Agricoltura: il pomo della discordia tra Ue e Stati membri

[EPA-EFE/JULIEN WARNAND]

In un recente sondaggio del Parlamento europeo, l’agricoltura, l’alimentazione e la pesca sono risultate alcune delle principali aree di disaccordo tra Bruxelles e le capitali dell’UE.

Non si tratta di una notizia sorprendente: chi segue questi temi sa bene, infatti, quanto a livello europeo i battibecchi agro-alimentari: basti pensare agli scontri tra i paesi dell’UE sull’etichettatura sul fronte delle confezioni, o agli agricoltori che scendono in strada per protestare contro la politica agricola comune (PAC) dell’Unione. Senza dimenticare i nuovi accordi commerciali negoziati dall’Unione europea con conseguenze nefaste sul settore agricolo europeo, che hanno lasciato insoddisfatti, per ragioni diverse, tutti i soggetti interessati.

Tutte queste dispute e controversie entrano nei dibattiti politici interni, e sono ben notati dai cittadini. È quanto emerge dall’indagine annuale Eurobarometro, commissionata dal Parlamento europeo e pubblicata venerdì 12 febbraio: l’agroalimentare e la pesca si confermano uno dei pomi della discordia tra UE e Stati membri.

L’immigrazione – lo dicono quasi metà degli intervistati (47%) – è percepita di gran lunga come il principale motivo di disaccordo tra Bruxelles e i governi nazionali. A seguire ci sono le questioni ambientali e quelle legate all’agricoltura, alla pesca e all’alimentazione, e quelle ambientali (20%). Esse sono entrambe percepite come più conflittuali sulla scena dell’UE rispetto alla salute pubblica, nonostante le recenti discussioni sui vaccini e le critiche sul modo in cui l’UE ha gestito la pandemia.

Nulla di cui stupirsi: alcune delle manifestazioni più divertenti della storia dell’Ue, infatti, hanno riguardato proprio al mondo dell’agroalimentare, come quando, nel febbraio del 1971, un gruppo di contadini valloni fece irruzione in un meeting dei ministri dell’agricoltura dell’allora Comunità economica europea (CEE) con tre mucche, in segno di protesta contro il Piano Mansholt, la prima riforma della PAC. Inoltre, la spesa per il settore agricolo ha sempre rappresentato la parte del leone nel bilancio dell’UE, ed è risaputo che dove girano soldi gli argomenti abbondano.

Tuttavia, è interessante guardare a quali sono i paesi in cui il livello di confronto è percepito come particolarmente acceso. In Irlanda, a sorpresa, l’agricoltura, l’alimentazione e la pesca sono considerate la prima questione controversa tra il governo e le istituzioni dell’UE.

Secondo Luke Flanagan, uno degli eurodeputati irlandesi più esperti in questioni agricole, il problema è locale: i risultati del sondaggio sono molto probabilmente dovuti alle obiezioni alle norme e ai regolamenti della PAC, ripetute con frequenza regolare dalla più grande organizzazione agricola del paese, l’associazione degli agricoltori irlandesi (IFA). “Queste vengono raccolte dai cittadini, che quindi pensano che l’agricoltura sia la nostra principale area di disaccordo con l’UE”, ha detto Flanagan a EURACTIV.

Per un altro eurodeputato del partito socialdemocratico Sinn Fein, Chris MacManus, i cittadini irlandesi chiedono all’UE una politica commerciale che rafforzi le filiere corte, la protezione dell’ambiente e un futuro sostenibile per le comunità rurali, mentre l’Unione negli ultimi anni non è riuscita a rispettare questi paletti. MacManus si riferisce in particolare all’accordo di scambio con il Mercosur che, a suo giudizio, mette a rischio i settori locali più vulnerabili. “Quando l’UE concede ai paesi del Mercosur di poter esportare in Europa 99.000 tonnellate di carne bovina o l’importazione di aragoste senza i dazi validi per gli Stati Uniti”, ha detto MacManus, “gli irlandesi sanno che ciò spingerà gli agricoltori locali e le comunità di pescatori, che già stanno lottando, un passo più vicino alla rovina finanziaria”.

Ma quando si tratta di agroalimentare, anche Lettonia, Paesi Bassi e Finlandia sembrano avere problemi con l’UE. La Commissione europea e i ministri della Pesca hanno combattuto per un po’ sull’introduzione di un limite drastico alle quote di pesca nel Mar Baltico per salvare lo stock di merluzzo a rischio di collasso, ma ciò ha comportato un pesante costo socio-economico per l’economia lettone.

I Paesi Bassi si sono opposti al divieto di utilizzare gli impulsi elettrici per stordire i pesci prima di pescarli in uno scontro epocale contro la Francia, la Commissione europea e le ONG. Per dare un’idea di come fosse diventata “pop” questa lotta, il giorno prima del voto finale, le reti da pesca utilizzate dai pescherecci olandesi erano state fuori dal Parlamento europeo a Strasburgo, mentre all’interno, la cantante folk olandese Geke van der Sloot aveva cantato la canzone Lied voor de vissers (‘Canto per i pescatori’), composta per l’occasione.

Se a Riga e ad Amsterdam gli attriti riguardano la pesca, a Helsinki il disaccordo con l’UE potrebbe essere percepito a causa delle diverse condizioni naturali. “Abbiamo una stagione di crescita breve e un inverno lungo, e il più delle volte l’attuazione delle direttive [agricole] europee è più rigida del minimo”, ha spiegato a EURACTIV l’eurodeputata finlandese Elsi Katainen, secondo cui ciò a volte crea un po’ di disaccordi nel settore agricolo, sebbene finora la PAC abbia assicurato un’agricoltura redditizia nel nord del paese.

Un’altra spiegazione potrebbe venire dal fatto che gli agricoltori finlandesi ritengono ingiusto vedere sul mercato prodotti più economici, prodotti con standard inferiori, mentre l’UE chiede loro una regolamentazione rigorosa sulla qualità e sulla sicurezza alimentare. Katainien ha ricordato, ad esempio, che la Finlandia è uno dei pochi paesi che hanno attuato correttamente la direttiva che vieta la pratica del taglio della coda dei maiali. “D’altra parte”, ha aggiunto, “i nostri standard elevati sono un punto di forza nei mercati di esportazione”.

La nota positiva del sondaggio è, infatti, che in cima alla lista dei desideri dei cittadini dell’UE c’è il desiderio di rendere disponibile il cibo a prezzi accessibili e sicuri, e di garantire un equo tenore di vita per gli agricoltori: per il 26% degli intervistati, sono questioni più importanti delle misure per sviluppare le energie rinnovabili o di raggiungere una migliore cooperazione commerciale con gli altri attori globali.