BankItalia, Visco: “La ripresa dipende da fattori difficili da prevedere”

Il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco. [EPA-EFE/NEIL HALL]

Siamo di fronte a sfide senza precedenti; e ad una ripresa affidata a fattori aleatori e “imprevedibili”. Si può riassumere così l’analisi del Governatore della Banca d’Italia, svolta nelle consuete “Considerazioni finali”, presentate oggi.

Visco ha ricordato il ruolo essenziale di una “ordinata trasmissione della politica monetaria” tramite i programmi di acquisto differenziati della Bce che consentono di diminuire i differenziali negli oneri sul debito. Una politica accomodante, dunque, sempre volta a spingere l’eurozona verso il target del 2% d’inflazione, fino a ieri rimasto un lontano miraggio. Con lo spettro di una caduta permanente del potenziale produttivo ed un nuovo equilibrio macroeconomico su livelli inferiori di produzione ed occupazione. Visco ha inoltre ricordato l’importanza degli altri strumenti di sostegno all’economia sotto forma di prestiti a tassi agevolati (Sure, Mes, Bei).

Sul lato italiano, Visco ha valutato positivamente gl’interventi a sostegno della liquidità; ma ha anche messo in evidenza come “I tempi e l’intensità della ripresa che seguirà la fase di emergenza dipendono da fattori difficili da prevedere”. I vari scenari di BankItalia immaginano una diminuzione del Pil fra il 9 e il 13%, senza assicurare una ripresa consistente nel 2021.

Questo per quanto riguarda i dati aggregati. Ma esistono settori che hanno resistito meglio di altri peggio. Ed anche la distribuzione ineguale del carico della crisi potrebbe portare ad ulteriori distorsioni che minano una ripresa consistente dell’economia del paese. Così come le ripercussioni occupazionali, che rischiano di impattare ulteriormente sulle prospettive delle giovani generazioni, meno protette da ammortizzatori automatici.

Vi sono, sottolinea Visco, anche fattori positivi: come il risparmio privato delle famiglie, più alto che altrove, e l’indebitamento privato delle imprese, nettamente inferiore a quello medio del resto d’Europa. Un fattore controverso quest’ultimo, a nostro avviso, perché se è vero che assicura maggiore flessibilità e minore esposizione al sistema finanziario del tessuto produttivo, segnala probabilmente anche una scarsa propensione del capitalismo nostrano ad innovare e ristrutturare, mantenendosi al passo della competizione globale.

In una logica “classica”, Visco ha ricordato come lo sviluppo dipenda essenzialmente dall’accumulazione del capitale, quindi dalla formazione di margini di profitto (senza tuttavia ricordare che i profitti non sempre si trasformano in investimenti). Che dipendono da innovazione, motivazione, e risorse umane fresche: in pratica da un aumento della produttività (complessiva) dei fattori.

Per questo, secondo Visco: “Le risorse vanno indirizzate dove si possono ottenere i rendimenti sociali più elevati; per farlo serve un miglioramento continuo e profondo nei servizi pubblici offerti, con le necessarie semplificazioni e con la giusta attribuzione e consapevole assunzione delle responsabilità. Le tecnologie impiegate, la qualità e la motivazione delle risorse umane incidono profondamente sul funzionamento delle amministrazioni. L’esperienza maturata con la crisi è importante; ha mostrato la necessità di accelerare la digitalizzazione dei processi e ripensarne l’organizzazione. Il forte turnover atteso nei prossimi anni rende possibile l’ingresso di giovani motivati e con competenze elevate e differenziate; su di essi occorre puntare e investire”.

Oltre che naturalmente, in infrastrutture strategiche di comunicazione, nelle quali il ritardo dell’Italia e particolarmente profondo.

Come finanziare tutto questo? È qui che le perplessità aumentano. Al netto dello straordinario impegno verso il quale ci si sta muovendo in Europa, gran parte del quale sarà canalizzato in Italia, la ricetta è quella finora dimostratasi inattuabile: l’emersione di base imponibile, tramite una lotta serrata all’evasione. Questo consentirebbe di generare tassi di crescita che, combinati con una riduzione degli oneri sul servizio del debito grazie agl’interventi della Bce e delle altre istituzioni europee, permetterebbero al paese uno sviluppo finanziariamente sostenibile. Come detto, un’affermazione ben nota; solo che finora nessuno ha affrontato seriamente il problema dell’evasione e dell’elusione fiscale.

Ma è un problema, quello di individuare un percorso di ripresa dell’economia italiana, che non riguarda solo l’Italia, come sembrano recentemente aver compreso anche a Bruxelles ed in altre capitali chiave per le decisioni dell’Unione: “Il recupero di una crescita sostenuta e duratura da parte dell’Italia è importante anche per le prospettive dell’intera economia europea. […] Allo stesso modo l’Europa è importante per l’Italia”. Positivo quindi l’impegno della Commissione per portare avanti il Next Generation Fund: la transizione ambientale è un’opportunità strategica per il futuro del paese, ha affermato Visco.

Aggiungendo: “Nel prendere parte alla strategia europea che si va delineando l’Italia è chiamata a uno straordinario sforzo, tecnico e di progettazione, per sfruttare le opportunità offerte meglio di quanto non abbia fatto negli ultimi decenni con i programmi dell’Unione. Seguendo un percorso tracciato insieme con i nostri partner verso un’economia innovativa e più sostenibile, vedremmo rafforzata la possibilità di ritrovare la via dello sviluppo; contribuiremmo a ridefinire in una direzione di giustizia ed efficienza il modello economico e sociale da cui dipende indissolubilmente il benessere di tutti i popoli europei”.

Le prospettive non sono rosee; e soprattutto sono incerte: “come il ‘distanziamento sociale’ appiattisce la curva dei contagi senza eliminare il virus, così le misure di sostegno contribuiscono a diluire nel tempo e ad attutire le conseguenze della crisi senza eliminarne le cause. L’incertezza oggi è forte; riguarda non solo l’evoluzione della pandemia ma anche gli effetti sui nostri comportamenti, sulle abitudini di consumo, sulle decisioni di risparmio”. Insomma, secondo Visco sarebbe utile avere una buona palla di cristallo che ci indichi la via.

A noi invece, che ci accontentiamo di meno rispetto a conoscere i dettagli del futuro, ci basterebbe che il governo attuasse le indicazioni contenute ogni anno nelle raccomandazioni che l’Unione Europea ci invita a mettere in pratica.