Bruciare biomassa non è sostenibile: il monito dell’Olanda

centrale elettrica alimentata a lignite di Neurath, gestita dalla RWE a Neurath, vicino a Colonia. EPA-EFE/FRIEDEMANN VOGEL

I Paesi Bassi dovrebbero iniziare ad eliminare l’uso della biomassa per la produzione di energia elettrica il più presto possibile. La biomassa è una risorsa “indispensabile” per l’economia circolare, ma proprio per questo bruciarla è uno spreco, un lusso che non ci possiamo ancora permettere.

Questo è il messaggio principale del rapporto pubblicato l’8 luglio dal Consiglio socio-economico (Ser), un comitato consultivo indipendente del governo olandese composto da imprenditori, dipendenti governativi ed esperti indipendenti. 

Nell’industria chimica, nell’edilizia e nell’agricoltura, i materiali biologici sono fondamentali per la transizione verso un’economia circolare. Ma la biomassa prodotta in modo sostenibile è troppo scarsa per continuare ad utilizzarla per la produzione di calore o elettricità: per questo esistono altre alternative a basse emissioni di carbonio e rinnovabili, che dovrebbero essere privilegiate.

La prima conseguenza diretta riguarda il fatto che gli ingenti sussidi che erano destinati agli impianti di combustione di biomassa dovrebbero essere gradualmente eliminati. Si prevede però al contempo una forma di indennizzo per quelle aziende che si vedrebbero tolti i sussidi per le bioenergie.

La riconversione ecologica è al centro dell’agenda europea ma la strada per centrare l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050 è complicata e passa inevitabilmente dalla valutazione dell’impatto di ciascuna ipotesi alternativa rispetto ai metodi inquinanti.

La palla passa ora alla corte del governo olandese, che dovrà costruire un “quadro di sostenibilità” nazionale per le bio-risorse da presentare dopo l’estate.

In previsione della nuova politica del governo, l’azienda energetica svedese Vattenfall ha già deciso di rinviare la costruzione di un impianto a biomassa che sarebbe dovuto sorgere a Diemen.

A maggio scorso, Eric Wiebes, il ministro olandese dell’economia e della politica climatica, aveva affermato che la biomassa è essenziale per raggiungere gli obiettivi del Paese in materia di energie rinnovabili e di riduzione delle emissioni di anidride carbonica, sottolineando che i pellet utilizzati nelle centrali elettriche olandesi non sono altro che “legno residuo dell’industria del legno”.

Osservazioni che sono arrivate sulla scia di uno studio dell’Istituto nazionale di analisi politica strategica nei settori dell’ambiente, della natura e della pianificazione territoriale (Pbl) per il quale sono state consultate 150 organizzazioni ed esperti e sono state esaminate 400 relazioni sul tema.

“Non c’è una sola verità” sulla sostenibilità della biomassa, ha detto Bart Strengers del Pbl a Nos quando lo studio è uscito l’8 maggio. La federazione nazionale contro gli impianti a biomassa, ad esempio, in un commento allo studio aveva posto l’accento sul fatto che se si considera il ciclo di vita della biomassa come una risorsa rinnovabile, non farà altro che aumentare le emissioni di CO2, andando esattamente nella direzione contraria a quella auspicata.

Nel caso in cui si decida di seguire la proposta del Consiglio socio-economico (Ser) di abbandonare la biomassa per la produzione di elettricità o calore, i Paesi Bassi dovranno cercare fonti di energia rinnovabili supplementari, pannelli solari e turbine eoliche ad esempio.

Il dibattito olandese sul tema della sostenibilità della biomassa a fini energetici è particolarmente importante perché potrebbe anticipare una ridefinizione della questione a livello europea.

Se è vero che l’Unione europea aveva attribuito criteri di sostenibilità all’uso della biomassa nella sua ultima revisione della direttiva Ue sulle energie rinnovabili è anche vero che i gruppi ambientalisti hanno messo in guardia contro la discrepanza tra la politica dell’Ue in materia di bioenergia e i suoi obiettivi climatici a lungo termine.

Nell’ambito della strategia sulla biodiversità presentata il 20 maggio, la Commissione europea ha infatti dichiarato di valutare costantemente “la domanda e l’offerta di biomassa a livello europeo e mondiale e la relativa sostenibilità” per “comprendere e monitorare meglio i potenziali rischi per il clima e la biodiversità”. Entro la fine del 2020 si dovrebbero sciogliere i nodi.

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