La sfida di Euref: rendere comprensibile l’economia europea e i suoi meccanismi

Collage attività del progetto EUREF in presenza e online

Chiediamo al nostro direttore editoriale, Fabio Masini, di spiegarci che cos’è il Progetto Jean Monnet EUREF, di cui è coordinatore accademico, ideato per portare nelle scuole e nella società civile, con un linguaggio accessibile, i complessi meccanismi di funzionamento e le sfide del governo dell’economia europea.

Professor Masini, che cos’è il progetto EUREF?

EUREF è un progetto Jean Monnet (dal nome di uno dei padri fondatori dell’Unione Europea) del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Roma Tre. Si tratta di progetti che hanno il duplice obiettivo di promuovere la conoscenza dell’Unione e di creare un ponte tra le Università e la cittadinanza, in senso ampio. Molto spesso, infatti, le tematiche europee sono conosciute solo dagli specialisti e sono invece ignorate dalla maggior parte dei cittadini. Questi progetti provano a portare le grandi sfide dell’Unione Europea su un piano informativo più accessibile, con una comunicazione semplice, grazie proprio al ponte tra il mondo accademico e la sfera della cittadinanza.

Ma spesso le tematiche europee sono poco conosciute proprio perché è difficile spiegare i complicati meccanismi europei. A volte si ha quasi la sensazione che ci sia un muro (anche linguistico) tra gli esperti di questioni europee e i cittadini.

I progetti Jean Monnet servono proprio ad abbattere in qualche modo questi muri. Le attività che abbiamo organizzato nel corso dell’ultimo anno e mezzo nel quadro del progetto EUREF sono state esattamente il tentativo di “tradurre” i complicati meccanismi della governance economica europea in un linguaggio comprensibile ai diversi interlocutori e, per così dire, ad un pubblico di non-specialisti. Perché allargare la discussione su queste tematiche è cruciale per la costruzione di uno spazio pubblico europeo e della partecipazione consapevole dei cittadini europei alla costruzione di una compiuta democrazia europea multilivello.

E come si fa?

Non è molto diverso da quello che fa Euractiv Italia a dire il vero. Si tratta di spiegare le cose in modo semplice ma senza perdere mai di vista il quadro della complessità delle questioni. Bisogna naturalmente fare attenzione a non banalizzare e allo stesso tempo occorre evitare un linguaggio eccessivamente specialistico. Il tema del progetto ne è un perfetto esempio: uno dei maggiori dibattiti degli ultimi dieci anni riguarda proprio la riforma della governance dell’Eurozona e degli strumenti di gestione dell’economia europea. Un tema sul quale si sono confrontati politici e società civile, oltre ad aver prodotto una vasta letteratura accademica e contributi di autorevoli think-tank.

Un tema che è in effetti al centro del dibattito pubblico, soprattutto dopo l’approvazione del piano Next Generation EU in risposta alla crisi pandemica…

Sì, certo. Il bello di occuparsi di temi europei è che il quadro di riferimento cambia in continuazione. L’UE di oggi è in realtà profondamente diversa dall’UE pre-pandemia. Un piano come il Next Generation EU, ad esempio, sarebbe stato impensabile fino a prima del COVID-19. Ma vale anche per tante altre cose: per il fondo SURE (il fondo europeo per la cassa integrazione), per il dibattito sul salario minimo europeo proposto dal commissario Gentiloni, per il tema delle risorse proprie, e così via. Questo significa anche che bisogna in qualche modo stare al passo e raccontare la realtà che muta. Ad esempio, organizzando in concreto le attività nell’ambito del progetto EUREF, incentrato sul tema della riforma della governance economia europea, abbiamo dovuto tener conto di questo quadro radicalmente mutato: anche perché erano gli stessi destinatari delle nostre attività e dei nostri webinar a voler capire meglio cos’è il Recovery Plan e in generale la strategia europea per la ripresa e la resilienza.

Il quadro è mutato proprio in relazione alla pandemia, come dicevamo. Come avete fatto a mantenere il programma delle attività previste?

Non è stato semplice, ovviamente. Ci siamo ritrovati a dover cancellare tutte le iniziative calendarizzate in primavera per via del lockdown e poi abbiamo dovuto “trasferire” tutto online, in alcuni caso cambiandone completamente la natura. Anche perché le scuole sono state chiuse fino a poche settimane fa (e anche ora sono in DAD al 50%), con incertezze continue sul calendario; e perché tutti gli assembramenti sono sempre rigorosamente vietati, rendendo impossibili, di fatto, la maggior parte degli eventi inizialmente previsti. Le lezioni, i dibattiti, le giornate di alfabetizzazione sono dovuti diventare dei webinar. In ogni caso possiamo dirci soddisfatti; siamo riusciti comunque a creare una discussione seria ed aperta nonostante le limitazioni dovute agli schermi del pc.