Slovacchia, sentenza shock sull’omicidio del giornalista Kuciak: assolto il mandante

I manifestanti hanno deposto delle candele in memoria di Kukiak fuori dalla sede del governo slovacco nel 2018. EPA-EFE/MATEJ KALINA

In una sentenza destinata a fare molto discutere, il Tribunale di Pezinok ha condannato a 25 anni di prigione uno degli esecutori materiali dell’omicidio del giovane giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata Martina Kusnira ma ha anche assolto il potente uomo d’affari accusato di essere il mandante.

Era il 21 febbraio 2018 quando il giovane reporter e la sua fidanzata sono stati assassinati nella loro casa. Jan Kuciak era un giornalista investigativo che lavorava per il sito Aktuality.sk e si occupava principalmente di far emergere le frodi fiscali di diversi uomini d’affari legati al mondo politico del paese. Nelle sua inchieste erano emersi casi di frode fiscale legati ad importanti rappresentanti del partito del Primo Ministro slovacco Robert Fico, casi di  sistematica appropriazione indebita di fondi dell’Unione europea e rapporti d’affari on esponenti della Ndrangheta. Gli ultimi articoli pubblicati dal ventisettenne giornalista avevano al centro le attività illecite dell’uomo d’affari Marián Kočner, accusato poi di essere stato il mandante del duplice omicidio, anche in ragione di una denuncia penale sporta in precedenza nei suoi confronti dal reporter.

La vicenda ha scosso prepotentemente l’opinione pubblica slovacca, portando ad una crisi politica culminata nelle dimissioni del Primo ministro Fico e di diversi politici e funzionari giudiziari superiori a causa dei loro legami, anche per attività illegali, con Kočner. La sentenza di giovedì (3 settembre) probabilmente avrà altre ripercussioni nell’opinione pubblica. Le famiglie delle vittime hanno abbandonato l’aula durante la lettura della sentenza che assolveva il magnate perchè “Il crimine è stato commesso ma non è stato provato che Marián Kočner e Alena Zsuzsová abbiano ordinato l’omicidio”, secondo il verdetto del giudice Ružena Sabová.
Kočner è stato solo condannato a pagare una multa di 5.000 euro per possesso illegale di armi, perché nella sua casa sono stati trovati 60 proiettili. Il pubblico ministero Vladimir Turan ha dichiarato di aver già presentato ricorso alla Corte suprema.

Nella stessa sentenza è stato invece condannato il reo confesso Tomas Szabó, condannato a 25 anni, che avrebbe partecipato all’omicidio e sarebbe stato l’autista. L’altro killer professionista, Miroslav Marcek, era stato già precedentemente condannato anni di prigione. Nel corso delle indagini, uno degli uomini arrestati, Zoltan Andrusko, aveva rivelato, in cambio di una riduzione di pena, il coinvolgimento di Kočner.

La presidente Zuzana Čaputová, liberale che aveva guidato l’ondata di proteste senza precedenti sulla scia degli omicidi, si è detta “scioccata” dal verdetto. Il caso della Slovacchia, paese dell’Unione Europea, è seguito da vicino dalla Commissione Europea; “Ci rendiamo conto che il procedimento giudiziario non è ancora definitivo”, ha twittato la vicepresidente della Commissione europea Věra Jourová. Ma le reazioni sono arrivate dal Consiglio d’Europa, con una dura presa di posizione da parte del commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatovic che ha dichiarato che il verdetto “dimostra che c’è ancora del lavoro da fare per garantire la giustizia e prevenire l’impunità”.