Report Osce: la Russia ha commesso crimini di guerra in Ucraina

Edifici distrutti nella città ucraina di Zhytomyr. [EPA-EFE/ROMAN PILIPEY]

Un report dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) sancisce che la Russia ha violato il diritto umanitario internazionale attaccando deliberatamente i civili durante la sua invasione dell’Ucraina. Secondo gli investigatori, Mosca avrebbe commesso crimini di guerra, in particolare negli attacchi a un teatro e a un ospedale.

La missione dell’Osce messa in piedi lo scorso mese da 45 dei 57 membri dell’organizzazione aveva il compito di monitorare la situazione in Ucraina e valutare possibili violazioni del diritto internazionale e crimini di guerra commessi dalla Russia durante l’invasione.

“La missione ha trovato chiari esempi di violazione del diritto umanitario”, si legge nel report, che cita la mancanza di precauzioni necessarie, la proporzionalità delle azioni o il mancato risparmio di luoghi come scuole e ospedali.

Non tutte le violazioni del diritto umanitario sono crimini di guerra. A tal proposito, la missione Osce include tre professori di diritto internazionale provenienti da Austria, Svizzera e Repubblica Ceca, il cui compito è valutare proprio questa evenienza.

La delegazione russa all’Osce ha dichiarato su Twitter che il report “è basato esclusivamente su tesi propagandistiche infondate, contiene riferimenti a fonti dubbie e salti logici nella forma di ‘altamente probabile’”.

Nonostante la Russia neghi l’accaduto, il report riferisce che l’attacco del 9 marzo all’ospedale per la maternità di Mariupol e l’ospedale pediatrico sia stato portato a termine dai russi e i responsabili hanno commesso crimini di guerra.

Fa riferimento anche all’attacco del 16 marzo al teatro di Mariupol, dove secondo le stime locali sarebbero morti circa 300 civili ucraini: anche quello era un crimine di guerra.

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“La missione non è in grado di concludere in maniera definitiva che l’attacco della Russia all’Ucraina possa considerarsi in sé un attacco sistematico o diffuso volto a colpire la popolazione civile”, si legge nel report, che si riferisce al contesto in cui atti come l’omicidio e lo stupro costituiscono crimini contro l’umanità.

“Rimane il fatto che istanze di atti violenti contrari al diritto umanitario internazionale, che sono stati ampiamente documentati durante il conflitto, come uccisioni mirate, sparizioni forzate o rapimenti di civili, corrispondono a questa definizione”, prosegue il report.

“Ogni singolo atto violento di questo genere, commesso consapevolmente come parte di un attacco, costituisce un crimine contro l’umanità”, conclude il report Osce.

La missione Osce rivela anche che anche l’Ucraina avrebbe commesso alcune violazioni, in particolare nel suo trattamento dei prigionieri di guerra, ma specifica che le violazioni della Russia sono “di gran lunga superiori in natura e scala”.

“Il report evidenzia l’intero catalogo di disumanità perpetrate dalle forze armate russe in Ucraina”, ha detto l’ambasciatore americano all’Osce Michael Carpenter. “Tra queste sono inclusi attacchi diretti ai civili, alle infrastrutture mediche, stupri, esecuzioni, saccheggi e deportazione forzata di civili in Russia”, ha concluso.

Il direttore della Corte penale internazionale Karim Khan ha visitato Bucha, dichiarando che “l’Ucraina è una scena del crimine”, aggiungendo che “ci sono elementi ragionevoli per ritenere che stiano venendo commessi crimini nella giurisdizione della Corte”.

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Accuse di genocidio

Il presidente americano Joe Biden si è spinto oltre alle accuse di crimini di guerra e ha definito ‘genocidio’ le azioni della Russia in Ucraina martedì: “Sta diventando sempre più chiaro che Putin sta cercando di cancellare l’idea di Ucraina. Le prove sono sempre maggiori”, ha detto.

“Lasceremo alle corti internazionali la decisione se quello che sta accadendo in Ucraina possa essere definito tale [genocidio], ma sicuramente a me sembra così”, ha detto, confermando così l’intenzionalità dell’uso della parola genocidio in un discorso ufficiale in Iowa, in cui presentava le misure per contenere l’aumento dei costi dell’energia.

Il presidente canadese Justin Trudeau ha fatto eco a Biden, non utilizzando la parola ‘genocidio’ in prima persona ma sostenendo che “è assolutamente giusto che sempre più persone stiano usando questa parola per descrivere le azioni della Russia in Ucraina”, definendo le azioni di Putin “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”.

Al contrario, il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto di non seguire l’esempio di Biden, dicendo che “un’escalation di parole non porterà la pace” e che “la parola genocidio ha un significato. Ucraini e russi sono popoli fratelli”, un commento che ha sollevato le ire di Kiev.

“I ‘popoli fratelli’ non uccidono i bambini, sparano ai civili, stuprano le donne, mutilano gli anziani e distruggono le case dei loro fratelli. Nemmeno i nemici più feroci commettono atrocità contro persone indifese”, ha detto il portavoce del ministero degli esteri ucraino Oleh Nikolenko, esprimendo il suo disappunto per le parole di Macron.