Bce alle Banche europee: stop ai dividendi per tutto il 2020, prudenza su superbonus e stipendi

Andrea Enria. EPA-EFE/ARMANDO BABANI

Con le prime conseguenze economiche della crisi del coronavirus in atto, la Bce aveva chiesto già a marzo alle banche di non procedere con il pagamento dei dividendi almeno fino ad ottobre. Ora la richiesta che arriva da Francoforte è di estendere questo stop fino a gennaio per garantire che le banche abbiano sufficiente liquidità per far fronte alla crisi in caso di peggioramento del quadro economico.

Andrea Enria, presidente del Consiglio di Vigilanza della Bce ha chiesto agli istituti di “adottare estrema moderazione” nell’erogare bonus ai propri vertici e retribuzioni dei manager “per preservare il capitale durante la crisi”.

Già a maggio il capo della Vigilanza bancaria della Bce, aveva spiegato in audizione al Parlamento Ue davanti alla commissione Problemi economici che almeno fino a ottobre le banche non dovevano distribuire dividendi agli azionisti, e avrebbero dovuto “evitare anche il riacquisto di azioni proprie per remunerare gli azionisti”, perché “è vitale in questa fase di tenere quanto più capitale possibile all’interno del settore bancario”. 

Il senso di questa misura è chiaro: “È una crisi tragica e senza precedenti, che richiede anche un contributo da parte delle banche e dei loro azionisti”. 

La Bce ha del resto pubblicato i risultati aggregati della sua analisi di vulnerabilità delle banche direttamente controllate nell’ambito del Meccanismo di vigilanza unico. È stato valutato lo shock economico causato dall’epidemia di coronavirus sulle banche dell’area dell’euro; il test mirava a identificare le potenziali vulnerabilità all’interno del settore bancario su un orizzonte triennale. Nel complesso, i risultati hanno mostrato che il settore bancario dell’area dell’euro è in grado di resistere allo stress indotto dalla pandemia.

L’analisi della vulnerabilità si è concentrata su due scenari definiti nelle proiezioni macroeconomiche del personale della Bce del giugno 2020. Secondo il primo scenario, il più probabile secondo il personale della Bce, si prevede un calo del prodotto interno lordo  reale nell’area dell’euro pari all’8,7% nel 2020 e una crescita del Pil del 5,2% e del 3,3% rispettivamente nel 2021 e nel 2022. Secondo lo scenario più grave, invece, che rimane ancora plausibile, si prevede un calo del Pil reale del 12,6% nel 2020 e una crescita del Pil al 3,3% e al 3,8% rispettivamente nel 2021 e nel 2022.

“I risultati mostrano quanto sia stato importante che le banche abbiano rafforzato la loro posizione patrimoniale negli ultimi anni in seguito alle riforme normative dopo l’ultima crisi finanziaria. Le misure straordinarie e coordinate di sostegno politico hanno già contribuito a mitigare l’impatto della pandemia sull’economia”, afferma Andrea Enria, presidente del Consiglio di Sorveglianza. “Tuttavia, se la situazione dovesse peggiorare e dovessi realizzarsi lo scenario più grave, le autorità devono essere pronte”.