Barbati, Coldiretti Giovani Impresa: “No ai tagli alla Pac, servono sostegni per implementare un’agricoltura green”

La Presidente di Coldiretti Giovani Impresa, Veronica Barbati. [Coldiretti Giovani Impresa - sito web]

Veronica Barbati, presidente nazionale di Coldiretti Giovani Impresa, ha ribadito ad Euractiv Italia le posizioni della Coldiretti sulla nuova Politica Agricola Comune (PAC). Per Barbati infatti i fondi destinati agli agricoltori sono cruciali anche per incentivare l’evoluzione green dell’intero settore.

Nata nel 1988, Veronica Barbati è una giovane agricoltore campana. Dal 2018, dopo aver ricoperto importanti posizioni a livello locale e regionale, è stata eletta presidente di Coldiretti Giovani Impresa, il movimento Coldiretti che si occupa dell’”agricoltura giovane italiana”. Veronica è membro del consiglio di presidenza del Consiglio Nazionale dei giovani, dove rappresenta la voce del settore agricolo, in costante dialogo con il governo italiano sulle politiche giovanili. Laureata in economia, Veronica ha rappresentato la Coldiretti in diversi organismi internazionali, prima come delegata al Consiglio dei Giovani Agricoltori Europei (CEJA), poi all’Organizzazione Mondiale degli Agricoltori, prendendo parte anche alla prima edizione del Gymnasium Dei Giovani Agricoltori. Dal 2010 Veronica Barbati possiede e gestisce l’Agriturismo Barbati a Roccabascerana, in provincia di Avellino.

La riforma della Politica Agricola Comune (PAC), uno dei principali capitoli di spesa nel bilancio europeo, sta creando molto dibattito. Qual è la posizione della Coldiretti in merito al testo di legge, così come emendato recentemente dal Parlamento europeo?

La pandemia da Covid-19 ha posto in evidenza la centralità del cibo, e di conseguenza dell’agricoltura e dell’agroalimentare, per la stabilità mondiale. Ne consegue che per poter garantire la sicurezza alimentare dei cittadini europei è indispensabile garantire solidità al settore agricolo, che rappresenta l’anello centrale della filiera alimentare, partendo dalle sue imprese agricole valorizzando il ruolo che esse hanno nelle aree interne del Paese.

L’agricoltura italiana si fonda su un modello di sviluppo unico in grado di garantire all’Italia il primo posto in UE per valore aggiunto (con 31,8 miliardi di euro correnti nel 2019), superando tutti gli alti paesi Ue. Nonostante questo l’agricoltura italiana è la meno sussidiata tra quelle dei principali Paesi europei dove in vetta alla classifica c’è al primo posto la Francia, seguita da Germania e Spagna. In tale prospettiva Coldiretti si è sempre battuta per superare lo storico squilibrio nella distribuzione dei fondi europei che ha sempre penalizzato la nostra agricoltura che, tra l’altro rappresenta un settore strategico nel presidio dei territori e nella tutela della biodiversità, nonché per la produzione di beni primari per l’intera popolazione. In un quadro generale in cui vanno affrontate sfide di innovazione tecnologica del settore nonché quelle legate al cambiamento climatico globale, un taglio delle risorse della Politica agricola comune è quanto più da scongiurare. Adeguate risorse sono necessarie anche per sostenere e dare nuovo impulso al “fenomeno del ritorno alla terra” con 56mila under 35 alla guida di imprese agricole, un primato a livello comunitario con uno straordinario aumento del 12% negli ultimi cinque anni.

Nell’allocazione delle risorse, è inoltre importante puntare su criteri di convergenza in grado di valorizzare alcuni criteri fondamentali quali “lavoro” e “valore aggiunto” prodotto, superando i criteri di ripartizione ormai superati e non più adeguati.

Tra gli elementi al centro del dibattito sulla PAC c’è la sostenibilità ambientale. Molti ecologisti, tra cui Greta Thunberg, sostengono che il pacchetto in discussione al momento sarebbe estremamente dannoso per l’ambiente, mentre numerose associazioni di agricoltori difendono la proposta. È possibile trovare una soluzione di compromesso? Se sì come?

L’Italia è leader in Europa per ettari coltivati in biologico, ha fatto registrare dal 2016 al 2019 un incremento del 27.9% di imprese biodinamiche. L’incidenza della superficie biologica nel nostro Paese è di gran lunga al di sopra della media UE ed ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della superficie agricola utilizzata (Sau) a livello nazionale. L’impatto positivo sulla sostenibilità ambientale è testimoniato anche dai valori sulle emissioni che sono di gran lunga inferiori a quelle degli altri paesi con appena il 7,2% di tutte le emissioni a livello nazionale (30 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti in Italia), contro oltre il doppio della Francia (76 milioni di tonnellate), i 66 milioni di tonnellate della Germania, i 41 milioni del Regno Unito e i 39 milioni della Spagna. Per tale motivo sarà fondamentale, per il prossimo periodo di programmazione, la possibilità di coniugare gli obiettivi ambientali sanciti anche dal “Green Deal europeo” con gli obiettivi di competitività delle imprese agricole, in quanto non si può pensare di perseguire una sostenibilità ambientale senza che essa sia coniugata con la sfera economica delle imprese agricole.

Coldiretti si è sempre battuta affinché il sostegno della PAC sia destinato ai veri agricoltori, che tramite la loro attività contribuiscono attivamente alla sostenibilità del settore agricolo. I criteri di ammissibilità dovrebbero essere definiti dai singoli Stati membri considerando la prevalenza economica delle attività agricole rispetto alle altre attività, l’impiego di lavoro nell’azienda agricola, l’oggetto sociale e l’inclusione in registi nazionali. Quindi è necessario definire un quadro comune per tutti gli Stati membri con la necessaria flessibilità di adattare la definizione alle reali esigenze e condizioni dei singoli paesi. Risulta importante inoltre valorizzare i comportamenti virtuosi delle aziende agricole con la concessione di un sostegno specifico a favore degli agricoltori più virtuosi dal punto di vista ambientale quale riconoscimento del ruolo che svolgono a favore della sostenibilità ambientale, così come promuovere l’adozione di tecniche di Agricoltura di precisione, “precision farming”, come attività funzionali all’adempimento degli impegni ambientali.

Soprattutto dobbiamo agire in un’ottica di semplificazione per far sì che le misure in oggetto abbiano una reale funzione di sostenibilità ambientale e non costituiscano un aggravio burocratico per le imprese agricole ed agroalimentari italiane che contribuiscono alla sostenibilità ambientale.

Alla PAC è stato spesso collegato anche il programma di politica alimentare Farm to Fork (F2F), proposto dalla Commissione europea. Gli eurodeputati reclamano il diritto di emendare la proposta dell’esecutivo. Secondo voi quali sono i punti forti della strategia e quali le debolezze?

La strategia F2F, nel suo insieme, afferma la centralità del sistema alimentare e quindi del settore agricolo, puntando così a garantire la sicurezza alimentare dell’UE, allineandosi inoltre agli obiettivi di sostenibilità (SDGs) da raggiungere entro il 2030. Questi sono a giudizio di Coldiretti elementi di grande valore chevanno nella giusta direzione.

Affinché questa politica così ambiziosa abbia successo, dovranno essere previste azioni che assicurino un reddito equo agli agricoltori, protezione dei produttori da importazioni di cibo di bassa qualità, da misure di dumping economico, sociale (a difesa dei valori europei in materia di diritti umani e dei lavoratori) ed ambientale (combattendo fenomeni purtroppo sempre crescenti di deforestazione oltre i confini dell’UE). Non vogliamo parlare di debolezze, piuttosto di passi da compiere per rendere questa strategia vincente e in grado di raggiungere gli ambiziosi obiettivi che si è prefissa.

In primo luogo, per valorizzare un modello di sviluppo pienamente in linea con gli obiettivi di una crescita economica connessa alle istanze ambientali e sociali, si ritiene essenziale necessario rendere trasparente agli occhi del consumatore le caratteristiche dei prodotti agricoli, in particolare la loro origine, introducendo l’obbligo di indicare in etichetta il paese d’origine dei prodotti agricoli ed agroalimentari.

Un obiettivo condiviso dalla maggioranza dei consumatori europei e dall’82% di quelli italiani che hanno aderito all’iniziativa dei cittadini europei, promossa dalla Coldiretti assieme ad altre organizzazioni europee,  per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti con la petizione europea “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo). L’origine in etichetta è dunque uno strumento per contrastare il fenomeno dei falsi e dei tarocchi che solo all’Italia costa oltre 100 miliardi di euro all’anno nel mondo. I nostri giovani si sono adoperati in prima linea per raggiungere lo storico obiettivo di 1,1 milioni di firme.

Al tempo stesso come Coldiretti chiediamo di respingere ogni tentativo di banalizzazione degli aspetti nutrizionali dei prodotti agroalimentari attraverso sistemi di etichettatura inadeguati (es. etichettature a colori), i quali anziché informare il consumatore mirano a condizionarne le scelte. Fondamentale a tale proposito la difesa del concetto di dieta sana ed equilibrata, che comprenda nelle giuste proporzioni anche il consumo di carne, respingendo dunque ogni tentativo di disincentivarne produzione e consumo, così come mantenere il divieto di definire carne qualcosa che non arriva dal mondo animale, ma che nasce invece da un mix di sostanze vegetali, spezie, coloranti ed esaltatori di sapore. Analoga importanza va data rafforzamento del concetto di filiere agroalimentari, garantendo loro un ruolo chiave nella produzione di cibo, assicurando una equa distribuzione del valore contro i rischi di frodi e contraffazioni e migliorare la posizione degli imprenditori agricoli nella catena del valore.  Non da ultimo si ricorda che maggior innovazione e agricoltura di precisione sono strumenti indispensabili per mantenere e rendere più sostenibile l’agricoltura del futuro nonchè per accompagnare l’adattamento e la resilienza degli agricoltori al cambiamento climatico e all’insorgenza di nuove malattie delle piante, spesso introdotte in Europa tramite flussi commerciali con Paesi terzi. Questi alcuni degli aspetti che secondo noi di Coldiretti devono essere portati avanti per rendere vincente la Strategia Farm to Fork.

Ad unire Parlamento e Commissione sembra però essere una opposizione al Consiglio, accusato da entrambi di avere proposto accordi troppo poco ambiziosi in merito a sostenibilità e politica agricola. Riscontra ad esempio una forte opposizione il fatto che il Consiglio abbia dedicato solo il 20% del budget agricolo all’eco-scheme, il nuovo sistema concepito per raggiungere gli obiettivi ambientali della PAC. Alla luce di tutto ciò, quali credete possano essere le prospettive della nuova Politica Agricola Comune?

Tenuto conto che l’agricoltura vive di, nel, e grazie all’ambiente naturale in cui insiste, è chiaro che tutti gli agricoltori italiani ed europei hanno come preciso interesse quello di salvaguardare l’ambiente, convinti che l’agricoltura sia la soluzione a molte sfide che ci attendono quali, ad esempio garantire la sicurezza alimentare ad una crescente popolazione alimentare e la lotta al cambiamento climatico.  La futura Politica agricola comune si innesta negli orientamenti sanciti dal Green Deal europeo, ma è necessario una compensazione concreta agli impegni delle aziende agricole ed al loro contributo in termini di sostenibilità ambientale con risorse che aiutino gli agricoltori ad intensificare il propri impegno nell’adozione di tecniche sempre più green, basate su innovazione, conoscenza, consulenza aziendale e investimenti.  In tale prospettiva l’eco-schema dev’essere un adeguato incentivo economico (superiore ai maggiori costi) a favore degli agricoltori più virtuosi dal punto di vista ambientale, per il riconoscimento del ruolo che svolgono a favore della sostenibilità ambientale.

Importante è inoltre una semplificazione di quanto previsto per la futura condizionalità, puntando su un meccanismo di maggiore semplificazione per gli agricoltori. In merito invece alle misure di sviluppo rurale è importate superare le criticità relative l’approccio Leader, sempre meno orientato alle necessità del comparto agricolo, orientando tali risorse sui giovani in agricoltura e investimenti per la competitività e sostenibilità delle aziende agricole.