Turchia: libero il giornalista Altan dopo la sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo

[Jan Woitas/EPA/EFE]

Un tribunale turco mercoledì (14 aprile) ha liberato il giornalista e romanziere Ahmet Altan dopo più di quattro anni di prigione con l’accusa, sempre rifiutata dall’interessato, di essere coinvolto nel fallito tentativo di colpo di stato del 2016 .

 La sentenza della Corte di Cassazione è arrivata un giorno dopo che la Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU) ha chiesto di liberare il 71enne tramite una sentenza che accusava la Turchia di violare i diritti civili dei suoi cittadini.

“Non so come sono uscito. Ero seduto (in prigione) e all’improvviso mi è stato detto che sarei stato rilasciato”, ha detto Altan all’AFP davanti a casa sua a Istanbul.

“Ho appena visto i miei figli. Ora passerò un po’ di tempo con loro”, ha detto.

Il pluripremiato romanziere e direttore di giornale era stato incarcerato dopo aver scritto pezzi politicamente sensibili e critici nei confronti del presidente Recep Tayyip Erdoğan e dopo essersi speso a sostegno dei diritti dei curdi.

Altan era stato arrestato durante le purghe che hanno seguito il tentativo di colpo di stato ed era stato accusato di sostenere la rivolta “diffondendo messaggi subliminali al pubblico”.

Era stato successivamente condannato all’ergastolo per aver cercato di rovesciare il governo – una sentenza poi annullata dalla massima corte turca.

Ma il caso era stato riesaminato e lo stesso era stato condannato a 10 anni e sei mesi per “aver consapevolmente sostenuto un’organizzazione terroristica” che era coinvolta nel tentativo di colpo di stato.

“Molto felice di sentire che la Corte di Cassazione della Turchia ha appena ordinato il rilascio del romanziere Ahmet Altan dopo più di 4,5 anni di carcere”, ha twittato il relatore del Parlamento europeo sulla Turchia Nacho Sanchez Amor.

“Sarò ancora più felice dopo averlo visto godere pienamente della sua libertà… Spero che vengano applicate anche tutte le altre sentenze (CEDU)”.

Un’offensiva sul piano dell’immagine

La sentenza della Corte di Cassazione è arrivata mentre Erdoğan porta avanti un’offensiva sulla sua immagine volta a ricucire le relazioni lacerate con l’Unione europea e a costruire un nuovo rapporto con l’amministrazione statunitense del presidente Joe Biden.

I leader dell’UE hanno sottolineato il deterioramento dei diritti umani in Turchia durante un vertice ad Ankara la scorsa settimana.

La Casa Bianca con l’arrivo di Biden ha anche reso i diritti umani una questione molto più rilevante nelle relazioni turco-statunitensi di quanto non fosse stata nella precedente amministrazione di Donald Trump.

I funzionari turchi sostengono che i tribunali sono indipendenti e non influenzati dalla politica o dai capricci di Erdoğan.

Ma i critici accusano Erdoğan di averli riempiti di sostenitori dopo aver licenziato o incarcerato decine di migliaia di persone che ricoprivano vari incarichi governativi.

Gli osservatori occidentali hanno quindi sottolineato il caso di Altan e alcuni altri famosi prigionieri per cercare di ricostruire le intenzioni diplomatiche della Turchia e comprendere il suo futuro.

Forse il caso più celebre riguarda il leader della società civile Osman Kavala – in prigione senza una condanna per quasi quattro anni e riarrestato dopo essere stato scagionato da tutte le accuse nel 2019.

Un caso grottesco

Altan era stato anche brevemente liberato e scagionato da tutte le accuse prima di essere quasi immediatamente riarrestato nel 2019.

La sentenza della Corte di Cassazione di mercoledì ha ribaltato la sua condanna sul caso del 2019 relativo alle accuse di “assistenza a un’organizzazione terroristica”.

Si era rivolto alla CEDU per chiedere aiuto nel 2017 dopo aver definito le accuse contro di lui “grottesche”.

La corte dei diritti di Strasburgo martedì ha affermato che non esiste “alcuna prova che le azioni del ricorrente abbiano fatto parte di un piano per rovesciare il governo”.

Ha ordinato alla Turchia di rilasciarlo immediatamente e di pagargli 16.000 euro (19.000 dollari) di danni per aver violato il suo diritto alla libertà di espressione.

“La privazione della libertà, in particolare la detenzione prolungata, deve essere basata su un ragionevole sospetto”, ha detto la sentenza della CEDU.

La stessa “ha affermato che le critiche del ricorrente all’approccio politico del presidente non potevano essere viste come un’indicazione che egli avesse avuto una conoscenza preliminare del tentativo di colpo di stato”.