Airbus A380, il Covid-19 decreta la fine del gigante dei cieli

Un Airbus A380 della Emirates atterra all'aeroporto di Francoforte. [EPA-EFE/THORSTEN WAGNER]

Quando ha svolto il suo volo inaugurale, il 27 aprile 2005, l’Airbus A380 ha portato il concetto di ‘jumbo-jet’ alla sua massima espressione. Nella configurazione più capiente può portare fino a 853 persone, ma la crisi del coronavirus ha reso tutto questo spazio inutile. E ora, tutte le compagnie che possiedono il gigante dei cieli stanno pensando di lasciarlo definitivamente a terra.

Difficilmente gli verrà tolto il primato di aereo di linea più grande del mondo. Sebbene esistano alcuni modelli più lunghi prodotti da Boeing o dalla stessa Airbus, nessuno può rivaleggiare con l’A380 in materia di peso, apertura alare e, soprattutto, capienza.

Pensato per diventare il rivale diretto del 747, dominatore del mercato dei jet a lungo raggio sin dal 1968, l’Airbus A380 è diventato subito un’icona per la sua configurazione a doppio ponte. Eppure, nessuna compagnia che l’ha acquistato ha mai sfruttato tutti i posti a disposizione, accontentandosi di layout interni che raramente superavano i 500 posti.

Con la crisi del coronavirus che ha azzerato i voli, le compagnie sono state costrette a mettere a terra tutti i propri velivoli. Ma un gigante come l’A380 è il primo a pagare le conseguenze della pandemia, perché il suo utilizzo si basa essenzialmente sulla necessità di voli a lungo raggio, con alta capienza e con elevato livello di comfort. Non può essere un caso che la più grande flotta di A380 sia in possesso di Emirates, compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti che offre condizioni di volo lussuose ed esclusive.

Air France ha annunciato da poco che il fermo provvisorio dei suoi nove A380, dovuto al crollo del numero di voli in tempo di pandemia, diventerà permanente, anticipando di due anni la data di pensionamento della flotta. La decisione costerà alla compagnia oltre 500 milioni di costi di svalutazione.

Lufthansa, a sua volta, intende diminuire il numero di giganti del cielo attivi (attualmente sono 14) e prevede di utilizzarli solo partendo dall’hub di Monaco di Baviera, se effettivamente deciderà di farli tornare in servizio. La compagnia tedesca sta anche convertendo uno dei suoi velivoli in allestimento cargo, un progetto che la stessa Airbus aveva considerato e poi successivamente abbandonato in fase di progettazione.

L’A380F, infatti, doveva costituire l’alternativa alla versione merci del Boeing 747 ma, data la grande frequenza di voli aerei che trasportano ingenti quantità di carico, la necessità di un cargo di tali dimensioni è venuta meno e il progetto non è mai decollato.

La conversione in trasporto merci, secondo alcuni esperti di aviazione, potrebbe essere un’opzione, ma gli elevati costi dell’operazione e le alternative più economiche sul mercato potrebbero renderla inefficace nel lungo periodo.

Gli altri vettori che possiedono il velivolo, come British Airways, Korean e Qantas, non hanno comunicato il futuro della loro flotta di super-jumbo. La compagnia di bandiera australiana ha anche messo in pausa un aggiornamento delle strutture di bordo delle classi premium e business.

Il gigante caduto

La notizia della cessazione della produzione del gigante dei cieli a partire dal 2021 era già nota: a inizio 2019, dopo che il cliente di punta Emirates aveva ridimensionato un massiccio ordine di velivoli, Airbus aveva verificato che i costi di produzione non erano più sostenibili a fronte della scarsa domanda.

Il consorzio aerospaziale europeo con sede a Tolosa aveva investito oltre 25 miliardi di euro nel progetto A380, una somma che Airbus è consapevole di non riuscire a recuperare, nonostante nell’ottica dei passeggeri il gigantesco jet si sia subito affermato come uno dei preferiti.

Anche il mercato dei velivoli usati, da sempre redditizio, sembra destinato a essere danneggiato dall’impatto del coronavirus. Un A380 è già stato demolito per i pezzi di ricambio, piuttosto che essere noleggiato o venduto a un’altra compagnia.

Le proiezioni fatte da gruppi industriali e compagnie mostrano che la domanda di trasporto aereo nei prossimi due anni si manterrà probabilmente al di sotto dei livelli del 2019, ponendo i velivoli ad altà capacità in fondo alla lista delle priorità.

L’A380 ha forse pagato anche il prezzo del successo di Airbus, il cui modello A350 (nato nel 2014) ha conquistato subito l’apprezzamento delle compagnie per la sua efficienza in termini di consumo unita alla capacità di effettuare voli a lungo raggio.

E pensare che il gigante dei cieli aveva il potenziale per diventare un pioniere dal punto di vista ambientale nel settore aeronautico. Come sottolineano gli esperti dell’International Council on Clean Transportation, tuttavia, il fatto che le compagnie aeree non abbiano mai utilizzato la sua capacità fino in fondo lo ha condannato a emissioni maggiori rispetto ai suoi concorrenti.

Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto di questa prematura scomparsa sui posti di lavoro in Airbus. Quando era stata comunicata la cessazione della produzione, l’allora direttore generale Tom Enders aveva affermato che le unità dedicate alla componenstistica dell’A380 sarebbero state riassegnate.

La perdita di posti di lavoro sembra inevitabile a causa dell’effetto del Covid-19 sugli ordini ricevuti da Airbus, ma non è ancora stata presa una decisione su dove effettuare i tagli. Il suo fornitore di motori, la britannica Rolls-Royce, ha annunciato la perdita di oltre 9000 posti di lavoro.

Qualcuno già posiziona l’A380 nella stessa categoria del Concorde, il jet supersonico pensionato nel 2003. Entrambi sono stati pionieri dal punto di vista tecnologico e hanno detenuto numerosi record. Purtroppo, hanno subito anche un destino simile dal punto di vista della durata del loro servizio: tutti e due sono stati ritirati prematuramente per via di una crisi.

La carriera del Concorde fu funestata da un tragico incidente a Parigi nel 2000, che convinse l’opinione pubblica della sua inaffidabilità. Gli attentati terroristici dell’11 settembre 2001 resere poi sempre meno richiesti i voli transatlantici, tanto che la necessità di un velivolo in grado di coprire la tratta Londra-New York in tre ore venne meno.

Per l’A380 non è ancora arrivata la fine, è vero, ma il suo futuro era già segnato. Un gigante fuori dal suo tempo, arrivato quando forse non c’era più bisogno di lui. Il coronavirus ha solo accelerato un po’ il processo.