Nava (DG Reform): “Investimenti e riforme per superare la recessione”

Mario Nava, direttore della Direzione generale Reform della Commissione europea [Finance Watch]

EURACTIV Italia ha intervistato Mario Nava, nuovo direttore generale della Direzione generale Reform della Commissione europea. La Direzione generale (DG) si occupa del sostegno alle riforme pubbliche e avrà un ruolo centrale anche nell’aiutare gli Stati membri a utilizzare i fondi di Next Generation EU.

Quali sono i compiti della Dg Reform, questa nuova direzione generale che avrà un ruolo fondamentale, anche rispetto al Recovery Fund?

La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha creato due nuove direzioni generali: DG Defis, che si occupa di difesa, e DG Reform, che ha il compito di aiutare gli Stati membri nei loro sforzi per pianificare e implementare le riforme.

La DG Reform si interfaccia direttamente con gli Stati membri: in ciascun Stato è stata designata una autorità di coordinamento nazionale, che filtra le domande delle varie autorità nazionali e ci sottopone le questioni sulle quali necessitano di consulenza. Quello che noi facciamo è aiutare a mettere in pratica queste proposte. La responsabilità delle specifiche riforme resta sempre agli Stati. Il nostro contributo può avvenire in vari modi, tramite studi, sessioni di training, condivisione di best practice, impiego di esperti sul territorio. Questa attività è iniziata nel 2012 con la costituzione di un gruppo di lavoro a sostegno della Grecia prima e di Cipro poi, e ora è disponibile per tutti i Paesi, su base completamente volontaria.

L’appoggio tecnico, che la DG Reform fornisce nei vari Stati, può provenire da numerosi enti e organizzazioni, nazionali e internazionali. Noi stessi possiamo contribuire in prima persona, mobilizzando risorse e competenze interne alla Direzione generale e alla Commissione stessa. La consulenza che mettiamo a disposizione è sempre disegnata specificamente sulle esigenze di ogni Paese. La DG Reform è finanziata all’interno del Quadro finanziario pluriennale. La Commissione ha proposto un incremento del 40 per cento sul bilancio, ma per avere un dato preciso bisognerà aspettare l’esito delle trattative sul bilancio.

Quali sono i principali fronti delle riforme strutturali con cui la Dg Reform si confronta a livello europeo?

Gli Stati membri hanno estrema libertà nel chiedere sostegno e su quali riforme. Naturalmente le restrizioni sono dettate dalla disponibilità di bilancio. C’è un doppio filtro di scelta: l’autorità di coordinamento nazionale è l’entità preposta all’invio delle richieste di un singolo Stato; poi interviene il nostro processo interno di selezione. La tipologia più comune di richieste da parte degli Stati riguarda la gestione delle risorse pubbliche, il miglioramento dell’efficienza del sistema giudiziario, la promozione di politiche green, il potenziamento della sanità pubblica, del welfare e dell’accesso ai finanziamenti. L’implementazione del Recovery Fund è un settore su cui ci aspettiamo numerose richieste di sostegno da parte degli Stati membri.

Quali sono invece i fronti principali su cui è impegnata la Dg Reform rispetto all’Italia?

Come per tutti gli altri Paesi, essi potranno beneficiare prima di tutto dell’opportunità di farsi aiutare sul fronte del Recovery Fund. In Italia gli aspetti su cui tipicamente potremmo lavorare, e in alcuni casi stiamo già lavorando, sono digitalizzazione, innovazione e semplificazione dell’amministrazione pubblica, miglioramento dell’efficienza nella giustizia civile e penale, lavori sulla tassazione, l’Iva, la lotta all’evasione fiscale, la riqualificazione della spesa pubblica, la scuola e la ricerca. In Italia sono stati avviati 51 progetti dal 2017, che vanno a toccare tutti questi fronti. Abbiamo, per esempio, offerto un piano d’azione per passare dalla contabilità di cassa a quella di competenza, un lavoro per stabilire le zone di interesse economico nel Sud, un potenziamento della raccolta dei dati nelle corti nazionali, un modello per migliorare la valutazione dell’Iva e le accise.

In Italia abbiamo poi la questione dei livelli di governo e del relativo riparto delle competenze: nazionale, regionale, locale. Si tratta di una problematica tipica degli Stati che hanno un’ampia decentralizzazione. Anche questo è un ambito in cui possiamo fornire il nostro sostegno tecnico.

Storicamente l’Italia ha delle difficoltà nel processo di implementazione delle riforme. All’interno di questi 51 progetti, quali sono stati i maggiori ostacoli che avete riscontrato?

Per tutti i progetti si forma una sorta di ‘triangolazione’. Quando uno Stato contatta la DG Reform per una richiesta, si ragiona insieme per capire cosa sia necessario, sia nella fase di disegno che in quella di implementazione di una riforma. Successivamente, si raccoglie l’expertise nel mercato delle competenze. Questo rapporto continuo tra le tre parti in gioco – lo Stato, la Commissione, gli esperti – permette di mantenere l’obiettivo ancorato alla realtà. Noi siamo una sorta di ruota, che ha la funzione di trasmettere le politiche della Commissione europea direttamente ai Paesi membri attraverso le riforme che essi decidono di fare.
È difficile generalizzare le difficoltà che si possono incontrare. L’indice di soddisfazione è alto, perché i vari governi capiscono che noi e gli esperti siamo dei partner, il cui interesse comune è quello di implementare le riforme.

Quali potrebbero essere i fronti fondamentali riguardo al Recovery Fund per la DG Reform?

Le priorità principali saranno la transizione green e digitale, la sanità, l’implementazione delle raccomandazioni in essere, la costruzione di un sistema più forte. Aiutare a realizzare riforme e investimenti capaci di far uscire l’Europa dalla recessione improvvisa e inaspettata in cui si è trovata.

La differenza con il 2012, l’altra grande crisi che abbiamo affrontato, è che allora ne siamo usciti con investimenti e riforme, ma solo dopo quattro anni di elaborazione. Questa volta, invece, sono bastate poche settimane per organizzare un piano d’azione.

Perché le riforme vengano implementate con successo, il presupposto fondamentale è il buon funzionamento di quella che in gergo chiamiamo Pag (Public Administration and Governance). Ancor di più quando ci sono diversi livelli di governo, una buona qualità della pubblica amministrazione è essenziale. Perciò ci aspettiamo un grande investimento in quel settore.