Autonomia strategica: in arrivo legge Ue sui microchip. Sarà presentata l’8 febbraio

Il commissario per il mercato interno Thierry Breton. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

Una delle carenze più pesanti che sta avendo ricadute su vari settori, dalle automobili agli smartphone, è quella dei semiconduttori. L’Europa vuole recuperare i ritardi accumulati.

La carenza di microchip, ma anche di materie prime cruciali, come le terre rare, in questi mesi hanno evidenziato le vulnerabilità dell’Europa e la sua dipendenza dai Paesi terzi. In questo scenario il concetto di “autonomia strategica europea” è diventato un mantra.

Rafforzare l’autonomia strategica del continente, attraverso una rinnovata attenzione a ricerca, innovazione e digitale, è anche una delle priorità dell’agenda della presidenza francese del Consiglio europeo. Per questo i ministri dell’Industria dell’Unione europea martedì 1 febbraio si sono riuniti a Lens, nel nord Francia, proprio per discutere di come affrontare le attuali carenze e rafforzare l’indipendenza europea sul piano industriale. “L’autonomia strategica è la capacità di essere padroni del proprio destino per fabbricare prodotti chiave per l’assistenza sanitaria, gli edifici, il riscaldamento e gli alimenti – ha dichiarato la ministra dell’ndustria francese Agnès Pannier-Runacher – .Non ha nulla a che vedere con l’autarchia o il protezionismo, ma ha a che fare con la padronanza del know-how e delle tecnologie essenziali”.

Il commissario europeo per il Mercato interno Thierry Breton ha evidenziato che l’Ue è “ormai largamente dipendenti dall’Asia in settori come i principi attivi farmaceutici (l’80% dei quali sono importati) o la produzione di fibre ottiche (il 25% della produzione mondiale si svolge in Cina)”.

Chip
Una delle carenze più pesanti che sta avendo ricadute su vari settori, dalle automobili agli smartphone, è quella dei semiconduttori. L’Europa vuole recuperare i ritardi accumulati per quel che riguarda la produzione di microchip e vuole farlo rapidamente.

La proposta di legge per quadruplicare la capacità di produzione europea entro il 2030 (Eu Chips Act) sarà presentata l’8 febbraio, ha annunciato il commissario europeo per il Mercato interno, Thierry Breton, al termine del Consiglio Competitività a Lens.

“Non siamo protezionisti”, il disegno di legge servirà a “compensare” la dipendenza dell’Europa dall’Asia, soprattutto dalla zona di Taiwan, con “molti investimenti per rafforzare la ricerca, accogliere mega-fabbriche e avere gli strumenti che garantiscano la sicurezza degli approvvigionamenti”, ha aggiunto.

Batterie

La discussione informale tra i ministri si è concentrata anche sulle possibili soluzioni per aumentare l’autonomia del continente sul fronte delle materie prime, in particolare litio, nichel, grafite o cobalto.  Necessari per la produzione di batterie, che dovrà aumentare nei prossimi anni per far sì che l’industria automobilistica possa dire addio, entro il 2035, ai motori a combustione, responsabili di buona parte delle emissioni.

Materie che l’Europa importa dai Paesi terzi, Cina in primis. Il Dragone fornisce attualmente il 60% della produzione mondiale di litio e l’80% della produzione di idrossido di litio, che sono essenziali per la fabbricazione di batterie per veicoli elettrici, e il 98% della domanda europea di terre rare, componenti essenziali per l’energia rinnovabile.

Entro il 2030, l’Europa punta al 25% della produzione globale di batterie (rispetto al 3% nel 2020). Questo significa che la domanda di materie prime critiche è destinata ad aumentare. Il vertice dei ministri dell’Industria si è svolto vicino a Douvrin, che ospiterà una delle decine di giga-factory di batterie previste nel Vecchio Continente.

“Per garantire le nostre forniture dobbiamo creare scorte europee, risparmiare sulle materie prime, imparare a riciclare e interrogarci sulle nostre capacità produttive e sullo sviluppo dei settori ad esse associati”, ha detto la ministra francese.

L’Europa ha quasi 260 depositi di materie prime strategiche per le batterie e ha le tecnologie e le competenze all’avanguardia necessarie per uno “sfruttamento responsabile e sostenibile”, ha sottolineato il vicepresidente della Commissione Ue, Maros Sefcovic. “Ma abbiamo bisogno di aumentare l’efficienza e la prevedibilità delle procedure di autorizzazione esistenti, dato che spesso richiedono dai 5 ai 7 anni – ha aggiunto -. Allo stesso tempo, vogliamo rafforzare la conformità con i più alti standard ambientali stabiliti dalla legislazione europea. Oggi, solo il 12% delle materie prime utilizzate nell’industria dell’Ue provengono dal riciclaggio. Dobbiamo fare meglio”.

Sefcovic ha detto in futuro “ci sarà probabilmente una mancanza nell’approvvigionamento di litio”. Per questo l’esecutivo Ue ha chiesto agli Stati membri di “rivedere, di razionalizzare e di rendere più flessibili le procedure di certificazione al livello nazionale”.