Le terre di scavo, la più grande fonte di produzione di rifiuti di cui non avete mai sentito parlare

scavo [Med Photo Studio / Shutterstock]

La terra estratta dai cantieri è di gran lunga la principale origine degli scarti prodotti in Europa ogni anno – cinque volte la quantità di rifiuti domestici – eppure i governi fanno finta di non vedere la questione. 

La maggior parte delle persone tende ad associare i rifiuti alla spazzatura domestica che si accumula nelle strade o nelle discariche. Tuttavia, secondo Eurostat, in termini di volume i terreni scavati durante le opere di costruzione sono la principale fonte di rifiuti in tutta Europa (per l’Italia, i dati parlano di 14 milioni di tonnellate nel 2018, NdT).

“In Francia, ad esempio, si tratta di 150 milioni di tonnellate ogni anno”, dice Emmanuel Cazeneuve, fondatore e amministratore delegato di Hesus, una startup francese che si occupa di gestione e smaltimento dei rifiuti da costruzione.

“È cinque volte il volume dei rifiuti domestici”, aggiunge, spiegando che probabilmente la maggior parte dei paesi in Europa ha in proporzione cifre simili.

In base alla normativa Ue, attualmente le terre di scavo sono considerate rifiuti, e vengono quindi smaltiti in discarica. Tuttavia, secondo Hesus, l’80 per cento di questo materiale non è contaminato, e se fosse messo in atto un sistema di tracciabilità adeguato potrebbe essere riutilizzato in sicurezza altrove.

“Non abbiamo un quadro chiaro della situazione a livello europeo a causa della mancanza di tracciabilità”, racconta Cazeneuve a EURACTIV: “Non è facile conoscere il volume preciso dei terreni scavati prodotti in Francia, Germania o Polonia, perché i database non esistono”, oppure  le cifre sono diluite in quelle delle statistiche sui rifiuti industriali.

Inoltre, non ci sono quasi controlli nei siti di smaltimento, situazione che lascia la porta aperta allo scarico illegale di suoli contaminati provenienti da vecchi terreni industriali. Ad esempio, continua Cazeneuve, “in Francia oggi non ci sono controlli effettuati sulle terre scavate e avviate alle discariche”.

Di conseguenza, nessuno sa con certezza dove esse vengano smaltite, e in tal modo permane una rilevante zona d’ombra negli sforzi dell’Europa per contrastare l’inquinamento e promuovere un’economia circolare.

“Alcune case o infrastrutture – dice ancora Cazeneuve – sono state costruite su terreni inquinati, e così oggi dobbiamo affrontare scandali sanitari potenzialmente evitabili: ecco il motivo per cui questo diventerà un vero problema a livello europeo”.

A livello comunitario, i responsabili politici hanno appena iniziato a cogliere la portata del problema. Nel suo piano d’azione per l’economia circolare, pubblicato nel marzo dello scorso anno, la Commissione europea ha individuato i rifiuti da costruzione tra i sette settori che richiedono un’attenzione urgente da parte dei responsabili politici, insieme all’elettronica, agli imballaggi, alla plastica, ai tessuti, alle batterie e agli scarti alimentari.

La promozione “dell’utilizzo sicuro, sostenibile e circolare dei terreni di scavo” è menzionata nel piano come parte di un elenco di azioni che l’esecutivo dell’Ue si è impegnato a intraprendere. Una strategia per un “ambiente edificato sostenibile” sarà presentata entro la fine dell’anno, ma non è ancora chiaro se includerà un obbligo di tracciabilità per questi materiali.

Le Fiandre prendono il comando

Mentre l’Unione europea si sta muovendo collettivamente, alcuni paesi hanno già preso l’iniziativa in modo più incisivo.

Nella regione belga delle Fiandre, tutti i movimenti dei terreni di scavo devono essere registrati in una banca dati nazionale. La procedura ha un costo di 5 centesimi di euro per metro cubo di terreno, ma per Cazeneuve consente di risparmiare due euro per metro cubo di costi legati alle tasse sulle discariche e al trasporto dei rifiuti.

Per i grandi gruppi edili si tratterebbe un sostanziale risparmio. Invece di spostare camion carichi di terra in discariche lontane, potrebbero semplicemente riutilizzarli in altri cantieri più vicini alle proprie attività. “Un risparmio del 20 per cento è estremamente attraente, considerando i volumi dei carichi, che sono molto significativi”.

Per rendere effettivi questi risparmi e garantire una migliore tracciabilità, l’Ue potrebbe richiedere ai paesi membri di mettere a punto dei database simili a livello nazionale. “È quello che ha iniziato a fare la Francia, e penso che si potrebbe estendere quest’obbligo a tutti gli altri paesi europei”, dice il manager.

Anche i risparmi di CO2 non sono trascurabili. Oggi la gestione e il trasporto dei terreni da scavo rappresenta circa il 7-8% delle emissioni di un cantiere edile, rendendo il trattamento dei rifiuti un problema in crescita.

Finora, i gruppi del settore delle costruzioni hanno potuto ignorare il loro problema dei rifiuti. “Dopo aver cercato le soluzioni per produrre cemento con minore impatto di emissioni”, prevede in conclusione Cazeneuve, “adesso scopriranno che devono anche affrontare la questione della loro produzione di rifiuti, e quindi la gestione del suolo diventerà un problema all’ordine del giorno”.