Pagani: “Bisogna alleggerire la pressione fiscale sui lavoratori con redditi bassi”

Fabrizio Pagani

EURACTIV Italia ha intervistato Fabrizio Pagani, Capo globale strategie di Muzinich & Co., già consigliere economico dei governi Letta, Renzi e Gentiloni, Presidente dell’associazione Minima Moralia – Idee per un Paese migliore, che riunisce, imprenditori, accademici, civil servant e che dopo aver proposto mesi fa una proposta su come utilizzare i fondi per la sanità del MES, ha recentemente lanciato una proposta Next Generation Italia rispetto all’uso dei fondi Recovery Fund del Next Generation EU.

Quali sono secondo voi le priorità o gli assi su cui l’Italia dovrebbe puntare?

Le risorse del Recovery Fund e Next Generation EU sono straordinarie, nel senso di extra ordinarie, e quindi vanno usate per interventi fuori dall’ordinario, che tocchino i nodi strutturali del Paese che finora non sono stati affrontati. Vi sono tante priorità che riguardano l’impresa, la produttività, la competitività e ci sono altri strumenti per affrontare questi temi come le normali leggi di bilancio ed i fondi strutturali. Le risorse del Recovery Fund servano invece per affrontare temi come la demografia, l’istruzione, il lavoro, la sostenibilità. Questioni che poco spazio hanno trovato nelle leggi di bilancio degli ultimi anni e che vanno affrontate come riforme strutturali e di sistema, capaci di incidere sulla prospettiva di crescita del Paese. Se non cresce ormai da 20-25 anni c’è qualcosa di strutturale che non è stato affrontato, ce secondo noi riguarda i meccanismi legati all’educazione, all’istruzione, alla scuola, al lavoro, per esempio al lavoro femminile. L’italia ha paradossalmente sia un problema demografico che poche donne al lavoro, sebbene abbiano risultati scolastici migliori. Sembra contraddittorio ma una donna che non lavora ha minore fiducia nel futuro, minori disponibilità economiche e tende ad avere meno figli. E ciò non vale solo per la donna, ma anche per l’uomo e la famiglia in generale. Inoltre pensiamo che ci debba essere un alleggerimento della pressione fiscale, non per tutti ma per la popolazione attiva e in particolare per la popolazione attiva con redditi più bassi, non solo per ragioni di equità, ma anche economiche, perché questi nuclei familiari hanno una maggiore propensione al consumo. E per dare maggiori prospettive e fiducia nel futuro.

Tutti questi temi vanno affrontati insieme, in maniera olistica. Se prendiamo la questione del lavoro femminile non è un tema che appartiene a un singolo ministero ma è trasversale: riguarda l’orario scolastico, gli asili nido, l’edilizia e la digitalizzazione delle scuole, il tempo pieno, ma anche la possibilità di un aiuto domestico per le famiglie, e quindi i diritti delle persone che aiutano le famiglie ad una permanenza regolare nel Paese, e quindi riguarda anche l’immigrazione regolare, scelta e non subita, che preveda un percorso formativo e previdenziale che dia dignità. Tutto ciò rientra nel cantiere della promozione del lavoro femminile, così come naturalmente il rispetto del principio della parità dei salari, gli incentivi per l’imprenditorialità femminile, ecc. La necessità di un approccio corale vale anche per la sostenibilità. Nella nostra proposta non abbiamo la pretesa di essere esaustivi, ma di offrire un esercizio di metodo, di come affrontare questa sfida di scrivere il piano nazionale di rilancio. Per invitare il governo ad una metodologia più profonda e lungimirante che non la singola presentazione di progetti da parte dei ministeri. Un approccio top down che individui le ragioni perché non siamo cresciuti e i settori su cui non siamo intervenuti. Ad esempio – e non dico che non sono questioni importanti perché ci ho lavorato anch’io molto – dare un incentivo in più per un investimento da parte delle imprese è già stato fatto e si può continuare a farlo con le leggi di bilancio ordinarie. Un ulteriore super ammortamento sicuramente fa comodo ma l’impatto sulla crescita italiana sarebbe marginale. Dobbiamo trovare le aree con un impatto marginale maggiore. Si può discutere su quali siano; per noi sono demografia, istruzione, lavoro, sostenibilità.

Recovery Plan e risorse proprie: l'equivoco su cui si gioca il destino dell’Unione europea

Sulle cosiddette risorse proprie si gioca il destino dell’Unione europea. Solo che il termine è estremamente equivoco, come cercheremo di spiegare. Fare chiarezza sul tema delle risorse che verranno utilizzate per finanziare il piano di ripresa aiuta a comprendere la …

Che ne pensa della richiesta della Banca Centrale Europea di rendere strutturale il pilastro fiscale dell’unione economica monetaria?

Apprezzo il grande coraggio della BCE, che lo ha fatto in maniera molto accorta, ma anche sfidante. La proposta è affascinante e ha senso da tanti punti di vista. Dal lato delle politiche economiche dell’Unione europea si verrebbe a creare finalmente quella gamba dell’unione fiscale che è sempre mancata e ha  reso un po’ claudicante la politica economica europea basata quasi esclusivamente sulla politica monetaria. Se da un lato c’è la BCE con la politica monetaria dall’altro ci sarebbe una Commissione, per semplificare, con un bilancio europeo basato su un’evoluzione del Recovery Fund. Di queste cose naturalmente si parla da molto tempo, già all’indomani della grande crisi finanziaria e poi della crisi del debito sovrano. Ma all’epoca pochi passi in avanti si fecero in una crisi sostanzialmente asimmetrica. Questa volta invece la crisi è simmetrica e si è fatto un grosso passo avanti con il Recovery Fund e il Next Generation EU. Da qui a renderlo permanente, cioè passare dal tempo di guerra della crisi al tempo di pace, è un ulteriore salto.

La Bce sostiene l’espansione fiscale in Europa

Secondo gli economisti della Banca centrale europea è “essenziale garantire che il sostegno fiscale derivante dal Next Generation Eu non sia indebolito dalla prematura interruzione del sostegno fiscale finanziato a livello dei singoli Stati nazionali”.

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In passato la Cancelliera Merkel disse che mai si sarebbe fatto debito europeo finché lei fosse viva. Ora la Germania accetta il debito europeo sia per SURE che Next Generation EU. E il vice-Cancelliere e ministro delle finanze Scholz ha detto che dal principio del debito pubblico europeo non si uscirà più e ha chiesto una capacità e un’armonizzazione fiscale, incluso il voto a maggioranza qualificata sia sulla fiscalità sulla politica estera. Che ne pensa dell’evoluzione della posizione tedesca?

Questa evoluzione è per fortuna legata a pressioni più profonde della stessa grave crisi in cui ci troviamo. C’è proprio un movimento tettonico che sta avvenendo per cui da parte tedesca, francese e anche degli altri paesi c’è la percezione che l’Europa dovrà sempre più contare su se stessa. Sia dal punto di vista della politica estera e di difesa, ma anche dal punto di vista economico, di dove viene la crescita. Fino a qualche mese fa la crescita veniva individuata nelle esportazioni nei mercati internazionali e in particolare nella grande Cina. Oggi non dico che questo sia scomparso, che sarebbe un disastro – ma c’è un po’ più l’idea che i paesi devono crescere anche per il mercato interno, per i consumi interni, e quindi sostanzialmente il mercato interno europeo diventa più rilevante per crescita di tutti. Se è così naturalmente i paesi devono crescere tutti insieme e non possiamo più avere gli squilibri degli ultimi due decenni in cui il sud arrancava dietro ai paesi più forti del nord. Per questo questa sorta di unione fiscale potrebbe essere effettivamente uno degli strumenti necessari.

Scholz: “L’unico modo di essere sovrani nel mondo globale è attraverso l’Ue”

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Per Scholz “l’Unione europea ha fornito una riposta forte alla pandemia”, mostrando che l’Europa è il miglior strumento …

Qualcuno dice che il Next Generation EU sia il Piano Delors con 30 anni di ritardo. Che ne pensa?

Ora c’è una qualche difficoltà in più e qualche forse vantaggio in più. Qualche difficoltà perché il piano Delors era un piano a 12 Paesi più omogenei di quelli che abbiamo oggi. Ora abbiamo un numero molto più elevato di paesi anche con alcune difficoltà di relazioni con alcuni paesi dell’Europa orientale che hanno un interpretazione sicuramente diversa almeno in questo momento di alcuni dei principi fondamentali che reggono con le nostre comunità, e con un importante paese in uscita. Quindi ora è sicuramente più complesso e forse più urgente. C’è più pressione per andare avanti rispetto ai tempi di Delors, perché usciamo da un’ennesima crisi. Negli ultimi dieci anni siamo passati da crisi sempre più grandi, dalla grande crisi finanziaria, al debito sovrano e adesso il covid-19. Qualcuno dice che sta arrivando la madre tutte le crisi che potrebbe essere quella del cambiamento climatico. Queste pressioni possono aiutare a fare quei salti che in periodi più normali è difficile fare.

Poi al di là del contenuto del piano sarà molto importante la sua attuazione. Fa bene la Commissione a sottolineare che ci sarà molta attenzione sulla capacità di implementazione dei piani. L’Italia non ha un track record particolarmente positivo su questo, sia sul lato dei fondi europei che più in generale sull’attuazione delle riforme. Bisogna che il Paese si attrezzi per questa grande sfida. Anche perché se usassimo male le risorse screditeremmo lo stesso meccanismo europeo. Perché se noi siamo i principali beneficiari. Se queste risorse venissero sprecate sarà ancora più difficile convincere i “frugali” al prossimo giro.