Enrico Rossi: “Per la ripresa l’Europa punti sulla coesione”

Il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi. [Twitter]

EURACTIV Italia ha intervistato il presidente della Regione Toscana e vice-presidente del gruppo socialista nel Comitato delle Regioni (l’organo consultivo degli enti regionali e locali dell’Unione Europea), che da un mese in Toscana distribuisce gratis le mascherine ai residenti.

Cosa chiede il Comitato delle Regioni contro la pandemia?
Il Comitato delle Regioni si batte per una politica di coesione rafforzata all’interno di un Quadro finanziario pluriennale più ambizioso. L’emergenza Covid-19 ha dimostrato che Regioni e città sono in prima linea e che quindi tagli ai fondi di coesione sarebbero un controsenso. Chiediamo un accordo sul bilancio dell’Ue e sul Recovery plan entro giugno per evitare di mettere a rischio la sicurezza dei cittadini e la solidarietà in Europa. Per questo, è stata rilanciata con una consultazione pubblica la #CohesionAlliance (Alleanza per la coesione) che è una coalizione creata proprio dal Comitato delle Regioni all’inizio del negoziato sul futuro bilancio UE a cui hanno aderito oltre 12.000 enti. Il Comitato ha anche creato una piattaforma di scambio in tema di contrasto al Covid-19 per favorire la cooperazione e agevolare il sostegno reciproco tra città e Regioni di tutta l’UE. Anche la Toscana ha contribuito inviando le sue buone pratiche. Infine, ci sono le varie azioni consultive sui documenti UE. È molto interessante un rapporto di iniziativa attribuito alla Commisisone ambiente (Enve) di cui faccio parte, sulla Comunicazione “Renovation wave in the buildings sector and opportunities for green european recovery” che la Commissione lancerà nel mese di settembre. Riguarda la ricostruzione post-covid in chiave green, partendo dal miglioramento dell’efficienza energetica negli edifici pubblici e privati. Il rapporto riguarda il ruolo che gli investimenti pubblici dovranno avere all’interno del Recovery plan e l’impatto sociale in chiave di posti di lavoro prodotti. La Commissione ha già stimato circa 4 milioni di posti di lavoro in questo settore di cui il 95% per le piccole e medie imprese (PMI) per un indotto di circa 300 miliardi di investimenti.

La Commissione ha concesso enorme flessibilità nell’uso dei fondi europei residui di fronte alla pandemia. Che uso ne ha fatto la Toscana?
La Regione Toscana è stata la prima Regione in Italia a riprogrammare parte del suo Fondo Europeo di Sviluppo Regionale (Fesr) in risposta all’emergenza Covid-19. Abbiamo lanciato l’operazione “Garanzia Toscana” con cui sono stati orientati circa 20 milioni di euro su una misura che amplia le forme di sostegno dell’accesso al credito, grazie ad una nuova Azione nell’Asse 3 – Competitività delle PMI – del Programma Operativo Regionale. La misura iniziale, datata 1 febbraio 2020, prevedeva tre strumenti e aveva una dotazione totale di 38 milioni di euro che consistevano nell’istituzione di una Sezione speciale regionale del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese con una dotazione di 21,5 milioni di euro, un Fondo regionale di garanzia con 10,5 milioni di euro e un Fondo regionale per contributi in conto capitale per l’abbattimento del costo di operazioni di garanzia da 6 milioni di euro. Con la riprogrammazione, attuata grazie anche alle misure UE in risposta al covid-19, è stato esteso il perimetro e l’efficacia di questi tre strumenti agendo in maniera complementare a quanto disposto dal Governo nazionale (DL n.23 del 08.04.2020), portandoli da 38 a quasi 60 milioni di euro, a favore di imprese e liberi professionisti che oggi più che mai hanno bisogno di liquidità.

La Commissione ha sospeso il Patto di Stabilità e garantito flessibilità, sia sui fondi di coesione che sugli aiuti di stato. Cos’altro serve per assicurare la ripresa?
Sono misure utilissime nell’immediato per far fronte all’emergenza, ma che non assicurano il rilancio dell’economia a lungo termine. Abbiamo stimato che in Toscana è necessario un piano di investimenti pubblici pari a 5 miliardi l’anno ossia il doppio degli investimenti presenti attualmente. La politica di coesione in Toscana equivale a un miliardo e mezzo. Ho grande speranza nella nuova Proposta che la Commissione presenterà il 27 maggio. Se gli Stati Membri non trovassero un accordo a breve, o se le misure destinate alla coesione nella prossima programmazione restassero le stesse, un vero Recovery plan sarà poco attuabile. Negli Stati Uniti la Federal Reserve ha istituito uno strumento, il Municipal Liquidity Facility, che prevede a 500 miliardi di dollari a favore dei territori. Solo con misure così forti che incidono sul livello regionale e locale, potremo stimolare la crescita dopo questa crisi ed essere preparati per il futuro. In più, c’è la questione della spesa. Siamo a fine programmazione e molte regioni, quelle più virtuose, hanno già speso o impegnato gran parte delle risorse disponibili.

Finora il bilancio UE equivale a circa 165 miliardi di Euro, meno dell’1 per cento del Pil. Ora si parla di un Recovery Fund da 500 miliardi e di azioni per altri 540 miliardi tra SURE, Banca Europea degli Investimenti, Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), e altri 1100 miliardi della Banca Centrale Europea. È un salto di qualità nell’integrazione europea?
Sì è vero, i passi più importanti a livello di integrazione europea sono sempre stati fatti durante i periodi di crisi. Queste misure erano inimmaginabili soltanto qualche mese fa. L’UE ha sospeso il Patto di stabilità, ha permesso gli aiuti di stato e con il MES si possono contrarre prestiti senza condizionalità. Il documento Merkel-Macron lancia addirittura l’idea di un debito comune con fondi raccolti dalla Commissione sui mercati finanziari a favore dei settori e delle “regioni” più colpite dalla crisi. L’aver menzionato proprio le regioni nel documento è un buon segnale per il futuro della politica di coesione. In questo momento storico per l’Europa, le regioni devono essere pienamente coinvolte ed essere soggetti attivi della ripresa economica e sociale, garantendo il più stretto coordinamento tra queste nuove misure e la politica di coesione, così come nel dibattito sul futuro dell’Europa. Non dimentichiamo che i fondi regionali indirizzano le strategie di programmazione, convogliando investimenti aggiuntivi a forte impatto sul territorio e sono il volano di ogni tipo di investimento pubblico regionale. Si traducono in infrastrutture, aiuti alle imprese, lotta alla disoccupazione, sostegno a ricerca e innovazione e contrasto ai cambiamenti climatici. Se potenziati con le misure del Recovery plan possono davvero fare la differenza.

Come andrebbero finanziati il Recovery Plan e il Green Deal? Cosa pensa delle proposte di obbligazioni europee e di tasse europee avanzate finora, come la tassa sulle transazioni finanziarie speculative, sui profitti dell’economia digitale, sulle emissioni inquinanti e sul dazio per le merci in funzione delle emissioni inquinanti?
Dopo una crisi di queste dimensioni non si può pensare di finanziare la crescita con le risorse attuali. Anche perché l’1 per cento del Pil dei diversi Stati membri in valore assoluto non corrisponderà più ai 165 miliardi attuali. Si parla, infatti, di un calo almeno del 10 per cento. Dobbiamo però fare attenzione a non gravare sulle tasche dei cittadini con nuove imposte che rallenterebbero la crescita. La strada da seguire è quella di tasse come la Tobin tax o quella sulle emissioni di Co2 o ancora quella rivolta alle multinazionali digitali non facilmente individuabili a livello di domicilio fiscale. Queste entrate potrebbero alimentare il bilancio europeo come risorse proprie e assicurare gli investimenti di cui abbiamo bisogno. Indirettamente, poi contrasterebbero le speculazioni finanziarie, limiterebbero le emissioni di Co2 e assicurerebbero più giustizia sociale e fiscale, favorendo il ceto medio e le classi meno abbienti. Si permetterebbe all’UE di dotarsi di un bilancio forte e proseguire sulle politiche sociali e per l’occupazione, mettendo così gli euroscettici in un angolo.

La sanità in Italia è una competenza regionale. La nuova linea di credito del MES avrà come unica condizione l’uso dei fondi per spese sanitarie contro la pandemia. Se le Regioni potessero decidere se accedervi o meno, la Toscana che farebbe?
Il MES è una risorsa da non scartare, anche se 36 miliardi per tutta l’Italia non sono abbastanza per assicurare la crescita dopo una crisi di tali dimensioni. Ma è uno strumento che a breve termine può fare la differenza. Come Regioni, siamo pronti a sostenere responsabilmente la nostra parte, integrando – se ce lo consentono – non solo il MES, ma tutti gli strumenti del Recovery Plan in un piano di rilancio che ruota proprio attorno alla politica di coesione e collegandoli a dei paletti ben precisi, gli assi dei Programmi Operativi. Così, assicureremmo una attenzione maggiore alle nostre imprese, alle PMI, al mondo della ricerca regionale. La coesione è l’unica vera politica di investimento pubblica europea ed è una politica che dovrebbe essere sempre più integrata negli obiettivi strategici dell’UE e in tutti gli strumenti messi in campo per realizzarli. Non va condizionata a riforme nazionali fuori dal controllo dei beneficiari, ossia delle Regioni, che ne devono mantenere la gestione.

In molte regioni le mascherine non si trovano, specialmente al prezzo calmierato. In Toscana la Regione le distribuisce da circa un mese in modo regolare e gratuito nella misura di 30 al mese a persona. Come ci siete riusciti? Perché le altre regioni non lo fanno? Non c’è un sistema di scambio di buone pratiche nella gestione dell’emergenza?
In Toscana, pochi giorni dopo l’emergenza sanitaria, abbiamo individuato un gruppo di imprese della moda in grado di produrre mascherine e altri dispositivi di protezione individuali per aiutare il personale medico a proteggersi contro l’epidemia. Le mascherine sono realizzate in “tessuto non tessuto” triplo strato, capace di trattenere l’aerosol fino al 97% come testato dall’Università di Firenze. Dagli inizi di aprile abbiamo esteso la distribuzione a tutti i cittadini nel rispetto dell’articolo 16 del Decreto “Cura Italia”, coinvolgendo i sindaci, la grande distribuzione e le farmacie. Stiamo distribuendo da allora milioni di mascherine alla settimana e continueremo anche a giugno. Alla fine avremo distribuito oltre 40 milioni di mascherine gratuitamente ai 3,7 milioni di residenti della Toscana. Per noi le mascherine costituiscono un indispensabile strumento di prevenzione primaria per tutti i cittadini.