Strategia Ue sui diritti dei bambini: 18 milioni sono a rischio povertà ed esclusione

Alcuni bambini della scuola elementare studiano nel parcheggio della scuola primaria di Vicomoscano con la didattica a distanza, (DAD). EPA-EFE/FILIPPO VENEZIA

La Commissione europea ha adottato la prima strategia dell’UE sui diritti dei bambini, insieme ad una proposta di raccomandazione per istituire una garanzia europea rivolta ai  bambini a rischio di povertà o di esclusione sociale.

Le voci dei bambini e delle bambine alla Conferenza sul futuro dell’Europa

Le iniziative sono state preparate in collaborazione con le principali organizzazioni mondiali per i diritti dei bambini, come l’UNICEF, ma anche con il contributo dei diretti interessati: sono state considerate le opinioni di oltre 10.000 bambini.
L’Europa è un continente sempre più vecchio, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione europea e del crollo della natalità rispetto ad altre aree del mondo, eppure l’UE è sempre più attenta alle esigenze delle nuove generazioni. Dal Green Deal al pacchetto Next Generation EU, le istituzioni europee cercano di mettere al centro dell’agenda politica i diritti delle generazioni future. A partire dai bambini di oggi.
Dall’attenzione ad un’alimentazione sana e sostenibile nelle scuole dell’Unione fino alla produzione di testi giuridici a misura di bambino, dalla proposta di adottare norme sulla protezione dei bambini nell’ambiente digitale fino all’idea di una giustizia “amica” dei bambini, con una particolare attenzione ai casi in cui siano vittime, testimoni, sospettati o accusati in un processo, la Commissione europea prova a costruire un’Unione a misura di bambini e bambine. La parte forse più interessante di tutta questa strategia ha a che fare con l’idea di coinvolgere i bambini nella partecipazione democratica: in particolare si parla di un coinvolgimento dei piccoli europei nella Conferenza sul futuro dell’Europa che partirà il 9 maggio prossimo.

Gli effetti della pandemia sui bambini e sulle bambine nell’UE

Nel documento che presenta la strategia europea sui diritti dei bambini si legge che i bambini sono stati una delle categorie più colpite dalla pandemia di COVID-19 che “ha esacerbato le disuguaglianze esistenti e ne ha create di nuove”. In particolare, da oltre un anno i bambini e le bambine che vivono in Europa sono stati colpiti da situazioni molto gravi: molti bambini sono stati esposti a un aumento della violenza domestica; altri a fenomeni di cyberbullismo e violenza online; l’apprendimento a distanza (la DAD) ha colpito in modo sproporzionato i bambini molto piccoli, quelli con bisogni speciali, quelli che vivono in povertà, nelle comunità emarginate, come i bambini rom, e nelle zone remote e rurali, prive di accesso a connessioni internet e attrezzature informatiche; la lontananza dalle classi, però, per molti ha anche voluto dire perdere il pasto giornaliero più nutriente, oltre all’accesso ai servizi forniti dalle scuole. Al di là dei casi specifici, in generale, “la pandemia ha anche colpito fortemente la salute mentale dei bambini, con un aumento documentato di ansia, stress e solitudine. Molti non hanno potuto partecipare ad attività sportive, ricreative, artistiche e culturali, attività che sono essenziali per il loro sviluppo e benessere”.
un’attenzione speciale va rivolta poi ai bambini migranti: durante la pandemia le procedure d’asilo e quella per il ricongiungimento familiare per i bambini rifugiati hanno subito ritardi.

Una “garanzia europea per i bambini”

Nel 2019, quasi 18 milioni di bambini nell’UE (il 22,2% della popolazione infantile) vivevano in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. Questo dato è destinato a crescere in maniera molto consistente nei prossimi anni, per via degli effetti della pandemia.
La Commissione raccomanda agli Stati membri di fornire ai bambini bisognosi un accesso effettivo a un’alimentazione sana e a un alloggio adeguato; le proposte sono molto concrete, e vanno dalla necessità di dare un pasto sano anche al di fuori dei giorni di scuola, all’esigenza di un posto che si possa chiamare “casa”.
In particolare, si chiede agli Stati membri di tenere conto delle esigenze specifiche dei bambini provenienti da ambienti svantaggiati, dei bambini senza fissa dimora, dei bambini con disabilità, dei bambini migranti oppure di quelli che appartengono ad una minoranza razziale o etnica.
Per capire cosa fare in concreto, la Commissione ha lavorato con l’UNICEF su programmi pilota in 7 Stati membri, tra cui l’Italia. Nel nostro Paese infatti quasi un bambino su tre vive in un contesto a rischio povertà o esclusione sociale, l’11% dei minori vivono in una situazione di povertà assoluta; e oltre il 25% dei giovani tra i 18 e i 24 anni non studiano, non lavoro, non seguono percorsi di formazione.
In Italia il progetto pilota della Child Guarantee sarà sviluppata sotto la direzione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le politiche della famiglia.