Auto elettriche e riciclo delle batterie: le preoccupazioni delle aziende per le nuove norme Ue

"L'introduzione di una quota di riciclaggio obbligatoria può stimolare l'industria del riciclaggio creando artificialmente un prodotto scarso con un'elevata domanda e una bassa offerta", sostiene l'eurodeputato dei Verdi Henrike Hahn. [asharkyu / Shutterstock.com]

Richiedere alle aziende di utilizzare metalli riciclati per le batterie dei veicoli elettrici è necessario per impedire ai produttori di optare per materiali vergini più economici, afferma l’Ue. Tuttavia, il settore automobilistico, i produttori di batterie e l’industria mineraria sono preoccupati per le conseguenze di questo provvedimento contenuto nell’imminente regolamento Ue sulle batterie.

Le piccole quantità di batterie a fine vita attualmente disponibili stanno facendo aumentare il costo del riciclaggio delle batterie, rendendo più costose le materie prime recuperate, ha detto a EURACTIV Henrike Hahn, membro dei Verdi al Parlamento europeo.

Ciò rende poco attraente dal punto di vista imprenditoriale il recupero di metalli preziosi come cobalto, nichel o litio, poiché le aziende preferiscono materiali vergini più economici rispetto a quelli riciclati. Tuttavia, secondo l’eurodeputato i decisori politici possono ribaltare la situazione costringendo i produttori di batterie a utilizzare metalli riciclati.

“L’introduzione di una quota di materiali riciclati obbligatoria può stimolare l’industria del riciclaggio creando artificialmente una merce scarsa con un’elevata domanda e una bassa offerta”, ha affermato.

In base alla proposta di regolamento sulle batterie dell’Ue, la quantità di cobalto, piombo, litio e nichel riciclati in ciascuna batteria elettrica deve essere resa pubblica a partire dal 2027, con livelli minimi obbligatori che entreranno in vigore dal 2030.

Questi livelli saranno scaglionati nel tempo, per garantire che ci siano abbastanza batterie riciclate nel sistema per raggiungere gli obiettivi, secondo la Commissione europea che ha presentato la proposta nel dicembre dello scorso anno.

I requisiti di riciclaggio obbligatori inizieranno dal 12% per il cobalto, dall’85% per il piombo, dal 4% per il litio e dal 4% per il nichel nel 2030, e saliranno al 20% per il cobalto, al 10% per il litio e al 12% per il nichel entro il 2035.

Per facilitare il processo, l’esecutivo dell’Ue ha proposto obiettivi di recupero obbligatori per i materiali di valore da raggiungere entro il 2026 e il 2030.

Gli obiettivi sono del 90% per cobalto, nichel e rame entro la fine del 2025, che salgono al 95% nel 2030, mentre per il litio la cifra è del 35% entro la fine del 2025, con un aumento al 70% nel 2030.

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“Tassi di recupero mediocri”

Questi obiettivi sono stati però definiti insufficienti dall’ong per la mobilità pulita Transport & Environment (T&E), che ha avvertito che l’Europa rischia di rimanere indietro rispetto a rivali come la Cina.

“Sappiamo già oggi che le aziende di riciclaggio al di fuori dell’Europa stanno recuperando ben oltre il 90% dei metalli chiave delle batterie, tra cui cobalto, nichel e, soprattutto, litio”, ha detto Alex Keynes, esperto di veicoli puliti di T&E.

“Con questo in mente, alcuni degli obiettivi proposti dalla Commissione non sono adatti allo scopo, in particolare gli obiettivi di recupero del litio per il 2026 e il 2030”, ha spiegato Keynes a EURACTIV, aggiungendo che sono necessari investimenti significativi nelle tecnologie di riciclaggio per garantire che l’Europa possa estrarre le materie prime al ritmo necessario e mettere un freno al ‘attuale dipendenza dell’Unione dalla Cina per il riciclaggio delle batterie.

“Introdurre tassi di riciclo relativamente mediocri in Europa per il 2026 e il 2030, quando sappiamo che ci sono aziende in altri paesi che già li superano oggi, farà poco per rendere l’industria europea più competitiva sul mercato globale, e scoraggerà gli investimenti delle aziende che puntano più in alto” ha aggiunto Keynes.

Gli obiettivi di riciclaggio sono solo l’inizio

Ma stabilire obiettivi ambiziosi è solo l’inizio, sostiene l’industria. Oltre a fissare dei target, infatti, l’Europa deve anche essere preparata a legiferare sugli aspetti pratici del riciclaggio delle materie prime, dice Adam McCarthy, presidente del Cobalt Institute.

McCarthy ha affermato che l’Europa si è finora accontentata di consentire che l’onere della gestione dei materiali pericolosi si svolgesse al di fuori dell’UE. Attualmente, in Europa viene riciclato meno dell’1% degli elementi delle terre rare.

Secondo McCarthy, le strutture che gestiscono materie prime pericolose necessitano di misure di sicurezza per evitare l’esposizione a lungo termine della loro forza lavoro: “Al momento questi lavori si svolgono [principalmente] in Cina, poiché abbiamo reso davvero difficile svolgerli in Europa”, ha spiegato. “Ma se si decide di voler fare di più in Europa, allora c’è bisogno di un quadro legislativo che permetta che ciò accada”, ha detto a EURACTIV.

“Penso che il regime normativo debba ancora essere adattato a un mondo in cui in realtà dovremo lavorare con sostanze come il cobalto, se si vuole creare in Europa una catena di approvvigionamento verticale per le batterie”, ha aggiunto.

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Preoccupazioni per l’industria automobilistica e i produttori di batterie

Dal canto suo, l’Associazione europea dei produttori di automobili (ACEA) ha contestato molte delle misure di riciclaggio proposte nel regolamento sulle batterie dell’Ue, avvertendo che la potenziale carenza di contenuto riciclato danneggerà la competitività dei veicoli europei.

ACEA ha anche criticato la tempistica proposta dalla Commissione, sostenendo che è troppo ambiziosa, dato che non si sa quante batterie saranno disponibili per la raccolta negli anni a venire.

“Ad oggi è quasi impossibile prevedere in quali quantità un materiale riciclato sarà disponibile tra 15 anni, quando le batterie dei veicoli elettrici verranno restituite per il riciclaggio, o anche più tardi quando [il mercato] includerà le batterie di seconda mano”, afferma un recente documento di sintesi di ACEA.

“Allo stesso modo, è molto difficile prevedere che tipo di nuove tecnologie saranno sul mercato quando entreranno in vigore i requisiti per i materiali riciclati e come ciò influenzerà la domanda e l’offerta di materiali vergini e riciclati”, continua il documento.

Queste preoccupazioni sono ampiamente condivise dall’Associazione dei produttori europei di batterie per autoveicoli e industrie (Eurobat), che sostiene che obbligare i produttori a utilizzare materiale recuperato potrebbe portare a problemi di produzione.

Francesco Gattiglio, direttore degli affari Ue di Eurobat, teme che il settore automobilistico possa sperimentare una carenza di materie prime secondarie entro i prossimi 10-15 anni, simile all’attuale carenza di semiconduttori che ha sconvolto la produzione di automobili.

“La grande incertezza che questo regolamento sta creando è: cosa facciamo se a un certo punto non ci sono abbastanza materie prime secondarie disponibili?” ha detto Gattiglio a EURACTIV: “Questo è il rischio che stiamo affrontando”.

Incertezza del mercato

La natura incerta del futuro mercato delle materie prime è stata riconosciuta anche da Hahn. “Gli scenari [indicati nel regolamento] funzionano in base a ipotesi spesso incerte, poiché il mercato futuro delle batterie potrebbe essere più grande o più piccolo di quanto ipotizzato, e meno veicoli potrebbero essere venduti a causa di cambiamenti nel comportamento o nei modelli di consumo”, ha affermato l’eurodeputato.

Oltre alle questioni relative alla disponibilità di contenuto riciclato, secondo Eurobat anche l’attuazione di altri aspetti del regolamento potrebbe rivelarsi difficile. Il requisito per cui ogni batteria deve contenere – e certificare – una determinata percentuale di materiale riciclato creerà un enorme onere amministrativo per i produttori di batterie, ha affermato Gattiglio.

“Non credo che la Commissione si renda pienamente conto della mole di lavoro che sta creando per noi e per le autorità di vigilanza del mercato. [Il regolamento] implica che ogni fabbrica dovrebbe produrre centinaia di certificati ogni anno”, ha affermato.

Piuttosto, Eurobat vorrebbe che l’attenzione della legislazione si spostasse dalle singole batterie, per richiedere invece una proporzione complessiva di materiali riciclati nel processo di produzione.

“La nostra proposta sarebbe di raccogliere dati su ciascuna batteria, fondamentalmente per renderla un requisito di due diligence, in modo che ogni azienda debba semplicemente dimostrare che sta utilizzando una certa quota di materie prime [riciclate]. E questo è molto facile da dimostrare, grazie alle fatture di acquisto del materiale”, ha detto Gattiglio.

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L’industria delle materie prime

L’industria mineraria è favorevole al riciclaggio come mezzo per aumentare la circolarità in Europa, ma ha avvertito che l’estrazione di materie prime continuerà a essere necessaria.

“Avremo il 20% di cobalto circolare entro il 2030 [all’interno dell’Ue]? Penso che sia  [un traguardo] impegnativo. Lo avremo entro il 2040 o il 2050? È probabile, dato che a quel punto potremo arrivare a una quantità elevata. Ma ci vorrà del tempo per far entrare in funzione il meccanismo”, ha detto Adam McCarthy a EURACTIV.

McCarthy ritiene che l’Europa diventerà “sempre più dipendente” dal cobalto proveniente da fonti riciclate nei prossimi anni.

“Anche se non ci libereremo mai completamente della necessità di una fornitura primaria, potremo vedere che essa diventerà una parte meno importante del mix, mentre il contenuto riciclato aumenterà”, ha aggiunto.

Allo stesso modo, il Nickel Institute ha sottolineato che l’industria si sta già preparando per i cambiamenti delineati nel regolamento Ue sulle batterie.

“Alcuni produttori di nichel con sede nell’Ue sono già attivi nel riciclaggio o si preparano a riciclare le batterie dei veicoli elettrici una volta raggiunta la fine della loro preziosa vita”, ha detto a EURACTIV un portavoce del Nickel Institute.

“Questo diventerà, a medio e lungo termine, un’importante fonte aggiuntiva futura di nichel richiesta dalla strategia di decarbonizzazione dell’Ue”, ha aggiunto.

Presentato nel dicembre 2020, il progetto di regolamento Ue sulle batterie è attualmente in discussione tra i rami co-legislativi dell’Ue, il Parlamento europeo e il Consiglio. La disciplina dovrà sostituire l’ormai obsoleta direttiva sulle batterie del 2006, aggiornandola per riflettere i progressi tecnologici e le tecniche di riciclaggio.