostra forward guidance e il nostro piano APP (il Quantitative easing “classico”) garantiranno una politica monetaria accomodante”, ha assicurato la numero uno di Francoforte.

Quello del futuro dell’App è un tema legato a doppio fino con il futuro del Pepp, il “Quantitative easing pandemico” e la discussione è rinviata a dicembre, come ha spiegato più volte la presidente della Bce. Ci si attende che il board decida se il programma di acquisto di titoli di Stato debba beneficiare di un volume superiore di acquisti e di alcuni requisiti di flessibilità importanti, già previsti nel Pepp. Si tratta di un tema ancora molto divisivo su cui i membri del Comitato esecutivo hanno visioni opposte. Nei giorni scorsi Madis Muller, membro Bce e governatore della banca centrale dell’Estonia, in un’intervista a Bloomberg ha confermato che è in corso una discussione sulla possibilità di aumentare i regolari acquisti di bond.

“Comprendo che ci sarebbe un problema, se ci fosse un effetto cliff edge molto drastico alla fine del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp)”, aveva dichiarato. A stretto giro è arrivata la replica di un altro membro del board, Peter Kazimir, governatore della banca centrale slovacca, che ha espresso una posizione più rigorista.

“La Bce non espanderà automaticamente l’App quando terminerà il programma di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp) da 1.850 miliardi di euro”, ha puntualizzato Kazimir. “Il Pepp dovrebbe terminare a marzo 2022 e gli investitori prevedono che la Bce intensifichi le altre misure di stimolo in quel momento”. Secondo il governatore della banca centrale slovacca i timori sul “cliff effect”, ovvero il rischio che ci sia uno shock economico derivante da un calo improvviso e amplificato delle misure di sostegno pubblico, non possono implicare automaticamente richieste di incremento dei programmi standard. “Non c’è una formula automatica”, ha sottolineato, “Decideremo in base alle condizioni a tempo debito”.

Dalle sue parole sembra evidente che i falchi non siano disposti a cedere. A prescindere da quale sarà la decisione della Bce a dicembre, quel che è certo è che nei prossimi il Quantitative easing tornerà ad infiammare il dibattito tra chi spinge per una politica monetaria più espansiva e chi vuole rapidamente tornare alle regole in vigore prima della pandemia.