Ungheria accusata di “detenzione illegale” di migranti

La frontiera di Röszke, al confine tra Ungheria e Serbia.

Il 23 aprile l’Ungheria è stata accusata dall’Avvocato Generale della Corte di Giustizia europea (ECJ) di “detenzione illegale” dei richiedenti asilo in un campo al confine con la Serbia.

Il caso riguarda quattro migranti provenienti dall’Iran e dall’Afghanistan le cui domande di asilo sono state respinte dalle autorità ungheresi.

I quattro uomini sono stati tenuti in un campo a Röszke, un paese al confine con la Serbia che ha anch’esso rifiutato di riammetterli.

I richiedenti asilo hanno allora portato il caso davanti alla Corte di Giustizia Europea, ritenendo che il loro trattamento fosse contrario a una direttiva dell’Unione europea sull’accoglienza dei rifugiati, risalente al 2013.

Dopo aver esaminato il caso, l’Avvocato Generale Priit Pikamae ha dato ragione ai quattro migranti.

La Corte di Giustizia ha dunque affermato che il rifiuto della Serbia di accoglierli avrebbe dovuto portare l’Ungheria a riaprire “la procedura per esaminare il contenuto della loro richiesta iniziale di asilo “, piuttosto che ordinarne il rimpatrio.

Pikamae ha poi criticato la condizione dei rifugiati nella “zona di transito di sicurezza” di Röszke, definendola “detenzione illegale” ai sensi della direttiva UE.

“I richiedenti asilo ospitati lì sono fisicamente tagliati fuori dal mondo esterno e costretti a vivere forzatamente in isolamento”, si afferma nella dichiarazione ufficiale, in cui è anche criticato l'”alto grado di restrizione della libertà di movimento… Ciò costituisce detenzione”.

Fin dall’emergenza migratoria affrontata dall’UE nel 2015, il governo ungherese è stato ripetutamente accusato di violazioni dalle istituzioni europee.

Il governo anti-immigrati di Orbán si oppone infatti all’accoglienza dei rifugiati e ha eretto una recinzione – elettrificata in alcuni luoghi – lungo il confine ungherese sia con la Serbia che con la Croazia.

“La detenzione dei richiedenti asilo in questione deve essere classificata come illegale”, ha detto Pikamae.

Barbara Pohárnok, esponente del Hungarian Helsinki Committee, la principale organizzazione per i diritti umani nel Paese, ha affermato che il parere dell’Avvocato Generale “dà speranza alle persone detenute da molto tempo in queste aree di transito, tra i quali sono compresi oltre un centinaio di bambini, che l’Ungheria studi finalmente nel merito delle loro richieste di asilo”.

La Corte, con sede a Lussemburgo, non è vincolata dal parere dell’Avvocato Generale e si dovrebbe   pronunciare sulla vicenda nelle prossime settimane.