L’authority olandese contro Shell: gli annunci sulla compensazione delle emissioni sono greenwashing

Nove studenti di legge hanno portato la Shell in tribunale per la sua campagna Drive CO2 Neutral, dicendo che l'azienda non può confermare che le compensazioni di CO2 acquistate siano uguali alle emissioni. [Julius Kielaitis / Shutterstock]

L’ente che vigila sulla correttezza delle informazioni pubblicitarie dei Paesi Bassi ha invitato Royal Dutch Shell a interrompere la campagna che promuove gli acquisti di carburante definito come ‘carbon neutral’ a condizione che i clienti acquistino delle compensazioni di CO2.

La campagna in questione promuove un’offerta Shell in base alla quale chi acquista carburanti a benzina e diesel può scegliere di pagare una tariffa extra che finanzierà la compensazione delle emissioni di CO2. Shell utilizza crediti di carbonio che supportano progetti basati sulla tutela della natura, tra cui la piantumazione di alberi.

Un gruppo di nove studenti di giurisprudenza della Libera Università di Amsterdam ha presentato una denuncia al Comitato per il codice della pubblicità dei Paesi Bassi (Stichting Reclame Code), accusando Shell di fare greenwashing attraverso questa campagna, che si chiama ‘Drive CO2 Neutral’.

Secondo la loro argomentazione, le pubblicità implicano che la compensazione sarà equivalente alle emissioni che saranno generate bruciando il carburante nei veicoli, ma ciò è improbabile dato il costo del servizio, che è di un centesimo di euro per litro di carburante.

Il Comitato ha accolto la denuncia venerdì 27 agosto, e ha concesso a Shell due settimane per presentare appello. Nella sentenza si afferma che Shell non ha fornito prove – pubblicamente o direttamente agli studenti – che stesse compensando integralmente le emissioni. È stato riconosciuto che Shell ha utilizzato delle ricerche indipendenti per supportare il suo approccio di compensazione.

Un portavoce di Shell ha dichiarato che la società “prende molto seriamente le sue responsabilità di inserzionista” e ha definito la campagna “un’iniziativa genuina e importante per offrire ai consumatori la possibilità di compensare le emissioni di CO2 associate al carburante che acquistano”.

Shell non ha ancora rilasciato una risposta formale ma ha dichiarato che prenderà in considerazione eventuali modifiche necessarie alle comunicazioni pubblicitarie. La decisione del Comitato non è giuridicamente vincolante.

La notizia arriva dopo che Shell ha confermato l’intenzione di impugnare una sentenza che le ordina di fissare obiettivi più rigorosi per ridurre le emissioni di gas serra.

Il verdetto è stato annunciato alla fine di maggio, dopo un caso discusso al tribunale distrettuale dell’Aia, presentato da gruppi di attivisti tra cui Friends of the Earth e Greenpeace, che hanno raccolto collettivamente il sostegno di oltre 1.700 cittadini.

La corte ha stabilito che l’attuale ambizione di Shell di ridurre l’intensità di CO2 dei suoi prodotti del 20% entro il 2030 non è allineata con l’obiettivo di azzeramento netto delle emissioni del Regno Unito o dell’UE entro il 2050. Shell ha sostenuto che la sua intenzione è quella di raggiungere le emissioni nette zero entro il 2050, e che i suoi piani per arrivarci sono credibili.

Riflettori puntati su Santos

Anche il produttore di gas australiano Santos sta affrontando in queste settimane delle accuse di greenwashing. L’azienda ha visto una causa intentata presso la corte federale australiana, che contestava la validità dei suoi piani per raggiungere lo zero netto entro il 2040.

L’Australasian Center for Corporate Responsibility (ACCR) – un’organizzazione no-profit focalizzata sulla ricerca e sulla difesa dei piccoli azionisti – ha sfidato le affermazioni di Santos sul ruolo che il gas naturale giocherà nella transizione verso le emissioni zero.

In particolare, la ong si oppone alle affermazioni di Santos secondo cui il gas naturale può essere un “combustibile pulito”, e la sua tabella di marcia per raggiungere lo zero netto entro il 2040. L’ACCR ha criticato le decisioni dell’azienda di escludere le emissioni (indirette) di Scope 3 dall’obiettivo, e ha dichiarato che i suo piani per affrontare le emissioni dirette sono eccessivamente dipendenti dalla cattura e dallo stoccaggio del carbonio e dalla compensazione.

Gli avvocati dell’Ufficio per i difensori dell’ambiente agiranno per conto dell’ACCR in tribunale. La direttrice della strategia legale dell’Environmental Defenders Office, Elaine Johnson, ha dichiarato: “Data la gravità dei rischi derivanti dall’uso continuato di combustibili fossili, le compagnie del gas devono essere completamente trasparenti sulla loro pianificazione futura. I piani dovrebbero essere solidi, dettagliati e aperti al controllo. Invece, vediamo piani ‘net-zero’ che contengono pochissimi dettagli e che spesso dipendono per il loro successo da processi non provati, come la cattura e lo stoccaggio del carbonio”.

I rappresentanti di Santos hanno detto a Reuters che la società non fornirà ulteriori commenti prima del caso giudiziario, ma che si attiene alla sua precedente dichiarazione relativa al clima.

Questo articolo è stato pubblicato per la prima volta su edie.net ed è riprodotto qui per gentile concessione.