Olbrycht: “C’è il rischio che alcuni Paesi utilizzino la ratifica delle risorse proprie per influenzare lo stato di diritto”

L'eurodeputato polacco del Ppe Jan Olbrycht. [Facebook]

EURACTIV ITALIA ha intervistato l’eurodeputato Jan Olbrycht, Co-relatore sul Quadro finanziario pluriennale, per valutare la posizione che emerge in Parlamento dopo la riunione della commissione sul bilancio del Parlamento europeo e i negoziati informali in corso tra le istituzioni dell’Ue.

Durante la riunione della commissione Budg il ministro tedesco per l’Europa Michael Roth ha sottolineato che il Quadro finanziario pluriennale (QFP), il Next Generation Eu e la condizionalità relativa allo Stato di diritto sono un pacchetto unico. Il Parlamento è d’accordo con questo approccio? O ritiene che sia una strategia per mettere il Parlamento in un angolo?

Penso che non sia una novità, perché è abbastanza chiaro dal 2019, quando la Commissione ha proposto il nuovo regolamento e ha collegato il Qfp e lo Stato di diritto, che sarà trattato come un pacchetto. Anche se si tratta di due elementi distinti: il Qfp è completamente separato dallo Stato di diritto. La novità è che il pacchetto ora consiste non solo di due ma di tre elementi, che sono diversi dal punto di vista metodologico. Perché abbiamo il Qfp, che richiede una decisione unanime nel Consiglio e il consenso del Parlamento. In secondo luogo abbiamo le risorse proprie, cioè il Recovery Fund, che richiede un’iniziativa della Commissione, poi il parere del Parlamento, che sarà dato nella prossima sessione, e quindi la decisione unanime del Consiglio e la ratifica da parte di tutti i parlamenti nazionali e di alcuni parlamenti regionali, per un totale di 41 parlamenti! Come Parlamento europeo non abbiamo nulla da dire se non il parere. Ma questa è una procedura intergovernativa molto speciale e ci batteremo per un ruolo più forte del Parlamento nell’attuazione del Fondo. E la terza questione è lo Stato di diritto. Al riguardo i presidenti di 4 dei principali gruppi del Parlamento hanno scritto una lettera in cui dicono che se la procedura sullo stato di diritto non sarà terminata non daranno il consenso al Qfp. Al contrario, c’è il pericolo che alcuni Stati membri utilizzino la ratifica delle risorse proprie per influenzare lo stato di diritto, perché la ratifica è unanime, mentre lo stato di diritto richiede la maggioranza qualificata in Consiglio. Penso quindi che la presidenza tedesca si sia trovata in una posizione molto difficile, perché ora si trova ad affrontare le controversie all’interno del Consiglio non solo sugli elementi finanziari, ma anche sullo Stato di diritto.

Qual è la posizione che emerge in Parlamento riguardo al piano Next Generation Eu e alle risorse proprie?

Le reazioni sono diverse, perché creare la Next Generation Eu significa di fatto cambiare le regole. Dovremo ripagare i mercati finanziari. Sarà necessario aumentare i contributi nazionali al bilancio o creare nuove risorse proprie. Con la creazione della Next Generation Eu, il Recovery Fund sarà un facilitatore per prendere la decisione sulle risorse proprie. Alcuni membri del Parlamento, che non sono particolarmente favorevoli all’Europa, non sono contenti di questo, perché vedono che la conseguenza delle nuove risorse proprie sarà un’Unione europea più forte. Ma la maggioranza del Parlamento ha accolto con favore il Recovery Fund e il Next Generation Eu. Ma prima di tutto gli Stati membri devono deliberare al riguardo ed i Parlamenti nazionali devono ratificarlo. Darebbe la possibilità di destinare più soldi ad alcune delle politiche che sono state ridotte nel Qfp, come una sorta di compensazione. Ci sono anche alcuni elementi che non ci piacciono: per esempio esclude completamente il Parlamento da tutta l’attuazione. Cercheremo di modificare il regolamento finanziario per avere voce in capitolo in ogni bilancio annuale per vedere dove vanno a finire i soldi e come viene attuato il programma. In secondo luogo, il Recovery and Resilience Fund richiede che i piani nazionali siano accettati non dalla Commissione, ma dal Consiglio che vota a maggioranza qualificata. Questa è una novità: che il programma di un Paese vada accettato da altri Paesi probabilmente aprirà negoziati molto complicati tra gli Stati membri. È un passo indietro verso il metodo intergovernativo.

Il Parlamento sta cercando di modificare quella parte per ottenere l’approvazione dei programmi nazionali da parte della Commissione piuttosto che del Consiglio?

Ora sono in corso i lavori per quanto riguarda il regolamento sul Recovery and Resilience Fund, per preparare la base giuridica. Il Parlamento cercherà di influenzare questa procedura. Attualmente si stanno preparando gli emendamenti. Penso che il Parlamento cercherà di avere voce in capitolo sui piani nazionali. Di solito prepariamo il quadro generale e poi l’implementazione passa alla Commissione. Ma se il Consiglio vuole entrare nell’attuazione, allora anche il Parlamento cercherà di essere coinvolto. Se si tratta di denaro europeo, di cui tutti noi saremo responsabili, allora non dovrebbe essere accettato solo dal Consiglio. Quindi non escludo che ci sarà la tendenza a coinvolgere maggiormente il Parlamento.

Per quanto riguarda il Qfp, il Consiglio europeo di luglio ha ridotto i fondi per alcune politiche strutturali, approvando al contempo il Next Generation Eu e il Recovery Fund. Il Parlamento chiederà alcune modifiche al Qfp per quanto riguarda l’importo complessivo e la distribuzione dei fondi?

Nella nostra risoluzione siamo stati molto chiari sul fatto che abbiamo il nostro mandato a partire dal 2018. Proponiamo alcuni numeri basati sulle analisi della Commissione europea: cosa dovremmo fare se vogliamo raggiungere certi obiettivi. Si trattava di Horizon 2020, Erasmus e di tutte le politiche orientate al futuro. Purtroppo sono state tagliate, ma anche la difesa, il controllo delle frontiere e molte altre. Così abbiamo fatto una lista di 15 programmi bandiera orientati al futuro. Proporremo i numeri della nostra risoluzione all’inizio dei negoziati, perché pensiamo che queste politiche non possano essere tagliate in questo modo. Non è che vogliamo più soldi, ma chiederemo al Consiglio cosa propone sulle politiche. Volete continuare le politiche o tagliarle? Se volete ridurre le politiche ditelo. Volete proteggere le frontiere e sviluppare la politica di difesa dell’Ue o no? Cosa proponete in termini di politiche? Il Parlamento vorrebbe rafforzare queste politiche. Sappiamo che sarebbe estremamente difficile per gli Stati membri dare più soldi al Qfp a causa della situazione economica. Ma proporremo di modificare alcuni dei meccanismi interni del bilancio. Ad esempio, se una parte del denaro non viene spesa, ora torna agli Stati membri in proporzione e riduce il loro contributo nazionale per il prossimo anno. Il Parlamento per molti anni ha chiesto che una volta che il denaro entra nel bilancio europeo dovrebbe rimanervi. Così possiamo riutilizzarli e se non vengono spesi non dovrebbero tornare agli Stati membri, ma essere utilizzati in altre politiche. Il consiglio si è rifiutato di parlarne. Ma credo che questo sia il momento di esplorare questa soluzione. E penso che ci saranno anche altre proposte del Parlamento.

L’accordo al consiglio è stato quello di rafforzare la Next Generation Eu, che è il denaro per l’emergenza, e di indebolire il Qfp, che sono le politiche strutturali. Le risorse proprie saranno utilizzate per ripagare il denaro per la Next Generation Eu. Chiederete una più ampia possibilità di utilizzo delle risorse proprie per rafforzare il Qfp?

Penso che dovremmo dire che le risorse proprie dovrebbero almeno pagare prima gli interessi della Next Generation Eu, previsti nel Qfp per circa 12,9 miliardi di euro. Le nuove risorse dovrebbero essere utilizzate almeno per rimborsare il denaro ai mercati finanziari. Pertanto abbiamo bisogno delle nuove risorse proprie con grande urgenza. Poiché non sono ancora state approvate, finora non abbiamo fatto passi o richieste ulteriori.