La strategia francese per coniugare la transizione digitale e quella ambientale

La ministra francese della Transizione ecologica Barbara Pompili con il presidente Emmanuel Macron a un incontro della Convenzione cittadina sul Clima il 14 dicembre 2020. [EPA-EFE/Thibault Camus]

Il ministro per la transizione ecologica francese, Barbara Pompili, e il segretario di Stato per il digitale, Cédric O, hanno svelato martedì 23 febbraio la strategia nazionale del governo per gestire gli effetti della tecnologia digitale sull’ambiente, mobilitando al contempo il loro potenziale per incentivare la transizione ecologica.

La parla d’ordine dell’esecutivo francese è quella di “far convergere le due transizioni”, quella ecologica e quella digitale, partendo dal presupposto che, se pure è vero che le tecnologie digitali sono molto impattanti in termini di inquinamento, nondimeno possono costituire parte della soluzione ai problemi ambientali.

Attualmente, il digitale è responsabile del 5-10% dell’inquinamento in Francia. Il piano del governo prevede una trentina di misure volte a migliorare l’impronta ecologica del settore, che si articolano lungo tre assi: lo sviluppo della conoscenza dell’impronta ambientale digitale, il sostegno a un “digitale più sobrio”. L’utilizzo del digitale come “leva per una transizione ecologica e inclusiva”.

Per il suo piano, a cui hanno contribuito anche esperti, collettivi e associazioni, il governo ha preso spunto dal rapporto presentato nel giugno 2020 dalla Convenzione cittadina sul Clima (voluta dal presidente Emmanuel Macron in seguito alle proteste dei gilet gialli), riprendendone diverse proposte che dovrebbero essere messe in atto.

Prima fra tutte, il ‘barometro ambientale’ per gli attori digitali che dovrà essere elaborato dall’Autorità di regolamentazione per le comunicazioni elettroniche, le poste e la distribuzione della stampa (ARCEP): una valutazione periodica dell’impatto ambientale del settore in Francia e delle sue prospettive di evoluzione. All’ARCEP sarà inoltre affidato uno “studio globale sullo sviluppo degli oggetti connessi” come quelli che utilizzano la tecnologia 5G.

Altre proposte riguardano poi l’avvio di una campagna di sensibilizzazione sulle pratiche digitali meno inquinanti, un sostegno economico ai data centers “ecologicamente virtuosi” e uno da 300 milioni di euro alle startup dell’incubatore nazionale ‘Green Tech’, e l’obiettivo di integrare “una dimensione ambientale” nelle strategie di accelerazione di settori in crescita come lo stesso 5G, l’intelligenza artificiale e il cloud computing.

“Conoscere per agire”

“Abbiamo bisogno di dati e metodologie precisi, chiari e oggettivi che creino consenso intorno al reale impatto della tecnologia digitale sull’ambiente”, scrive il piano del governo francese. Per ottenerli, l’esecutivo vuole creare, in collaborazione con l’ARCEP e l’Agenzia per l’ambiente e la gestione dell’energia (AEDME), una “metodologia per quantificare” l’impronta ecologica  del settore.

Nel mirino del ministero per la Transizione ecologica d’oltralpe ci sono soprattutto due questioni. La prima è quella del ciclo di vita e di ricambio delle apparecchiature digitali, con i costi connessi alla loro produzione e smaltimento: in Europa, il flusso di rifiuti elettronici aumenta del 2% all’anno, e meno del 40% viene riciclato (in Italia ne vengono prodotti in media 17 chili a testa all’anno). Per questo, la ministra Pompili vuole proporre una limitazione agli incentivi all’acquisto di nuovi smartphone da parte delle compagnie telefoniche, che prevedono che il costo del nuovo device sia scalato direttamente dall’abbonamento, incentivando così a cambiare apparecchi ancora ben funzionanti.

Più in generale, l’Ecodesign, il riutilizzo, il riciclo, la riparazione e il ricondizionamento dei prodotti elettronici, oltre alla lotta all’obsolescenza programmata, saranno i pilastri della “sobrietà digitale” che il governo francese intende promuovere, chiedendo un “forte impegno” alle imprese del settore anche dal punto di vista dell’informazione dei consumatori, con l’introduzione di un indice di riparabilità e durata per le apparecchiature.

La seconda questione, invece, riguarda i data center e il loro consumo energetico, che negli obiettivi dell’esecutivo deve essere ridotto del 40% entro il 2030. In questo senso, un altro obiettivo ambizioso del governo è quello di regolamentare il consumo di dati ‘imposto’ agli utenti del web, ad esempio la riproduzione automatica dei video sui social media o sui siti Internet.