Appalti internazionali, l’Ue lavora a uno strumento per aprire i mercati dei Paesi terzi

Augusto Santos Silva, ministro di Stato e ministro degli Affari esteri del Portogallo

I paesi dell’Ue mercoledì 2 giugno hanno raggiunto un accordo su un regolamento volto a creare uno strumento per gli appalti internazionali (IPI) Il Parlamento europeo deve ora adottare la propria posizione in vista dei negoziati a tre. Il trilogo dovrebbero iniziare dopo l’estate.

L’IPI è uno strumento volto a fornire all’Ue la necessaria pressione negoziale per aprire i mercati degli appalti dei paesi terzi e garantire alle imprese dell’Ue l’accesso a tali mercati a condizioni eque. Gli ambasciatori Ue dei 27 stati membri hanno raggiunto l’accordo nove anni dopo che lo strumento è stato proposto dalla Commissione europea.

“L’Ue ora sarà più attrezzata per difendere le imprese europee contro le pratiche discriminatorie e restrittive applicate da alcuni dei suoi principali partner”, ha detto il ministro portoghese degli Affari esteri e di Stato, Augusto Santos Silva, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue fino alla fine di giugno.

L’apertura dei mercati degli appalti aumenterà la concorrenza e la trasparenza, ridurrà il costo dei beni e dei servizi pubblici per i contribuenti e minimizzerà il rischio di corruzione, ha aggiunto Santos Silva.

L’IPI consentirebbe all’Ue di limitare o escludere, caso per caso, l’accesso ai suoi mercati degli appalti pubblici da parte degli operatori economici originari di paesi che applicano misure restrittive o discriminatorie nei confronti delle imprese dell’Ue.

Le munizioni per convincere i paesi terzi ad aprire i loro mercati saranno l’applicazione di misure di aggiustamento alle loro imprese nazionali che fanno offerte in Europa, con penalità fino al 40% sui criteri di prezzo e qualità delle loro offerte, ha spiegato un diplomatico Ue a Euractiv.

Se i paesi terzi rifiutano persino di discutere con la Commissione le misure di apertura dei loro mercati degli appalti, le loro imprese potrebbero essere escluse dal settore interessato dalle restrizioni sul loro territorio.

Le discussioni sullo strumento per gli appalti internazionali sono rimaste bloccate al Consiglio per anni, dato che molti Stati membri mettevano in dubbio i benefici derivanti da questa nuova leva. Nel 2016, la Commissione aveva aggiornato la sua proposta ma non era riuscita ad accontentare tutti i governi nazionali

Nel 2019, le discussioni in Consiglio hanno acquisito nuovo slancio, in parte grazie al crescente riconoscimento della necessità di assumere una posizione più strategica e assertiva con i partner commerciali, soprattutto la Cina.

I paesi scettici nei confronti dello strumento, compresi i nordici e in una certa misura la Germania, l’Austria o la Repubblica Ceca, ora vedono l’IPI come uno strumento necessario per consentire all’Ue di rimuovere le misure discriminatorie applicate dai partner commerciali.

A metà aprile, la presidenza portoghese del Consiglio ha presentato una proposta di compromesso, limitando l’onere amministrativo per le autorità contraenti degli Stati membri, poiché alcuni Paesi temevano un eccesso di burocrazia.

La Commissione stima che metà del mercato globale degli appalti è attualmente chiuso agli offerenti stranieri, ma che un maggiore accesso potrebbe più che raddoppiare le esportazioni di appalti dell’Ue, aggiungendo 12 miliardi di euro agli attuali 10 miliardi di euro di esportazioni (gare vinte da aziende Ue all’estero).