Niels Thygesen (European Fiscal Board): “Bisogna ripensare il Patto di stabilità e crescita”

Niels Thygesen, presidente dell'European Fiscal Board. [ZEW/Flickr]

Secondo il presidente dell’Efb ora che il rapporto debito/Pil è schizzato di oltre il 15% in media nell’Eurozona, rispetto al 2019, la norma di rientro del debito deve essere allentata.

La scorsa settimana lo European Fiscal Board (EFB) ha presentato il Rapporto Annuale per il 2020, prima alla Commissione Europea e successivamente alla stampa. Su questo tema, abbiamo intervistato il suo presidente, il Prof. Niels Christoffer Thygesen.

Professor Thygesen, pochi conoscono l’esistenza e il ruolo dello European Fiscal Board. Ci può spigare qual è il suo mandato e come avete giudicato l’adozione generalizzata di pacchetti fiscali espansivi durante il 2020, impensabili fino all’inizio di quest’anno?

Nel giugno 2015 veniva pubblicato il cosiddetto Rapporto dei Cinque Presidenti [delle principali istituzioni europee: Consiglio, Parlamento, Commissione, Bce ed Eurogruppo] sul ‘Completamento dell’Unione economica e monetaria europea’. A seguire, la Commissione aveva deciso di istituire lo European Fiscal Board, col mandato di: valutare l’implementazione del quadro fiscale dell’Unione e la sua adeguatezza, sia a livello nazionale sia a livello Ue; fornire indicazioni sulla sua evoluzione futura; cooperare con i Consigli indipendenti di finanza pubblica nei singoli Stati; fornire specifica consulenza al Presidente della Commissione.

Tuttavia l’EFB non possiede le risorse, né il mandato, per fornire consigli dettagliati sulla politica fiscale nel breve periodo. Anche per stilare il Rapporto, abbiamo fatto affidamento sulle analisi della Commissione relative agli orientamenti di politica fiscale per il 2020 e 2021.

Avevamo già ampiamente apprezzato gl’importanti stimoli forniti in ciascun paese; oltre che le iniziative senza precedenti adottate a livello UE nel corso della primavera e l’estate, anche se verranno implementate a partire dal 2021.

A luglio lo European Fiscal Board aveva suggerito di porre estrema attenzione “nei confronti di un ritiro prematuro del sostegno fiscale a livello degli Stati membri”. Prima o poi tuttavia sarà necessario ripristinare qualche tipo di disciplina fiscale. Si può semplicemente tornare al passato, o sarà necessario rivedere il quadro complessivo di sorveglianza e governance fiscale nella Ue?

Il Board ha dato il proprio pieno sostegno all’attivazione della cosiddetta “general excape clause”, che ha consentito di sospendere il Patto di Stabilità e Crescita e le norme sulla governance fiscale europea, anche se suggeriamo di considerare con largo anticipo i criteri che possano consentire di toglierla. Ci auguriamo che la ripresa conduca le economie europee sufficientemente vicine al livello di attività del 2019 entro la fine del 2021, in modo da immaginare di poter adottare nuovamente delle regole fiscali. Le attuali incertezze rendono tuttavia impossibile fare una previsione attendibile.

Il nostro principale contributo al dibattito sulle scelte di politica economica nel prossimo futuro è proprio su quali condizioni sia necessario soddisfare per poter tornare ad un quadro di politica fiscale fondato sulle regole. Un piano che, in linea di principio, dovrà essere pronto nel momento in cui le clausole di sospensione del Patto saranno eliminate, presumibilmente non prima di un anno. In ogni caso, ci pare difficile giustificare semplicemente il ritorno alle regole pre-crisi.

L’analisi contenuta nel Rapporto annuale 2020 è riferita all’esperienza del 2019, che ci pare debba essere considerata in gran parte positiva nei termini della ripresa dopo la crisi precedente. Ed illustra come l’adesione di ciascun paese alle regole fiscali abbia progressivamente perso efficacia, sia in termini di sostenibilità del debito pubblico sia di stabilizzazione nel breve periodo; fornendo ulteriore conferma della rilevanza di un certo numero di proposte di riforma che lo EFB aveva già avanzato nei rapporti precedenti. Non a caso, la stessa Commissione Europea aveva lanciato a febbraio un dibattito su come migliorare il Patto di Stabilità e Crescita.

In sintesi, cosa è urgente cambiare nella governance economica europea, anche alla luce dell’emergenza pandemica?

Come dicevo, il Board ha già presentato alcune proposte, che oggi risultano ancora più urgenti con la crisi del Covid-19. Le nuove iniziative adottate col Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza hanno affrontato due delle maggiori debolezze del quadro fiscale della Ue: l’assenza di una capacità fiscale centralizzata a livello Ue, in grado di aiutare la politica monetaria e le politiche fiscali nazionali a fronte di gravi crisi; e un meccanismo per dare priorità alle spese pubbliche in grado di spingere sulla crescita.

Si tratta tuttavia di azioni temporanee; è compito quindi dei decisori politici spostare la loro attenzione su come affrontare e risolvere questi problemi nel normale quadro del Semestre Europeo, attraverso un attento monitoraggio delle politiche nazionali, una volta che le iniziative europee saranno terminate.

Eppure lo European Fiscal Board non può essere semplicemente indifferente rispetto all’esplosione del debito pubblico in Europa. Come pensate di muovervi, sotto questo profilo, nel prossimo futuro?

L’altra nostra priorità infatti è relativa proprio al ruolo delle strategie di riduzione del debito, ora che il rapporto debito/Pil è schizzato di oltre il 15% (in media, nell’area euro) rispetto al 2019. In questa prospettiva, due fattori suggeriscono che la norma di rientro del debito introdotta quasi dieci anni fa [il Fiscal Compact] – che prevede una riduzione di un ventesimo l’anno rispetto al tetto del 60% – debba essere rivista ed allentata, anche prevedendo l’adozione di obiettivi differenziati per le varie economie. Sembra ci si possa attendere che i tassi d’interesse rimangano inferiori al (pur modesto) tasso di crescita delle economie europee; in questo quadro, insistere sul ritmo di riduzione previsto in precedenza rischia di non essere politicamente realizzabile. E verrebbe giudicato non credibile dai mercati finanziari. Abbiamo bisogno di un valore di ancoraggio al quale tendere, ma anche di fissarlo in modo realistico; ed a quel punto renderlo coercibile.

Niels Christoffer Thygesen, Professore Emerito di Economia Internazionale all’Università di Copenhagen, è stato membro indipendente del Comitato Delors sull’Unione Economica e Monetaria del 1988-89 e consulente di varie istituzioni nazionali (Governo e Banca centrale danesi) ed internazionali (tra cui Ocse e Harvard’s Development Advisory Service).