Sassoli: “Serve una fiscalità comune per un’Europa solidale”

Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli. [EPA-EFE/OLIVIER HOSLET]

EURACTIV Italia ha intervistato il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, alla vigilia del mini-summit tra i presidenti delle istituzioni europee e la cancelliera Angela Merkel, essendo la Germania presidente di turno del Consiglio dell’Ue.

Nella pandemia il Parlamento europeo ha spinto per una risposta europea solidale. Perché nel Parlamento è più facile trovare un accordo rispetto al Consiglio dei governi nazionali?

Il Parlamento ha il compito di rappresentare i cittadini, di essere direttamente coinvolto nelle vicende che in questo periodo hanno coinvolto le opinioni pubbliche europee. Questa sensibilità ci ha spinti a rimanere aperti e a far funzionare non solo il Parlamento ma l’Unione europea, e a batterci perché ci sia una risposta comune. Avevamo capito da subito che nessuno avrebbe potuto salvarsi o proteggersi da solo. Bisogna avere una risposta europea.
Adesso alcuni strumenti sono già stati messi a disposizione e nessun paese è a mani nude. Però dobbiamo guardare al medio-lungo periodo con la discussione in questi giorni aperta sul Recovery Fund e sul bilancio dell’Unione.

Cosa proporrà nel mini-vertice tra i Presidenti delle istituzioni europee e la Cancelliera Merkel?

Come Parlamento abbiamo apprezzato la proposta della Commissione. Naturalmente la vogliamo più ambiziosa sia per quanto riguarda il bilancio sia per quanto riguarda il Recovery Fund. Ci convince il livello delle somme che vengono stanziate per il piano di ripresa. E siamo preoccupati perché non vorremmo che queste risorse diminuissero le aspettative sul bilancio. Abbiamo bisogno di sostenere i programmi di successo dell’Unione, di scommettere sul Green Deal, di avere potenzialità sui programmi dell’Ue, sulla la politica agricola, dell’industria e sulla ricerca e i giovani. Non vorremmo che con questi due piani in qualche modo si penalizzi la risposta complessiva che abbiamo visto essere interessante, perché il piano per la ripresa si accompagna al bilancio e questo tra l’altro aumenta anche la capacità comunitaria di gestione dell’Unione – il controllo del Parlamento e una forte iniziativa della Commissione – senza sconfinare in una dimensione prettamente intergovernativa. Credo che in questo momento l’Unione possa rafforzarsi in questo modo.

Si aspetta un accordo sul Recovery Fund e il bilancio pluriennale dell’Unione al Consiglio europeo del 17-18 luglio? È probabile che per raggiungere l’unanimità il compromesso sarà meno ambizioso della proposta della Commissione: quali sono i punti irrinunciabili per il Parlamento?

Il Consiglio europeo farà uscire una proposta che poi dovrà arrivare al Parlamento, che avrà l’ultima parola. Non è un processo che si conclude all’interno del Consiglio. Questo credo che lo abbiano capito e lo abbiano ben chiaro tutti. Noi diciamo che abbiamo bisogno di non andare sotto la soglia dell’ammontare che è stato indicato (750 miliardi per quanto riguarda il Recovery Fund, ndr). Abbiamo bisogno di una scommessa vera e di un calendario e di risorse proprie già dal prossimo anno. Pensiamo alle tasse sulle plastica, all’Emission trading system (il sistema di commercio legato alle emissioni inquinanti, ndr), il digitale ed altre forme di finanziamento dell’Unione senza passare dai bilanci nazionali. Questo è nell’interesse anche dei cittadini. E poi abbiamo certamente la necessità di avere una regia, una gestione di questo piano di ripresa che veda al centro il Parlamento. Vogliamo atti delegati non Comitologia altamente burocratizzata, che potrebbe bloccare il processo. Credo che queste siano delle richieste che vanno esattamente nella linea della risposta europea.

Riguardo alle risorse proprie quanto sono importanti l’idea di un debito pubblico e di una fiscalità europea ed il superamento dell’unanimità per il futuro dell’Unione?

Il superamento dell’unanimità non lo decideremo in questa fase. Ha bisogno di altre procedure. Noi ci scommettiamo e lo abbiamo posto nell’agenda anche di questa legislatura. Come Parlamento abbiamo visto con molto interesse la presidenza tedesca indicare le sue priorità per il semestre e tra queste c’è anche una indicazione che riguarda l’aumento della capacità fiscale europea. Questo secondo me è un punto dirimente. Abbiamo bisogno di una riforma fiscale europea. Questo darà nuove possibilità e metterà in chiaro anche la ricchezza del nostro mercato, darà uguaglianza e nuove opportunità, e credo che questo sia molto importante. Naturalmente stiamo parlando di un lavoro che non si esaurisce con il Consiglio europeo del 17 e 18 luglio.

La pandemia ha mostrato che i cittadini chiedono e si aspettano risposte europee. Abbiamo bisogno di una Conferenza sul futuro dell’Europa o sarebbe meglio mettere subito mano alla riforma dei Trattati, prima dei cambi di leadership politica in Germania, Francia e Italia?

Ne abbiamo bisogno perché noi vogliamo farlo col consenso e con la partecipazione. Non vogliamo che siano delle ricette che scendono solo dall’alto. Abbiamo bisogno di un’Europa che riprenda ad animare la partecipazione e ad ascoltare i cittadini. Ecco perché la Conferenza è molto importante e certamente ci saranno anche quegli elementi che consentiranno alcune grandi riforme. Sono convinto che noi dobbiamo aumentare ad esempio la capacità dell’Ue nella risposta sanitaria. Dobbiamo avere un’Unione con più poteri, con una dotazione di poteri europei che consenta un buon grado di protezione dei cittadini non solo dalle pandemie, ma anche dalle crisi che il mondo globale ci fa arrivare in casa. Credo che la Conferenza sia un ottimo esercizio di partecipazione di un’Europa nuova che vogliamo costruire dal basso non dall’alto.

Il Parlamento chiede l’iniziativa legislativa, ma nell’unico campo in cui ce l’ha, la riforma dei Trattati, non l’ha mai usata. Non è arrivato il tempo di riformare l’Unione?

Io mi auguro di sì adesso. Naturalmente una riforma dei Trattati si fa con il consenso non si fa anche qui facendola scivolare dall’alto. Credo che tutti gli strumenti poi possono essere usati. Abbiamo bisogno di un Parlamento che abbia una dotazione di potere d’iniziativa maggiore di quella che ha oggi. Lo abbiamo detto da un anno a questa parte e credo che anche su questo la conferenza possa darci delle buone indicazioni. Poi certo c’è il diritto di veto che naturalmente blocca spesso e volentieri le decisioni, che non fa assumere responsabilità. Penso che se vogliamo indicare una strada nuova dopo il Covid è quella di una Europa con una democrazia più funzionante, e che sia una richiesta che viene dalle nostre opinioni pubbliche. È interessante vedere come da due mesi a questa parte anche i sondaggi si siano ribaltati. Oggi i cittadini chiedono un’Unione con più poteri, a differenza magari di qualche tempo prima in cui c’era grande disaffezione nei confronti dell’Unione. Ora tutti sentono che intorno alla nostra vita succedono cose per cui l’Europa può essere veramente un’assicurazione per la vita di tutti.