Ungheria, la Corte costituzionale blocca la “legge schiavitù” voluta da Orbàn

Il primo ministro ungherese Viktor Orban in visita allo stabilimento di produzione di automobili di Audi Hungaria Kft, un'affiliata della casa automobilistica tedesca Audi AG, a Gyor, Ungheria, 15 giugno 2020. EPA-EFE/SZILARD KOSZTICSAK

La Corte costituzionale ungherese ha dichiarato “incostituzionale” quella che era stata ribattezzata come la “legge schiavitù”, accogliendo il ricorso dei sindacati. La legge era fortemente voluta dal governo di Orbán e aveva innescato un’ondata di proteste.

La prima e la seconda legge schiavitù

I punti chiave di quella che era stata ribattezzata la “prima legge schiavitù” erano l’aumento del tetto degli straordinari fino a 400 ore l’anno; la possibilità per il datore di lavoro di pagare questi straordinari con un ritardo anche di tre anni; la possibilità di licenziare chi rifiuta gli straordinari. Una serie di misure definite schiavili dai sindacati, che hanno aperto la strada ad una nuova riforma, la cosiddetta “seconda legge schiavitù”, che sembra essere stata ripescata direttamente da qualche secolo fa. Una riforma che prevede un contratto totalmente individuale, non negoziabile dalle rappresentanze sindacali; un quadro orario per ciascun dipendente per recuperare le ore perse durante la pandemia nei due anni successivi, senza possibilità di dire di no; quella che Federico Fubini sul Corriere aveva definito una “buonuscita al contrario”, o “una sorta di servitù del debito a carico dei lavoratori”, perchè se un dipendente avesse deciso di abbandonare l’azienda prima dei 24 mesi di quadro orario, avrebbe dovuto pagare al proprio datore di lavoro lo stipendio che avrebbe riscosso se avesse continuato a lavorare.

Il contrasto con la direttiva europea sugli orari di lavoro

La “prima legge schiavitù” risale al 2018 e da subito si è rivelata in contrasto evidente rispetto alla direttiva europea 88 del 2003 sugli orari di lavoro, che all’art 5 (Riposo settimanale) stabilisce che “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché ogni lavoratore benefici, per ogni periodo di 7 giorni, di un periodo minimo di riposo ininterrotto di 24 ore a cui si sommano le 11 ore di riposo giornaliero previste all’articolo 3” e che all’art 6 (Durata massima del lavoro settimanale) stabilisce che “Gli Stati membri prendono le misure necessarie affinché, in funzione degli imperativi di protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori: a)  la durata settimanale del lavoro sia limitata mediante disposizioni legislative, regolamentari o amministrative oppure contratti collettivi o accordi conclusi fra le parti sociali; b)  la durata media dell’orario di lavoro per ogni periodo di 7 giorni non superi 48 ore, comprese le ore di lavoro straordinario”.
L’aumento del tetto degli straordinari significava di fatto per i lavoratori essere costretti ad una settimana lavorativa di 6 giorni, o di oltre 10 ore giornaliere con una settimana lavorativa di cinque giorni.

Orban e Renzi: l'attacco ai diritti del lavoro

Le conquiste dei lavoratori in Europa sono sotto l’attacco concentrico di diversi esponenti politici che, in modo diverso (consapevolmente o meno), operano per screditarle scrive Tommaso Visone.
“La democrazia non ha frontiere. Se disprezzata in un posto è minacciata dappertutto”.
Albert …

La decisione della Corte costituzionale ungherese

La prima legge sulla schiavitù, che poi di fatto ha aperto la strada alla seconda legge schiavitù varata durante la pandemia, era stata fortemente voluta dal premier Viktor Orban. Nonostante migliaia di ungheresi fossero scesi in piazza per protestare e nonostante le critiche internazionali, il premier aveva rivendicato tutte queste controverse misure nei confronti dei lavoratori per compiacere le grandi imprese, spesso tedesche, che investono nel Paese. La Corte costituzionale però ha stabilito che nessuno potrà essere licenziato se rifiuta il lavoro straordinario e che gli straordinari dovranno essere pagati entro l’anno.
La sentenza della Corte obbliga il governo ad abrogare la legge entro luglio.