Toia: “Ue e Stati Uniti possono cooperare per trovare un’autonomia strategica”

Patrizia Toia, vicepresidente della commissione ITRE (Industria, ricerca ed energia) del Parlamento europeo. [© European Union 2019 - Source : EP]

EURACTIV Italia ha intervistato l’onorevole Patrizia Toia, Vicepresidente della commissione ITRE (Industria, ricerca ed energia) del Parlamento europeo.

È stato pubblicato il report commissionato dal Presidente Biden sulla resilienza delle catene produttive americane, che si concentra su settori considerati strategici come semi-conduttori, batterie, minerali e materiali critici, farmaceutici e principi attivi. Cosa sta facendo l’Ue su questi fronti?

C’è molta sintonia di analisi e di situazioni tra noi e gli Stati Uniti. L’analisi americana mette in evidenza cosa è accaduto dopo il Covid e cosa accade ora e le fragilità delle catene produttive, inclusi una serie di settori e di prodotti che scarseggiano o rischiano di scarseggiare e condizionare l’intero comparto manifatturiero. La stessa situazione si verifica in Europa, inclusa la consapevolezza di queste conseguenze e di fare delle politiche industriali ad hoc. Anche i settori sotto osservazione sono gli stessi. Ad esempio le materie prime minerarie sono un elemento chiave, così come le batterie e i loro componenti. Per ora l’Ue non ha un documento così completo, però c’è la stessa preoccupazione rispetto all’ esigenza di non rimanere sguarniti di certi prodotti e materie prime. L’Ue cerca di creare delle buone politiche industriali riferite agli ecosistemi, all’intera catena del valore, non agendo su un punto soltanto ma su tutto il processo: dalla estrazione, se sono materie prime minerarie, o comunque dalla disponibilità delle materie prime alla lavorazione e fino alla fase finale del ciclo di vita di questi prodotti, per recuperare al massimo le materie prime rare che vi sono contenute.

L’Ue ha lanciato una serie di strumenti anche di partnership pubblico-private con le alleanze industriali. Si concentrano su questi settori? E su quali altri andrebbero promosse?

Le alleanze sono finalizzate allo sviluppo di una ricerca, di una innovazione da portare nella realtà produttiva e di un rafforzamento dell’attività produttiva in alcuni settori chiave, specialmente in riferimento alla transizione energetica e ambientale, e a quella digitale, che sono i due assi portanti del Next Generation Eu e dei Piani di ripresa e resilienza, insieme al tema dell’inclusione sociale e del capitale umano. L’Ue vuole crescere puntando sulla sostenibilità perché l’ambiente è fondamentale e nello stesso tempo punta a una trasformazione fortemente caratterizzata dal digitale. Per fare questo salto di qualità abbiamo bisogno di nuovi materiali e prodotti, processi produttivi, fonti rinnovabili e strumenti di accumulazione e stoccaggio dell’energia. Un tema chiave ad esempio sarà la mobilità sostenibile, ma richiede grandi accumulatori e batterie per le auto, così come per i processi industriali, che devono cambiare la loro alimentazione energetica. Perciò abbiamo bisogno di un’industria europea competitiva nella produzione di grandi batterie, e servono materiali chiave come litio, cobalto e nichel tra gli altri. In Europa quasi non ne abbiamo, e il tema dell’approvvigionamento, dell’usarle in modo intelligente per produrre in modo efficiente e per smaltirle e recuperarle in gran parte, sarà cruciale ed è oggetto di un Regolamento su cui il Parlamento sta lavorando. Cito le batterie perché è un punto chiave della nostra strategia industriale, e va evitato quanto accaduto con i pannelli solari, dove abbiamo imposto certi target e poi non abbiamo fatto una politica industriale per mettere a disposizione pannelli e li abbiamo comprati in gran parte della Cina, anche se adesso ci sono ottime avanzate produzioni in Italia che andrebbero incentivate.
Così l’Ue per le batterie, l’idrogeno e altri settori finanzia in parte queste alleanze tra enti pubblici e privati, centri di ricerca, università per realizzare insieme un piano di ricerca e di innovazione perché nessun Paese può competere da solo. Poi le aziende possono investire, avendo alle spalle questa ricerca fatta con l’Europa. Sulle batterie stiamo facendo anche un regolamento europeo che aggiorna quello vecchio per stabilire quali standard dovranno avere le batterie nuove, quali prestazioni, quale durabilità, che fine faranno le batterie non rinnovabili che abbiamo attualmente, e magari chiederne di progettarne di più avanzate per consentire il recupero di molte componenti. Questo aiuta l’ambiente e il progresso verso un modo di produrre di mobilità diversi, e ci farà risparmiare, recuperando materie prime preziose e creando anche un’industria del riciclo e del riuso. L’economia circolare può dare a un vantaggio economico e ci libera dalla dipendenza – su cui anche il rapporto americano insiste molto, per non dipendere da pochi paesi che hanno un grande quantità e concentrazione di queste risorse. Insieme Ue e Usa possono cooperare e trovare una forma di autonomia. Ma oltre alla partnership con gli Stati Uniti bisognerà farla con l’Africa, grande fornitore di materie prime che vogliamo aiutare a crescere, anche sviluppando tutte le norme di “due diligence” perché quando parliamo di estrazione e commercio di certe materie dobbiamo essere attenti agli effetti ambientali e sul mondo del lavoro, alla trasparenza del passaggio di queste materie prime. Pensate all’estrazione di certi minerali in Congo e altrove, dove portano anche conflitti e violenza.

Anche su questi temi potranno esprimersi i cittadini attraverso la piattaforma digitale della Conferenza sul futuro dell’Europa, che ha tanti temi su cui si può intervenire dall’economia alla politica estera, dall’ambiente al sociale ai diritti. Perché i cittadini dovrebbero utilizzare questo strumento? Perché è importante secondo lei?

È importantissimo. La Conferenza – che include sia parlamentari nazionali ed europei che membri dei governi e cittadini – non è per gli addetti ai lavori. L’Europa ha bisogno della partecipazione dei cittadini così come i cittadini hanno bisogno dell’Unione. La pandemia ha dimostrato che senza l’Ue molti paesi, inclusa l’Italia sarebbero già saltati per aria. Grazie all’Ue ci stiamo rimettendo in piedi e colmeremo anche il gap. Nella piattaforma digitale della Conferenza si può intervenire nella propria lingua su tutti i temi. Per la prima volta in modo strutturale l’Unione ascolta la voce dei cittadini su quale Europa vogliono. E c’è la garanzia che ogni osservazione che verrà fatta dai cittadini sarà esaminata e ci sarà un documento finale che deriverà dall’esame di tutte le osservazioni. Spesso si chiede come interagire con l’Europa: ora c’è uno strumento semplice e sarebbe davvero autolesionista rinunciare a intervenire. Il tema delle riforme istituzionali non è stato ricompreso direttamente tra i temi da trattare ma rientra in quello della democrazia ed è bene segnalare anche la necessità di superare l’unanimità rispetto alle varie politiche. Nella pandemia l’Ue ha fatto cose straordinarie con Next Generation Eu e Sure. Ma bisogna dire basta all’unanimità, altrimenti se parliamo di immigrati, di fiscalità ecc. c’è sempre un paese che si mette contro e blocca tutti. Perciò anche la necessità delle riforme istituzionali deve venire fuori da questa Conferenza. Così come se vogliamo un’Europa più sociale bisogna dirlo sulla piattaforma in modo che lo veda tutta l’Europa, perché tutti i politici leggeranno quelle osservazioni. Mi auguro che anche la televisione – specie quella pubblica – parli della Conferenza altrimenti viene meno al suo dovere. Spero che si mobiliti anche il mondo della intellighenzia, i commentatori e gli opinionisti. Che cosa pensano sull’Europa gli imprenditori, i sindacati, il terzo settore? Esprimersi su questo è importante e non sono parole al vento.

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