Allarme spopolamento nelle aree rurali: le campagne europee sono sempre più disabitate

Una nave cisterna sul fiume Reno vicino alla città di Ruedesheim sul fiume Reno, in Germania, sullo sfondo di un vigneto. EPA/MAURITZ ANTIN

L’allarme emerge dal progetto di ricerca ‘Escape’, del programma studi ESPON, specializzato in analisi delle politiche regionali. Secondo lo studio, tre regioni rurali su cinque in Europa -ovvero il 40% del territorio e il 30% della popolazione- sono o saranno colpite dal declino demografico nei prossimi decenni.

Lo spopolamento rurale non è un fenomeno nuovo. La politica europea ha risposto, in vari modi e con diversi gradi di efficacia, fin dai primi anni dell’Unione, ma ora ci ritroviamo di fronte ad una situazione senza precedenti, dopo la pandemia da Covid-19: secondo gli autori del progetto di ricerca ‘Escape’, del programma studi ESPON, il 40% del territorio europeo in cui abita il 30% della popolazione è o sarà colpito dal declino demografico nei prossimi decenni ma al contempo il ripopolamento delle aree rurali impoverite, o almeno un migliore adattamento allo status quo demografico, sono probabilmente più fattibili ora di quanto non lo siano stati per molti decenni.

Naturalmente la situazione non è omogenea in tutti gli Stati membri. La concentrazione più cospicua di regioni rurali in declino si trova lungo il confine orientale dell’Ue, che si estende dalla Finlandia, attraverso gli Stati baltici, e attraverso gli ex Stati membri socialisti fino alla Grecia. La “cintura” di questa contrazione rurale continua poi lungo il Mediterraneo attraverso l’Italia, le isole italiane, la Spagna e il Portogallo. Le aree rurali che sono più colpite dal declino demografico corrispondono al 40% del territorio dell’Ue e ospitano quasi un terzo della sua popolazione. Queste regioni si trovano principalmente nell’Est e nel Sud dell’Europa e spesso stanno anche vivendo un declino “attivo”, dovuto all’emigrazione della popolazione che si sposta verso le città, dove ci sono maggiori servizi e opportunità.

La politica agricola comune (Pac) e la politica di coesione, spiegano i ricercatori, rappresentano le principali leve di cui si è dotata l’Europa per affrontare le questioni legate allo spopolamento delle aree rurali.
Da una parte, la Pac fornisce finanziamenti che mirano a diversificare l’occupazione e a migliorare i servizi di base fornendo sostegno agli agricoltori e alle comunità rurali; dall’altra parte, la politica di coesione mira a ridurre le disparità delle aree meno sviluppate, in particolare le regioni interessate dal declino industriale e agricolo.
Queste azioni però non hanno avuto l’effetto di frenare lo spopolamento rurale, che anzi è un fenomeno sempre più comune e diffuso: gli obiettivi della Pac, spiega lo studio, riguardano meno le questioni demografiche e più la crescita economica e gli aiuti al settore agroalimentare e la politica di coesione si è concentrata sulle regioni meno sviluppate dove coesistono economie in ritardo ma favorisce modelli di sviluppo urbano-centrico che possono avere come conseguenza un incremento dell’abbandono delle campagne.

Affrontare il fenomeno del declino richiede strutture di governance multilivello altamente funzionanti, sostengono i ricercatori: le azioni politiche per le zone rurali in declino dovrebbero riflettere obiettivi sociali più ampi rispetto alla sola crescita economica, come l’inclusione, il benessere, servizi di prossimità e una giusta transizione ecologica. Tutte queste azioni devono essere però calate nel contesto specifico, tenendo conto delle peculiarità dei singoli territori, per poter generare risposte efficaci nel medio e lungo termine.
Uno degli errori fatti nell’elaborazione delle precedenti politiche è quello di non aver adeguatamente considerato la disomogeneità del fenomeno: vi sono infatti “differenze sostanziali” non solo tra regioni, ma anche all’interno delle regioni stesse, che non vanno ignorate e che possono essere spiegate alla luce di alcuni elementi che variano dai cambiamenti di lungo periodo nelle dimensioni e nella struttura dell’economia, all’esito di eventi politici quali l’adesione all’Ue o le ricadute di un conflitto.