Bce contro Corte Costituzionale Tedesca, un dialogo per interposta persona

La sede della Banca Centrale Europea a Francoforte sul Meno. [EPA-EFE/ARMANDO BABANI]

La questione aveva agitato molto le acque tra Karlsruhe e Francoforte: ora la Banca centrale europea risponde (indirettamente) alla Corte tedesca per sanare la frattura inviando documenti riservati per giustificare le proprie decisioni.

Nello scorso maggio la Corte Costituzionale di Karlsruhe aveva dichiarato parzialmente incostituzionale il programma di acquisti lanciato da Draghi nel 2015, ed ancor più i nuovi Pspp e Pepp (che non seguono il Capital Key, quindi per definizione asimmetrici), dando tre mesi di tempo all’Eurotower per giustificare “con una nuova decisione” la “proporzionalità” di un intervento palesemente e dichiaratamente non proporzionale.

Oggetto della questione sono il Public sector purchase programme (Pspp), programma avviato da Draghi nel 2015 per l’acquisto di titoli emessi da governi, agenzie pubbliche e istituzioni internazionali situate nell’area Euro, e il Programma (temporaneo) di acquisto per l’emergenza pandemica (Pepp), che mobiliterà un totale di 1.350 miliardi di euro almeno fino a giugno 2021. Quello che viene contestato dalla Corte federale tedesca è la (non) proporzionalità degli effetti di tali misure.

Scontro Karlsruhe-Bce, il presidente della Bundesbank: "Nel dubbio rispondiamo alla Germania"

Il presidente della Bundesbank Weidmann interviene nello scontro tra la Corte di Karlsruhe e la BCE dicendo “Nel dubbio rispondiamo alla Germania, non all’Ue”. Ma al Parlamento tedesco dice di essere “fiducioso che la questione verrà risolta”.

Il quotidiano tedesco

 

Su questo scontro politico-istituzionale era intervenuto anche Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e membro del consiglio direttivo della Bce, il quale si era detto ottimista sulla possibilità di trovare una ­soluzione.

Soluzione che infatti sembrerebbe essere stata trovata: la Bce fornirà al Governo e al Parlamento tedeschi, in via confidenziale, documenti riservati usati nelle riunioni del Consiglio direttivo per confermare la proporzionalità di fondo e l’analisi costi-benefici sottostante alle sue decisioni di politica monetaria, la cui legittimità è stata messa in dubbio dalla Corte costituzionale tedesca.

La Bce, come più volte spiegato dalla presidente Christine Lagarde e dai membri del Comitato esecutivo, non è soggetta alle decisioni delle Corti di giustizia e delle Corti costituzionali di nessuno dei Paesi membri. Tuttavia, si è deciso di rispondere in qualche modo alla Corte tedesca, per disinnescare una situazione complicata che aveva allarmato molti.

E lo si è fatto rivolgendosi ancora una volta a chi, di fatto, aveva fornito alla Bce il mandato politico per agire in maniera asimmetrica: Angela Merkel, vera artefice, come in fondo fu nel caso del “Whatever it takes” di Draghi, delle sue decisioni più controverse. In attesa che la Banca centrale europea possa confrontarsi con un organo politico e democraticamente legittimo che le faccia da contraltare, in una dialettica istituzionale che, prima o poi, dovrà acquisire anche in Europa, come negli Usa, una configurazione stabile.