Riciclaggio e recupero degli imballaggi: l’Ue punta a chiudere il ciclo

Con il riciclaggio a ciclo chiuso, gli imballaggi vengono raccolti e riciclati in nuovi imballaggi o riconvertiti in materia prima, senza mescolarli o riciclarli. Questo ciclo può essere eseguito indefinitamente, senza che il materiale perda le sue proprietà durante il processo di riciclaggio. [sirtravelalot / Shutterstock]

Non tutto il riciclaggio è uguale. Mentre la Commissione europea si prepara a rivedere la direttiva dell’Ue sui rifiuti da imballaggio, i decisori politici puntano alla creazione di cicli chiusi di riciclo per tutti i materiali usati nel packaging.

Come consumatori, quando mettiamo i nostri sacchetti per il riciclaggio nella spazzatura o per strada, è l’ultima volta che ne sentiamo parlare. Confidiamo che lo sforzo che abbiamo fatto per ordinare e smaltire i nostri scarti significhi che questo materiale verrà riciclato e utilizzato in un altro prodotto.

Ma non sempre funziona così.

L’efficacia del riciclaggio dipende da quanto il ciclo di riciclaggio è chiuso. Con il riciclo a ciclo aperto, un prodotto viene riciclato ma deve essere miscelato con nuove materie prime per diventare un nuovo prodotto, un processo che in genere porta al downcycling, cioè a un prodotto riciclato di qualità inferiore all’originale.

Con il riciclaggio a ciclo chiuso, gli imballaggi vengono raccolti e riciclati in nuovi imballaggi o riconvertiti in materia prima, senza miscelazione o downcycling. Questo ciclo può essere eseguito indefinitamente, senza che la materia prima perda le sue proprietà durante il processo di riciclaggio.

Il riciclaggio a ciclo chiuso è ovviamente preferibile sia dal punto di vista dell’efficienza che dell’ambiente. Tuttavia, non è sempre possibile. La domanda che devono affrontare i politici è: quanto possiamo chiudere il ciclo dei diversi flussi di rifiuti?

L’anno scorso la Commissione europea ha lanciato un Piano d’azione per l’economia circolare come uno dei principali elementi costitutivi del Green Deal europeo. L’ampia gamma di proposte elencate nel progetto è destinata a influenzare quasi ogni aspetto della nostra vita, garantendo che i prodotti e i materiali che vediamo ovunque, dalla nostra casa all’ufficio, dalle scuole agli ambulatori medici, confluiscano in un processo circolare di riutilizzo e raccolta differenziata.

Parte del piano d’azione dell’Ue è un’imminente revisione della direttiva sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWD), che mirerà a garantire che “tutti gli imballaggi sul mercato dell’Ue siano riciclabili o riutilizzabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030”. Si baserà sull’ultima revisione della direttiva che fissa nuovi obiettivi di riciclo per gli imballaggi, misurando l’effettivo tasso di riciclo dei materiali da packaging, e non solo i tassi di raccolta.

“Il modo in cui si definisce la circolarità è importante”, afferma Sirpa Pietikäinen, un’eurodeputata finlandese che è relatrice del Parlamento europeo sul nuovo piano d’azione per l’economia circolare. “Una parte importante è il processo di progettazione del prodotto. Se il design del prodotto è scadente, si possono raccogliere tutti i flussi di rifiuti che vogliamo, ma il livello di riutilizzo è scarso. Quindi c’è bisogno della responsabilità estesa del produttore”, ha detto in un recente evento organizzato da EURACTIV.

La Commissione dovrebbe presentare la sua proposta di revisione della direttiva sui rifiuti da imballaggio all’inizio del prossimo anno. Una delle idee lanciate è quella di introdurre target di contenuto riciclato per formati di imballaggio specifici. Il concetto è fortemente sostenuto dal Parlamento europeo, dove i deputati ritengono che questa proposta possa creare un mercato per le materie prime secondarie in Europa, e aumentare la domanda di materiale riciclato al posto di quello vergine.

Rozalina Petrova, membro dello staff del gabinetto del commissario europeo per l’Ambiente Virginijus Sinkevicius, ha affermato che l’esecutivo dell’Ue sta considerando i target come un modo per garantire quando è possibile il riciclaggio a ciclo chiuso dei materiali, perché esso si è dimostrato il modo migliore per coinvolgere e far lavorare insieme tutti gli attori della catena del valore.

“Abbiamo già visto che cosa dei requisiti molto ben mirati possono portare nel contesto della direttiva sulla plastica monouso”, ha affermato Petrova: “Abbiamo constatato che mentre l’industria del riciclaggio è pronta a fornire il materiale, non c’è così tanta disponibilità dei produttori a utilizzarlo”.

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Materiali diversi

Per la Commissione, il dilemma è capire se il problema risieda nella mancanza di contenuto riciclato, nella riluttanza dei produttori a utilizzare materiali riciclati, o in una combinazione di entrambi i fattori.

I funzionari dell’Ue stanno quindi valutando se proporre una percentuale obbligatoria di materiali riciclati o concentrarsi invece sull’aumento della raccolta. La preoccupazione è che per alcuni materiali, come la plastica, un aumento della raccolta potrebbe non comportare un maggiore utilizzo di materiale riciclato, se i processi di riciclaggio a ciclo aperto continueranno a portare a un degrado della qualità.

La risposta varia in base al tipo di materiale. Il vetro, ad esempio, ha un ciclo di riciclaggio relativamente chiuso e quindi l’attenzione potrebbe concentrarsi di più sull’aumento della raccolta.

“Il vetro riciclato è la nostra materia prima più importante, e la quantità di vetro riciclato che possiamo inserire nella nostra produzione dipende direttamente dalla disponibilità di vetro riciclato”, ha affermato Vanessa Chesnot, responsabile delle politiche di prodotto dell’European Container Glass Federation, FEVE.

Per colmare il divario, FEVE ha lavorato con le aziende produttrici di bevande in un’iniziativa per aumentare la raccolta. “Il 76% del vetro immesso sul mercato viene raccolto. Vogliamo recuperare anche il restante 24%, ma come produttori di vetro non possiamo farcela da soli.  Dipende dall’intera catena del valore che deve lavorare insieme e collaborare”, ha affermato all’evento EURACTIV, supportato da FEVE.

La carta è un altro materiale che ha un modello di riciclo più chiuso, e dove si potrebbero trovare più soluzioni a livello di raccolta.

“Riteniamo che [obiettivi obbligatori di contenuto riciclato] dovrebbero essere imposti solo dove la catena del valore del riciclaggio non funziona bene, come nel caso della plastica”, ha affermato Annick Carpentier, direttore generale dell’Alliance for Beverage Cartons and the Environment: “Non è questo il caso della carta”, ha detto di recente a EURACTIV.

Per la plastica, la situazione è complicata dalle difficoltà di accesso ai materiali riciclati, ha affermato Patricia Fosselard, segretario generale di Natural Mineral Waters Europe. “Attualmente stiamo affrontando una sfida: non c’è abbastanza PET riciclato sul mercato per chiudere il ciclo”, ha detto. “Quindi, affinché questo diventi una realtà, abbiamo chiaramente bisogno di un aumento della raccolta e di un miglioramento nello smistamento, e un fattore importante sarebbe anche l’accesso al materiale da imballaggio riciclato”.

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Metodi di raccolta

Quindi, quali materiali sono più adatti per il riciclaggio a ciclo chiuso? Vanya Veras, segretario generale di Municipal Waste Europe, ha affermato che la risposta è più complicata di quanto possa sembrare a prima vista.

“Quando parliamo di riciclaggio a ciclo chiuso, i materiali più problematici sono generalmente quelli plastici”, ha affermato durante l’evento. “Qualsiasi materiale eco-progettato con uno scopo di riciclaggio a ciclo chiuso è adatto per il riciclaggio a ciclo chiuso. Tutto il resto deve essere trattato in modo diverso”.

“Ci sono grandi lacune nel nostro sistema di gestione dei rifiuti a livello globale, e in particolare in Europa”, ha aggiunto. “Non importa quanto sia buono il nostro sistema di raccolta o quanto siano buoni i nostri materiali. Se continua a esserci una situazione in cui ci sono spedizioni di rifiuti non tracciate all’interno e all’esterno dell’Europa, continueremo a disperdere rifiuti a causa del tipo di trattamento sbagliato, o addirittura Ada abbandonarli in discariche”.

Ma la questione di come aumentare la raccolta è controversa. Alcuni paesi dell’UE, come la Germania, hanno schemi di restituzione dei contenitori, come le bottiglie di vetro e plastica, in cui ai clienti viene addebitata una cauzione che viene loro restituita solo se le riportano indietro in un punto di raccolta. Ma altri paesi, come il Belgio, non hanno alcun sistema di restituzione del deposito, oppure – come l’Italia – non prevedono proprio un sistema basato sulla restituzione e la cauzione.

“La questione se introdurre [a livello europeo] un sistema di restituzione dei depositi, o un altro accordo sotto la responsabilità estesa del produttore, è stata lasciata aperta per tenere conto della sussidiarietà – delle condizioni o accordi locali”, ha detto Petrova. “I sistemi di rimborso dei depositi sono un eccellente esempio di scienza comportamentale. In questo modo i rifiuti acquistano davvero valore per chi li detiene. Ma poi la domanda è se ci spingono a compromessi nei confronti di altri materiali, facendoci percepire come preziose solo le cose per le quali otteniamo un rimborso, mentre le altre non vengono gestite correttamente”.

Mentre la Commissione prepara la sua proposta che dovrà vedere la luce entro pochi mesi, le parti interessate nei settori degli imballaggi e delle bevande seguono da vicino un dibattito che potrebbe avere un effetto importante sul loro modo di operare.

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