Smart working e diritto alla disconnessione: l’Ue chiede di tutelare i lavoratori

“Lo smart working può migliorare la produttività, il salario, la flessibilità e incoraggiare un buon equilibrio di vita”, ha sottolineato il commissario Nicolas Schmit. [VisionPics/Pixabay]

Per far sì che il diritto alla disconnessione sia garantito in tutti gli Stati membri, secondo la Commissione Ue, serve una direttiva a livello europeo che tuteli i lavoratori.

Lo smart working si è diffuso prepotentemente in Europa a causa della pandemia, ma nel futuro sarà sempre più comune per via della digitalizzazione della società. Per questo servono tutele maggiori per i lavoratori, in particolare per quanto riguarda il diritto alla disconnessione.

Lo smart working e le altre forme di telelavoro sono destinate a rimanere nel tempo. Lo ha sottolineato il commissario europeo al lavoro Nicolas Schmit in una conferenza sul diritto alla disconnessione organizzata dal Parlamento europeo e dalla Commissione Ue.

“Attualmente, circa il 37% dei posti di lavoro consentono il lavoro a distanza. Nel 2019 solo il 5% degli europei lavorava in smart working, mentre nell’aprile del 2020 la percentuale è salita al 40%”, ha detto il commissario Schmit.

“Lo smart working può migliorare la produttività, il salario, la flessibilità e incoraggiare un buon equilibrio di vita”, ha sottolineato Schmit, avvertendo però al contempo dei rischi legati a questa modalità come condizioni non idonee, numero di ore eccessivo e orari di lavoro imprevisti.

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La Commissione Ue “sostiene la digitalizzazione dell’economia europea”, ma intende garantire delle “buone condizioni di lavoro e la sicurezza sul lavoro, compresa la salute mentale, nonché un buon equilibrio vita-lavoro”, ha puntualizzato Schmit, mettendo in evidenza la questione degli algoritmi “sempre più presenti nel mondo del lavoro come strumento per gestire e controllare le risorse umane”.

“Ci serve una legislazione coerente e una serie di politiche a livello nazionale ed europeo, dall’occupazione all’istruzione, dalla salute alla protezione sociale. È importante sia per la convergenza sociale che per la concorrenza equa”, ha detto Schmit.

“Il diritto alla disconnessione non è esclusivo allo smart working, sebbene siano interconnessi. È principalmente collegato alla diffusione delle tecnologie informatiche e digitali sul posto di lavoro, perciò va a coinvolgere numerosi mestieri”, ha proseguito Schmit.

“Ci sono già diversi Stati europei che hanno creato una legislazione sul diritto alla disconnessione. Tuttavia, non c’è motivo per cui in alcuni Paesi questo diritto sia tutelato e in altri non lo sia. Perciò è importante che ci sia una direttiva a livello europeo”, ha concluso Schmit.

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La posizione del Parlamento europeo e dei sindacati

“Per il Parlamento europeo il diritto alla disconnessione può e deve essere considerato fondamentale e una parte integrante dei nuovi modelli di lavoro nella nuova era digitale”, ha detto l’europarlamentare maltese Alex Agius Saliba, relatore della risoluzione sulla disconnessione, rilevando anche che chi lavora da casa ha il doppio della possibilità di superare l’orario di lavoro standard.

I sindacati europei, rappresentati dalla vice segretaria generale dell’Etuc Esther Lynch, chiedono che venga presa la comprensione maturata in questi anni sullo smart working e che sia inserita in “un accordo da tradurre in una direttiva in forma vincolante”.

I datori di lavoro europei sono invece più favorevoli a un approccio basato su accordi autonomi tra le parti sociali, come ha confermato il direttore di BusinessEurope Maxime Cerutti, che ha sottolineato che ci troviamo in una fase cruciale in cui occorre delineare il mercato del lavoro del futuro.