Plastica, l’industria delle bibite: le nuove norme Ue mettono a rischio gli obiettivi di circolarità del settore

Secondo uno studio condotto per l'ong Zero Waste Europe, le nuove bottiglie immesse sul mercato dell'UE contengono in media solo il 17% di PET riciclato, anche se le bottiglie di plastica hanno un tasso di riciclaggio di circa il 50%. [Julita / Pixabay]

La Commissione europea prevede di includere obiettivi obbligatori di contenuto riciclato per tutta la plastica in un aggiornamento delle leggi sugli imballaggi previsto per quest’estate. I rappresentanti dell’industria, però, mettono in guardia sul rischio di far deragliare i tentativi dei produttori di bottiglie di plastica di chiudere il ciclo del riciclaggio del materiale.

Nell’ambito della spinta dell’Ue a creare un’economia più sostenibile in Europa, la Commissione ha in programma di proporre requisiti obbligatori sul contenuto minimo di materiale riciclato, e misure di riduzione dei rifiuti per prodotti chiave come gli imballaggi.

Intervenendo a un recente evento di EURACTIV, la funzionaria della Commissione europea Maja Desgrées du Loû lo ha confermato, affermando: “Con la revisione della direttiva sugli imballaggi, ci saranno obiettivi per il contenuto riciclato, non solo per le bottiglie di plastica”, come avviene attualmente nell’ambito della direttiva sulla plastica monouso.

L’industria delle bevande ha criticato i piani, affermando che altri utilizzatori di plastica come l’industria tessile o le case automobilistiche si accaparreranno il Pet per uso alimentare necessario per le bottiglie di plastica, senza lasciare nulla per le nuove bottiglie e distruggendo ogni possibilità del settore di diventare circolare.

Le bottiglie in Pet, che utilizzano plastica di alta qualità adatta per cibi e bevande, hanno uno dei tassi di riciclaggio più alti in Europa perché vengono raccolte separatamente dagli altri rifiuti domestici in tutti i paesi dell’Ue.

L’uso di quella plastica per applicazioni di qualità inferiore come i paraurti delle auto farebbe deragliare i piani dell’industria per diventare completamente circolare, sostengono i rappresentanti dei produttori di bevande.

“Se le altre categorie non hanno l’obbligo di raccogliere i propri materiali e riutilizzarli a fini di riciclaggio, allora il calcolo non funziona”, ha affermato Roel Annega, Presidente e Ceo di Gerolsteiner, una delle principali aziende tedesche di acqua minerale.

L’industria è impegnata a raggiungere un modello circolare in cui le bottiglie in Pet vengono riciclate per produrne di nuove, ma ha bisogno dell’accesso alle bottiglie usate per renderlo realtà, ha detto Annega.

“Puoi fare una tastiera da una bottiglia. Ma non potrai mai più ricavare una bottiglia da una tastiera. Allora perché sprecare risorse preziose e un prodotto, che oggi ha la capacità di essere completamente circolare, e che verrebbe declassato ad altri materiali?” ha chiesto.

Secondo uno studio condotto per l’ong Zero Waste Europe, le nuove bottiglie immesse sul mercato dell’Ue contengono in media solo il 17% di Pet riciclato, anche se le bottiglie di plastica hanno un tasso di riciclaggio di circa il 50%.

Questo perché il Pet riciclato viene spesso riutilizzato in prodotti di qualità inferiore come vassoi di plastica, imballaggi o fibre, ha rilevato il rapporto.

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Riutilizzo e riduzione dei rifiuti

Larissa Copello di Zero Waste Europe afferma che il riutilizzo e la riduzione dei rifiuti dovrebbero avere la priorità rispetto al riciclaggio. Per raggiungere questo obiettivo, l’ong raccomanda di fornire alle persone l’accesso all’acqua potabile e di installare fontane nelle città.

“Per raggiungere una vera circolarità, penso che dobbiamo prima pensare alla prevenzione, quindi al riutilizzo in linea con la gerarchia dei rifiuti. C’è molto potenziale di riutilizzo e ricarica per le bottiglie per bevande in generale, non solo quelle in Pet”, ha affermato.

Il deputato centrista Martin Hojsík, che siede nella commissione per l’ambiente del Parlamento europeo, ha sottolineato invece la necessità di dare la priorità al riempimento delle bottiglie. L’obiettivo degli attuali schemi di restituzione dei depositi deve spostarsi dal recuperare la plastica al riempire di nuovo i contenitori, ha affermato.

I sistemi di deposito dovrebbero anche essere adattati per il mercato unico europeo, dando la possibilità alle persone di acquistare bottiglie in un paese e portarle in un altro dove potrà comunque restituirle, ha aggiunto.

“Dobbiamo avere alcuni standard, soprattutto per il tipo di bottiglie senza ricarica” ​​che sono destinate alla triturazione e al riciclaggio, ha affermato.

“Quando compro delle bevande in Austria, dovrei essere in grado di trovare un modo per restituirle a Bratislava”, ha detto Hojsík, chiedendo “un livello più elevato di interoperabilità” tra i sistemi di riciclaggio e raccolta dei rifiuti nei paesi dell’Ue.

Annega ha sostenuto l’idea di schemi di restituzione dei depositi per prevenire l’abbandono dei rifiuti e restituire plastica di alta qualità all’industria, ma ha avvertito che tali schemi devono essere progettati a livello nazionale, oppure le aziende rischiano di dover viaggiare per centinaia di miglia per raccogliere le loro bottiglie.

“Quello che non può succedere è che le mie bottiglie ricaricabili finiscano nel retro di un camper nel sud della Spagna […] e in qualche modo io abbia bisogno di recuperare le mie bottiglie dalla Spagna. Non mi sembra molto valido dal punto di vista economico ed ecologico”, ha spiegato.

Du Loû, la funzionaria della Commissione europea, ha ribattuto che l’esecutivo dell’Ue ha incluso misure nelle sue considerazioni che aiuteranno l’industria a recuperare il Pet attraverso schemi di restituzione dei depositi.

L’esecutivo dell’Ue sta anche cercando di creare un sistema di restituzione obbligatoria in cambio di una cauzione per le bottiglie di plastica, e di introdurre requisiti minimi per le bottiglie. Ha anche preso in considerazione il suggerimento dell’industria di dare accesso prioritario al riciclaggio da questi schemi di restituzione, ha concluso Da Loû.

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