Pagani: “Usiamo il Mes. È l’occasione per riformare il sistema sanitario”

Il logo del Meccanismo europeo di stabilità (Mes).

EURACTIV Italia ha intervistato Fabrizio Pagani, Capo globale strategie di Muzinich & Co., già consigliere economico dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, Presidente dell’associazione M&M – Idee per un Paese migliore, che ha lanciato una proposta su come utilizzare i fondi del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) destinati all’Italia.

Perché M&M ritiene che l’Italia debba utilizzare la linea di credito del Meccanismo Europeo di Stabilità?

Il primo punto è che se queste risorse venissero reperite sul mercato, che è possibile, costerebbero di più. Il MES farebbe risparmiare effettivamente qualche miliardo di interessi. Credo che ogni buon amministratore dovrebbe utilizzare tutti i mezzi disponibili per gravare meno sulle finanze pubbliche. Il secondo punto è che con il MES allargheremmo la panoplia degli strumenti di finanziamento. Per questi 36 miliardi possiamo evitare il mercato, a cui già dobbiamo rivolgerci quest’anno con urgenze e pressioni, forse mai viste prima. Per ora i mercati stanno reggendo bene, anche grazie alla Banca Centrale Europea. Abbiamo visto il Btp Italia. Però 36 miliardi sono una cifra comunque importante da togliere dalle emissioni pubbliche. Il terzo aspetto, forse il più importante, per cui ricorrere al MES è che questi 36 miliardi sono vincolati a spese dirette e indirette legate alla cura e alla prevenzione della pandemia. Cioè sono legati ad un progetto e terminano con esso: far sì che la nostra sanità sia adeguata a rispondere alle pandemie. È l’occasione per riformare e modernizzare il sistema sanitario e far sì che sia in grado di rispondere a crisi come quella attuale. Senza queste risorse a nostro avviso sarebbe più difficile portare avanti in maniera mirata e concreta questo progetto. Probabilmente qualche risorsa finirebbe alla sanità, ma in maniera più disordinata. Quindi il MES è un catalizzatore di attenzione della classe politica e dell’amministrazione verso una riforma moderna del sistema sanitario italiano.

Ci pagano per usare le risorse del MES!

E non c’è alcun trucco. Semplice matematica finanziaria. Il direttore finanziario del MES, Kalin Anev Janse, ha fatto due conti. E ha scoperto che alle condizioni attuali dei mercati, accedere alle risorse del MES (sui titoli a 7 anni) potrebbe …

M&M ha proposto un piano su come utilizzare al meglio i fondi del MES. Quali sono le vostre priorità?

Si tratta di cinque priorità. Alcune sono legate alla modernizzazione fisica degli ospedali. Alcuni sono addirittura del XIX secolo e non sono adatti strutturalmente ad accogliere pazienti in caso di pandemia. Altre invece sono riforme relative alla digitalizzazione, alla ricostituzione di un tessuto di medicina territoriale e di prevenzione e al rafforzamento della rete dei laboratori. Questo vale naturalmente sia per gli ospedali che per le case di cura. L’altro aspetto importante che sottolineiamo è l’unicità del comando nell’attuazione del piano. Perché spesso i progetti di riforma si incagliano nei meccanismi di attuazione. Qui c’è un lavoro sia normativo, di semplificazione del codice degli appalti, che tecnico di miglioramento della preparazione delle nostre stazioni appaltanti. Sottolineerei infine un uso, migliore e piu diffuso, delle tecniche di partnership pubblico privato.

Questo è un ulteriore contributo che M&M offre rispetto alla risposta alla pandemia e alla conseguente crisi economica, perché aveva già lanciato le proposte Bridge e Bridge 2. Di cosa si tratta?

Bisogna capire la sequenza delle misure che il governo, anzi i vari governi – perché non vi sono grandi differenze tra i diversi Paesi europei – hanno preso di fronte ad un’economia che ha subito uno stop imprevisto e imprevedibile. Il primo gruppo di misure sono di protezione: come sospendere i pagamenti delle tasse, e quando possibile anche le scadenze dei prestiti. Il secondo gruppo di misure riguarda la liquidità. Le imprese si sono trovate improvvisamente in difficoltà: l’assenza di flusso di cassa deve essere compensata dallo Stato, che ha chiesto – per ragioni sanitarie – di non operare.. Si riscopre quindi un ruolo fondamentale dello Stato. Il piano Bridge 1 propone di farlo attraverso dei prestiti garantiti dallo Stato a condizioni più favorevoli possibili per gli operatori economici, che reintegrino loro più o meno il fatturato dei 3 mesi di sospensione. E così effettivamente il governo ha deciso grosso modo di procedere, sebbene noi pensiamo che alcuni elementi potevano essere più semplici nell’attuazione e nella implementazione. Il secondo aspetto è la sospensione, quindi traghettare l’economia verso la riapertura. E il terzo è quello della riapertura e qui ci sono tante questioni in gioco. Noi ci siamo concentrati in particolare su quello della ricapitalizzazione delle imprese. Speriamo il meno possibile, ma è probabile che molte imprese escano dalla crisi con un maggiore indebitamento. Lo Stato, il governo, gioca un ruolo importante nel facilitare questa ricapitalizzazione. La prima cerchia di difesa dell’impresa, i primi responsabili da attivare per la ricapitalizzazione dell’impresa, sono gli imprenditori stessi. E lo stato può facilitarli attraverso degli sgravi fiscali per gli investimenti che un imprenditore fa nella propria azienda o in altre. Quindi è un rischio imprenditoriale che lo stato può facilitare attraverso detrazioni per gli investimenti. Sono misure che già esistevano ma che adesso devono essere potenziate. Sono state inserite nel Decreto Rilancio ma forse dovrebbero essere rese permanenti. La seconda cerchia di difesa è il mercato. Quindi bisogna facilitare la possibilità per le imprese di andare sul mercato e trovare le risorse per ricapitalizzarsi. La canalizzazione del risparmio delle famiglie italiane verso l’impresa, attraverso i Piani Alternativi di Risparmio, va in questa direzione.. La terza cerchia, ma è l’ultima ratio è che lo stato direttamente entri nel capitale delle imprese. Cosa che deve fare in maniera oculata, limitata a casi specifici, e con degli strumenti che garantiscano che questo avvenga a condizioni di mercato e con una prospettiva di uscita relativamente breve nel tempo.

Anche l’Europa e i cittadini si aspettano serietà e rispetto

Il dibattito in Italia sul Next Generation Europe si colloca per ora ad un livello abbastanza basso. Non si discute di una visione di lungo periodo per il Paese. Sembra mancare la consapevolezza che gli aiuti europei saranno una tantum …