Etichette alimentari: due approcci a confronto

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Euractiv ha intervistato il Prof. Andrea De Petris, Direttore scientifico del Centro Politiche Europee di Roma, sul tema delle etichette alimentari nella UE, un tema che sta diventando caldo nel dibattito anche sul Made in Italy.

Prof. De Petris, anche se il progetto dell’Unione europea di introdurre un’etichettatura uniforme sugli alimenti registra ormai una storia piuttosto lunga, negli ultimi mesi esso si è trasformato in un confronto acceso e visibile a tutti. Attualmente, il modello di origine francese “Nutri-Score” e quello italiano “NutriInform” sembrano essere gli interpreti principali di due approcci tra di loro nettamente conflittuali. La recente pubblicazione del Centro Politiche Europee (CEP) nasce da una cooperazione tra un Centro Studi con sede a Parigi ed uno con sede a Roma, quali sono stati i vantaggi ed eventuali svantaggi di questa scelta?

Questa cooperazione mirava a raccogliere in un unico contributo due diversi orientamenti nazionali, nella consapevolezza che le problematiche e le visioni connesse al modello di etichettatura alimentare da adottare in UE potessero essere diverse tra Francia e Italia. Coinvolgere due sedi diverse si è quindi rivelato sicuramente un vantaggio per la pubblicazione, che ne ha guadagnato senza dubbio in termini di completezza di indagine, di accuratezza dei contenuti e di pluralità di prospettive.

Ma quali sono le ragioni principali per rilanciare in questo particolare momento l’obiettivo dell’etichettatura frontale sugli alimenti?

La Commissione europea ha avviato un’iniziativa specifica all’interno della più ampia strategia “Farm-to-Fork” lanciata nel Maggio 2020, per individuare un modello di etichettatura frontale per alimenti unica e obbligatoria per i 27 Stati membri, allo scopo di fornire ai consumatori europei informazioni chiare ed affidabili sui prodotti alimentari e migliorare la qualità della loro alimentazione. Al momento, è stato affidato all’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) di Parma il compito di fornire alla Commissione Europea un parere scientifico sull’etichettatura frontale per alimenti più idonea per il mercato dell’UE, che dovrà essere consegnato entro Marzo 2022. Una volta ottenuto il parere dell’EFSA, la Commissione dovrebbe presentare una Raccomandazione indirizzata al Parlamento Europeo ed al Consiglio, che entro il 2024 dovrebbero emanare un nuovo Regolamento, con il quale individuare un modello unico di etichetta alimentare frontale da adottarsi obbligatoriamente in tutto il territorio dell’UE. Il tema dell’etichettatura alimentare frontale europea è quindi di estrema attualità in questa fase, e lo sarà ancora di più a partire dal 2022.

La vostra pubblicazione si concentra anche molto sul descrivere i due principali sistemi concorrenti e nel farne una comparazione arricchita anche da opinioni di diversi stakeholder, quali sono gli elementi principali che ha ricavato da questa parte della ricerca?

In Francia gran parte degli stakeholders pubblici e privati sostengono il Nutri-Score, perché lo ritengono il sistema più efficace in termini di immediatezza dell’informazione alimentare, mentre in Italia attori pubblici e privati sostengono il modello NutrInform, in quanto lo considerano un indicatore più completo rispetto ai contenuti nutrizionali degli alimenti. Il CEP ritiene che, in questo momento, entrambi gli schemi di etichettatura contengano aspetti problematici, che ostacolano la possibilità di assumere uno dei due come modello esclusivo di riferimento per un’etichetta europea.

Nel vostro studio vengono anche formulate delle proposte sulla base delle quali la Commissione europea potrebbe arrivare all’obiettivo di trovare una formula condivisa dai vari attori coinvolti, in cosa consistono?

Formuliamo due ipotesi alternative alla dicotomia Nutri-score/NutrInform: in una, prendiamo a riferimento il sistema britannico Multilple Traffic Lights, che lega elementi del Nutri-score (etichetta a semafori) e del NutrInform (tabelle con valori nutrizionali), e che se adottato potrebbe rappresentare un buon compromesso tra i due schemi indicati; in una seconda proposta, immaginiamo la possibilità che la Commissione si limiti ad indicare dei parametri di validità a cui il modello di etichettatura alimentare europea dovrebbe attenersi: sarebbe poi compito di un soggetto tecnico terzo, come ad es. la ESFA di Parma, a verificare la conformità ai parametri indicati dalla Commissione dei modelli di etichetta alimentare sottoposti alla sua valutazione. In questo modo ci sarebbero più modelli di etichetta ammessi e riconusciuti nello spazio comune europeo, tra cui ogni produttore potrebbe scegliere quale schema apporre sul proprio packaging, lasciando poi ai consumatori la scelta finale sull’etichetta alimentare ritenuta più efficace.

Ma lei ritiene che la soluzione che l’Ue adotterà, comunque non risulterà penalizzante per la dieta mediterranea e sarà in grado veramente di contribuire ad una maggiore consapevolezza alimentare da parte dei cittadini?

La dieta mediterranea e i prodotti che la compongono sono un patrimonio comune non solo italiano, e sarebbe opportuno che la governance europea del settore alimentare tenesse conto di queste peculiarità. Si tratta di coniugare la qualità dell’alimentazione con la tutela di una tradizione comune europea non solo alimentare, ma anche sociale e culturale: mi pare un binomio improntato alla complementarità, non alla dicotomia.