Agricoltura, il Parlamento Ue approva la riforma della Pac. Per l’Italia 50 miliardi

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Dopo 3 anni di negoziati, martedì 23 novembre, il Parlamento europeo ha approvato definitivamente la riforma della Politica agricola, a cui sono destinati 387 miliardi di euro, più del 30% delle risorse del bilancio comunitario.  All’Italia andranno circa 34 miliardi fino al 2027, che arrivano a 50 con la quota di cofinanziamento nazionale.

La nuova Pac riserva il 10% dei pagamenti diretti alle piccole e medie aziende agricole, stabilisce una riserva di crisi permanente in caso di prezzi o mercati instabili e sanzioni per chi viola le norme sul lavoro. Inoltre i paesi membri dovranno garantire che almeno il 35% del bilancio per lo sviluppo rurale e almeno il 25% dei pagamenti diretti siano destinati a misure ambientali e climatiche.

Ciascuno Stato membro sarà tenuto a redigere un piano strategico nazionale  da sottoporre alla Commissione entro il 31 dicembre 2021. L’esecutivo Ue avrà poi a disposizione 6 mesi per la valutazione e approvazione del piano, che entrerà ufficialmente in vigore l’1 gennaio 2023.

I contenuti della riforma

Il 75% del budget totale della Politica agricola comune sarà destinato alle misure del primo pilastro, e in particolar ai pagamenti di base, che per l’Italia ammontano a 3,63 miliardi di euro annui e che continueranno ad essere in funzione delle dimensioni in ettari dell’azienda agricola. Per accedere ai pagamenti gli agricoltori dovranno rispettare le buone pratiche agro-ambientali (GAEC), che passano dalle attuali 7 a 9 con l’aggiunta della rotazione (o diversificazione) colturale e l’obbligo di aree non produttive.

Se non si conformeranno alle norme gli agricoltori perderanno il 10% dei propri diritti all’aiuto (rispetto al 5% attuale) e, per le violazioni intenzionali, il 15%. Tali percentuali potranno essere
ridotte per quegli Stati membri, tra cui l’Italia, che utilizzino il sistema di controllo satellitare delle superfici Copernicus.

La nuova Pac prevede anche un sistema di eco-schemi obbligatori per gli Stati membri, ma volontari per gli agricoltori, che consisteranno in pratiche quali l’agricoltura biologica, l’agro-ecologia, la difesa integrata dalle specie nocive, il risparmio idrico, ma anche misure volte a migliorare il benessere animale, per un valore minimo del 25% dei pagamenti diretti, che per l’Italia significa circa 900 milioni di euro annui.

Il Parlamento europeo ha ottenuto che almeno il 10% dei pagamenti diretti sia utilizzato a sostegno delle piccole e medie aziende agricole e che almeno il 3% del bilancio della Pac sia destinato ai giovani agricoltori. Gli eurodeputati hanno insistito per creare una riserva di crisi con una dotazione annua di 450 milioni di euro (a prezzi correnti) per aiutare gli agricoltori in caso di instabilità dei prezzi o del mercato.

La reazione degli europarlamentari italiani

La maggior parte degli eurodeputati italiani hanno espresso soddisfazione per il risultato raggiunto, ad eccezione dei Verdi.

La riforma, secondo Paolo De Castro, coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo, determinerà il contributo della Pac al Green Deal europeo. “Vogliamo un’agricoltura ancora più forte e competitiva – ha sottolineato l’europarlamentare Pd – capace di garantire la sicurezza alimentare dei nostri cittadini. Per questo, il sostegno al reddito rimarrà un elemento essenziale, accompagnato da misure rafforzate di gestione dei rischi. In più, coltivazioni emblematiche del Made in Italy, dall’ortofrutta, al vino, all’olivo di oliva, continueranno a essere supportate tramite interventi settoriali ad hoc”.

Ad esempio l’assistenza finanziaria dall’Unione per il settore vitivinicolo ammonterà a circa 1,1
miliardi di euro annui e  l’Italia sarà la prima beneficiaria con 323,88 milioni, seguita da Francia e Spagna. Per quel che riguarda invece l’olio d’oliva e le olive da tavolo, l’assistenza finanziaria dell’Unione allocata all’Italia sarà di 34,59 milioni di euro annui.

Secondo l’eurodeputato di Forza Italia (Ppe) Salvatore De Meo “si è raggiunto un compromesso su un testo che coniuga esigenze della produzione e degli agricoltori con le sfide della transizione verde”.

I Verdi invece criticano duramente l’intesa raggiunta. “Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia, PD e 5 Stelle si sono resi complici della più vergognosa delle politiche di greenwashing, dando una mano di verde allo status quo e posticipando al 2027 qualsiasi speranza di avviare la transizione ecologica del settore agricolo”, accusa Eleonora Evi, co-portavoce nazionale di Europa Verde. Secondo Evi i criteri per l’erogazione dei sussidi agricoli previsti dall’accordo sarebbero “profondamente ingiusti”,  e andrebbero “a vantaggio delle grandi imprese”.