Ue, sorpasso storico: le energie rinnovabili superano i combustibili fossili

Studenti che navigano con barche solari lungo tutte le undici città della Frisia durante la Young Solar Challenge, a Hindeloopen, Paesi Bassi, 07 luglio 2020. EPA-EFE/ROBIN VAN LONKHUIJSEN

Le fonti rinnovabili hanno superato per la prima volta il carbone, il petrolio e il gas nella produzione di energia elettrica dell’UE. È quanto riportato dal partner di EURACTIV, Climate Home News.

Secondo Ember, un think-tank sul clima la cui attenzione è focalizzata sull’accelerazione della transizione globale dell’elettricità, eolico, solare, idroelettrico e bioenergia hanno generato il 40% dell’elettricità dei 27 stati membri dell’UE nel primo semestre dell’anno, contro il 34% di quella generata dai combustibili fossili.

Di conseguenza, le emissioni di anidride carbonica del settore energetico europeo sono diminuite di quasi un quarto nei primi sei mesi del 2020.

Dave Jones, analista senior dell’elettricità di Ember, ha dichiarato che questo ha segnato un “momento simbolico” nella transizione del settore elettrico europeo – sottolineando che nove anni fa i combustibili fossili nell’UE generavano il doppio dell’elettricità rispetto alle fonti rinnovabili.

Mentre la domanda di elettricità nell’UE è diminuita del 7% a causa di COVID-19, la produzione da fonti rinnovabili è aumentata dell’11%, trainata in gran parte dai nuovi impianti eolici e solari.

Nel frattempo, la produzione alimentata da combustibili fossili è invece diminuita del 18%. Il carbone ha pagato il peso della crisi, con un calo della produzione in tutti i Paesi in cui è usato per l’elettricità. Produzione che è scesa ad esempio del 95% in Portogallo, che ha anticipato di due anni, entro il 2021, la chiusura programmata delle centrali elettriche a carbone. In Spagna, la produzione basata sul carbone è crollata del 58% prima ancora che metà delle centrali a carbone fossero chiuse alla fine di giugno.

In Germania, il carbone è stato il più colpito dal calo della domanda di energia e ha visto il maggior calo in termini assoluti. Per la prima volta, la Polonia ha prodotto più elettricità dal carbone rispetto al suo vicino occidentale e ai restanti 25 Stati membri dell’UE messi insieme.

La scorsa settimana, la Polonia ha annunciato un piano di emergenza per il suo settore minerario del carbone che soffre per il calo della domanda, per le alternative più economiche e per le perdite finanziarie accumulate. Il Paese non ha ancora un calendario per l’eliminazione graduale della dipendenza energetica dal carbone e deve ancora firmare l’obiettivo di neutralità climatica dell’UE entro il 2050.

Questo però non ha impedito a Bruxelles di concedere a Varsavia l’accesso al 50% dei fondi UE stanziati per aiutare i paesi ad abbandonare i combustibili fossili.

Jones ha detto che la Polonia è stato uno dei paesi dell’UE più colpiti dal calo della domanda di energia elettrica e che il Paese ha la seconda energia elettrica più costosa d’Europa.

Anche la produzione di gas è scesa del 6%: la diminuzione è stata registrata in 11 paesi, tra cui soprattutto in Spagna e in Italia.

Jones ha affermato che il fatto che le fonti rinnovabili abbiano superato i combustibili fossili nella produzione di elettricità sia stato “inevitabile” dopo che l’anno scorso l’eolico e il solare hanno prodotto più elettricità rispetto al carbone. “Ma la pandemia da COVID-19 ha accelerato le cose probabilmente di un paio d’anni”, ha sottolineato.

Ora questa tendenza non può che continuare. “Ogni anno arrivano online sempre più energie rinnovabili. Non è una cosa una tantum – non si tornerà indietro”, anche se allo stesso tempo la pandemia produce un rallentamento anche dei nuovi impianti eolici e solari quest’anno.

Jones ha detto che l’UE ha ora l’opportunità di utilizzare il suo bilancio settennale combinato di 1,8 trilioni di euro e il Recovery Fund per accelerare la transizione dai combustibili fossili e centrare davvero gli obiettivi in materia di clima.

“L’eolico e il solare sono aumentati, ma non abbastanza, fino ai livelli che dobbiamo vedere nel prossimo decennio”, ha detto. Se l’UE aumentasse il suo obiettivo per il 2030 di ridurre le emissioni del 55% rispetto ai livelli del 1990 – e dunque rispetto al 40% attuale – avrebbe bisogno di “distribuire nei prossimi anni da due a tre volte più vento all’anno di quanto non abbia fatto nell’ultimo decennio”, ha aggiunto.